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Ambiente | 18 novembre 2025 | 12:00

Strumenti potenzialmente importanti per la lotta alla crisi climatica, ma anche al centro di scandali e a rischio greenwashing. Che cos’è davvero un credito di carbonio?

Presto in Italia prenderà il via il "Registro nazionale dei crediti di carbonio forestali", uno strumento interessante per avviare progetti di gestione attiva delle foreste capaci di accumulare carbonio o di evitarne l'emissione. Ma che cos’è davvero un credito di carbonio? E quali sono le opportunità che si potranno aprire per i proprietari forestali e le aziende interessate a compensare le proprie emissioni? Cerchiamo di fare chiarezza

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Attraverso la gestione attiva e sostenibile delle foreste è possibile incrementare lo stoccaggio di carbonio (che negli alberi avviene naturalmente attraverso la fotosintesi), oppure diminuire il rischio che il carbonio stesso venga emesso in grandi quantità in atmosfera, ad esempio durante un incendio. Queste azioni, che contribuiscono alla mitigazione della crisi climatica, possono avere un valore di mercato, grazie ad aziende interessate a compensare le proprie emissioni climalteranti e quindi disposte a sostenere economicamente particolari progetti forestali. Per questo motivo sono nati i crediti di carbonio, strumenti potenzialmente importanti per la lotta alla crisi climatica che tuttavia, nel corso degli anni, sono stati anche al centro di numerosi scandali e di un costante rischio di greenwashing. Criticità concrete e rilevanti, che hanno chiamato in causa i Governi al fine di regolamentare il settore per evitare truffe.

 

Anche l'Italia ha dovuto fare la propria parte. Lo scorso 17 ottobre il ministro dell'Agricoltura, della sovranità alimentare e delle foreste, Francesco Lollobrigida, ha annunciato la firma di un decreto interministeriale che definisce le linee guida nazionali per il riconoscimento dei crediti di carbonio e dà il via al primo Registro nazionale per elencare e contabilizzare i progetti in grado di generare crediti. Si tratta di uno strumento di cui si parla da anni, attorno al quale c’è molta attesa sia tra proprietari e gestori forestali, interessati a vedere valorizzato economicamente il proprio lavoro, sia tra le aziende interessate a compensare le proprie emissioni acquistando crediti generati localmente, all'interno di progetti in grado di portare valore aggiunto ai territori.

 

“Il Registro è uno strumento essenziale per dare nuova linfa alla gestione delle aree boschive italiane, mettendo insieme le energie dei privati con l'interesse pubblico”, ha dichiarato il Ministro. Secondo quanto comunicato dal Ministero, per essere ammissibile un progetto dovrà riguardare una gestione attiva del bosco capace di generare benefici aggiuntivi e avere una durata minima di 20 anni, a garanzia della stabilità del beneficio ambientale.

 

Ma che cos’è davvero un credito di carbonio? Perché è utile disporre di un Registro nazionale? E quali sono le opportunità che potrebbero aprirsi per proprietari e gestori forestali? Per rispondere a queste domande abbiamo intervistato Saverio Maluccio, ricercatore del CREA - Consiglio per la ricerca in agricoltura e l’analisi dell’economia agraria (Centro di ricerca Politiche e Bioeconomia), che da anni segue da vicino questo tema.

Un credito di carbonio equivale ad una tonnellata di CO2 che può essere assorbita da uno dei serbatoi naturali come le foreste, il suolo o gli oceani”, spiega Maluccio, “oppure anche ad una tonnellata di CO2 che non viene emessa grazie ad un’attività più sostenibile rispetto a quella praticata in passato. Si pensi ad esempio alle attività di prevenzione antincendio, che riducono il rischio e quindi le possibili emissioni derivate dagli incendi stessi”.

 

In Italia la creazione di un Registro nazionale era richiesta da tempo per rispondere a diverse esigenze concrete. “Innanzitutto evitare il doppio conteggio, cioè che lo stesso credito di carbonio venisse venduto a due diversi acquirenti”, spiega Maluccio. “Poi, evitare truffe dovute alla mancanza di georeferenziazione. Sarà infatti necessario attribuire ai crediti inseriti nel Registro un’area specifica e questo sarà possibile anche attraverso la nuova Carta forestale nazionale”. Infine, era necessario disporre di criteri e requisiti univoci da rispettare per generare e commercializzare i crediti di carbonio.  

 

“Il Registro, in pratica, sarà una piattaforma online nella quale i proponenti dei progetti dovranno inserire la documentazione tecnica, il piano di gestione forestale e la certificazione dei crediti ottenuta grazie ad un ente accreditato”, spiega Maluccio. “Il CREA, che sarà il gestore del registro, effettuerà una verifica della documentazione e, se non riscontrerà irregolarità, inserirà nel Registro il progetto e i relativi crediti generati”. Dato che il regolamento EU 2024/3012 prevede per il 2028 l’attivazione di un Registro europeo dei crediti di carbonio, i crediti inscritti nel Registro italiano potranno confluire in quello europeo e acquisire così una valenza internazionale.

 

La vendita di questi crediti potrà avvenire grazie ad un contratto, stipulato nel mercato libero, tra acquirente e proponente del progetto. Il prezzo dei crediti non è prefissato, ma sarà frutto di un accordo tra acquirente e proponente. “Dopo l’avvenuta transazione il proponente invierà la documentazione al CREA, che provvederà ad annullare i crediti venduti”, spiega il ricercatore.

 

“I proprietari forestali che già gestiscono in maniera sostenibile i propri boschi, in base alle loro scelte selvicolturali, potranno decidere se generare crediti di carbonio, prodotti legnosi o entrambe le cose”, sottolinea Maluccio. “La criticità che si potrebbe verificare è legata alla sostenibilità finanziaria dei progetti: a causa degli elevati costi di gestione e considerando gli attuali prezzi dei crediti di carbonio, che per il settore forestale si agirano intorno ai 30 euro, saranno necessarie superfici forestali di almeno 50 ettari per rendere tali progetti economicamente sostenibili”.

 

La valorizzazione dei crediti di carbonio attraverso il nuovo registro potrà davvero migliorare lo stato dei nostri boschi e portare concreti benefici climatici? Potenzialmente sì: saranno ammessi, ad esempio, progetti di messa a dimora di alberi in zone da ripristinare, ma anche interventi di prevenzione antincendio, così come la rinuncia di parte del prelievo legnoso per accumulare carbonio in foresta, ma anche attività di diradamento per incrementare la crescita e la stabilità delle piante rimanenti, o di avviamento di boschi cedui in fustaie. Tutte azioni gestionali capaci non solo di accumulare carbonio o evitarne l’emissione, ma anche, in molti casi, di generare beni, servizi, presidio e lavoro.

 

Molto del successo e della credibilità del Registro dipenderà da come, a livello operativo, saranno concretamente realizzati, gestiti e controllati i progetti. Ma anche dall’interesse che le realtà forestali sapranno innescare nelle aziende, per spingerle ad acquistare crediti generati da progetti locali credibili e realmente efficaci. 

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