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Ambiente | 08 aprile 2025 | 12:00

Nelle valli piemontesi del Gran Paradiso tornano i gipeti, portati all'estinzione all'inizio del '900: "Il piccolo Tajarin ha fatto capolino nel 'nido del plin'"

Buone notizie dal Parco Nazionale Gran Paradiso: tutte le cinque coppie di gipeti che risiedono nell'area protetta, sia sul versante piemontese sia su quello valdostano, hanno portato alla schiusa le uova dei loro nidi. In particolare, la nascita di "Tajarin" in Valle Orco ha un significato speciale

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
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Buone notizie dal Parco Nazionale Gran Paradiso: anche il secondo uovo di gipeto in Valle Orco si è schiuso e, con questa nascita, tutte le coppie che risiedono nel territorio del Parco, sia sul versante piemontese sia su quello valdostano, hanno portato alla schiusa le uova dei loro nidi. “Un successo straordinario per la conservazione di questa specie - afferma il Parco comunicando la notizia -. Incrociamo le dita per i prossimi mesi, altrettanto delicati per il nutrimento e la cura dei piccoli gipeti”.

 

“È ufficiale: anche il secondo uovo di gipeto in Valle Orco si è schiuso! Il piccolo Tajarin ha fatto capolino nel "nido del plin", sotto l'attenta cura dei genitori Bucatino e Lasagna (no, non si tratta di un pesce d'aprile, i nomi sono stati scelti in modo un po’ goliardico dai nostri guardaparco per le particolari caratteristiche del loro piumaggio)”: con questo messaggio pubblicato sui social, il Parco ha simpaticamente annunciato l'attesissima schiusa dell’ultimo uovo di gipeto avvenuta nel versante piemontese. Quest'anno sono ben cinque le coppie di gipeti che hanno scelto di fare il nido nel Parco Nazionale del Gran Paradiso e in particolare in Valsavarenche, Valle di Cogne, Valle di Rhemes e in Valle Orco. 

 

La nascita di "Tajarin" in Valle Orco, nel versante piemontese del parco, ha un significato speciale. Dopo una lunga assenza, il gipeto è tornato a nidificare in questa valle alpina, un evento che ha richiesto la massima discrezione per proteggere la coppia durante la delicata fase della cova. La presenza di due nidi in questa valle nelle Alpi Graie, nella città metropolitana di Torino, accertata dai guardiaparco aveva segnato un momento storico per il ritorno di questa specie anche nelle valli piemontesi dell’area protetta. 

 


Un esemplare di gipeto nel Parco Nazionale Gran Paradiso - foto di Roberto Andrighetto

 

Il gipeto, uno dei più grandi rapaci d'Europa, è una specie di particolare interesse conservazionistico, inserito nella lista rossa Iucn (Unione Internazionale per la Conservazione della Natura).

 

Nel versante valdostano del Parco, sono presenti tre coppie nidificanti già dal 2011 all’interno dei confini dell’area protetta, che hanno fatto nascere e portato all’involo ben trenta giovani gipeti: “Un successo che racconta la resilienza di una specie un tempo scomparsa a causa della persecuzione dell’uomo e oggi simbolo di rinascita ambientale e di efficacia nelle azioni di conservazione portate avanti dal Parco”, commentano dall’area protetta. 

 

Per garantire maggiori probabilità di successo al primo tentativo di nidificazione nel versante piemontese, verificatosi appunto quest’anno, il Parco aveva deciso di mantenere totale riserbo sull’ubicazione precisa del nido, al fine di assicurare la massima tranquillità alla coppia nidificante. 

 

Il ritorno del gipeto nel Parco Nazionale Gran Paradiso è avvenuto naturalmente, senza reintroduzioni, dimostrando come quest'area protetta offra condizioni ideali per la riproduzione della specie - spiegano -. Con la nuova nidificazione in Valle Orco, si aggiunge un nuovo, importante capitolo alla storia di recupero di questa specie iconica”.

 

All’interno del Parco, data la loro importanza, i gipeti sono “osservati speciali”. Attraverso i propri canali social ufficiali, l’area protetta ha infatti fornito puntuali aggiornamenti - dalle fasi di creazione del nido (avvenuta lo scorso autunno), alla deposizione delle uova, alla schiusa appena completata - diffondendo anche le misure istituite per proteggere durante le delicate fasi di riproduzione questi rapaci, particolarmente sensibili alla presenza umana.

 

Il sito di nidificazione della coppia di gipeti in Valnontey, ad esempio, si trova in un complesso rupestre molto frequentato durante l'inverno dagli appassionati di arrampicata su ghiaccio e il Parco nazionale Gran Paradiso ha provveduto a imporre appositi divieti (che riguardano l'accesso all'area, l'utilizzo di droni e l'arrampicata su specifiche vie), affinché escursionisti e scalatori non disturbino questa specie in un periodo delicato. 

 

La vita nel nido della coppia di gipeti della Valsavarenche è attentamente monitorata a distanza grazie alla webcam installata dai guardaparco. Un video del progetto GipetOnAir pubblicato di recente mostra la coppia di gipeti impegnata a preparare il nido, a novembre, e documenta la deposizione del primo uovo avvenuta lo scorso 21 gennaio e poi la scoperta di un secondo uovo. I due gipeti adulti, maschio e femmina, si alternano nella cova, che prosegue naturalmente anche nei momenti più critici, sotto le bufere di neve.

 

 

Il gipeto (Gypaetus barbatus) è un rapace maestoso, chiamato anche “avvoltoio barbuto”. Ha un’apertura alare che può arrivare fino ai 3 metri e nidifica su pareti rocciose e valloni impervi. “A differenza di altri rapaci, pur essendo un avvoltoio, il gipeto non va in cerca di carne fresca, ma si nutre con le ossa individuate dall'alto sul terreno. Le prende con le zampe, si eleva nel cielo e le lascia cadere sulle rocce così da spezzarle e poi nutrirsi dei frammenti e soprattutto della parte interna di midollo”, spiega il Parco.

 

Ha una vita media molto lunga ed è curioso il colore del suo piumaggio: “Vive ben oltre i limiti usuali per gli uccelli: fino a 25 anni allo stato selvatico e fino a 45 anni in cattività. Il colore ruggine del ventre del gipeto non è casuale. È il risultato di bagni in acque ricche di ferro che lasciano una tinta naturale sulle sue piume, conferendogli un aspetto unico tra gli uccelli - racconta il Parco -. Portato all'estinzione agli inizi del '900, il gipeto è stato reintrodotto con successo nell'ecosistema alpino negli anni '80, grazie a un progetto francese. Oggi, il Parco Nazionale Gran Paradiso ospita diverse coppie di questi avvoltoi, mantenute dall'abbondanza di cibo e da un habitat protetto”.
 

Ad oggi, sono già 30 i giovani gipeti involati nelle valli del Parco, un traguardo che risale ai primi esemplari che hanno spiccato il volo nel 2012 dai nidi in Valsavarenche e Valle di Rhêmes, seguiti da quello di Cogne, il cui primo involo è avvenuto nel 2015. 

 

Mentre l'attenzione si sposta ora sulle delicate fasi successive e le cure necessarie a far crescere i piccoli, l'entusiasmo è palpabile: i pulli di gipeto, venuti alla luce nei nidi dell'area protetta, sono il simbolo di una rinascita tanto attesa.

 

Immagine di copertina: credits Parco Nazionale Gran Paradiso; a sinistra foto di Pierluigi Cullino, a destra di Roberto Andrighetto

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