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Ambiente | 03 giugno 2025 | 20:00

"Sul ghiacciaio in media oltre 4 metri di neve: +57% rispetto al periodo 2012-2024, ma non basta a cancellare le preoccupazioni". I dati dal Ciardoney

Nel clima attuale un abbondante accumulo nevoso a fine maggio sul ghiacciaio non comporta necessariamente un bilancio di massa positivo al termine della stagione di ablazione, anzi: le estati recenti, molto calde, hanno sempre avuto modo di asportare tutto o quasi il manto nevoso invernale, per quanto cospicuo (come avvenuto nel 2009, 2017 e 2024). I risultati del monitoraggio periodico effettuato sul Ghiacciaio Ciardoney, nel Parco Nazionale Gran Paradiso, diffusi da Nimbus 

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
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Nonostante un avvio di stagione tutt'altro che promettente, il Ghiacciaio Ciardoney, nel Parco Nazionale Gran Paradiso, ha registrato un accumulo nevoso importante al termine dell'inverno 2024-25. Un dato che, purtroppo, non basta a cancellare le preoccupazioni per il futuro dei ghiacciai, sempre più minacciati da estati torride.

 

Venerdì 30 maggio gli operatori della Società Meteorologica Italiana (Smi), in collaborazione con Iren Energia e l'Ente Parco Nazionale Gran Paradiso, hanno eseguito le misure di spessore e densità della neve per determinare il bilancio di massa invernale nell'ambito delle campagne di osservazione del Comitato Glaciologico Italiano.

 

"Ne è emerso il quadro di una stagione dall'innevamento abbondante, grazie al recupero offerto dalle nevicate primaverili, dopo un inizio di stagione carente tra tardo autunno e metà inverno", riporta Nimbus, pagina della Società Meteorologica Italiana. "Lo spessore nevoso medio di circa 430 centimetri corrisponde a una lama d'acqua di 2500 millimetri nell'insieme del ghiacciaio, +57% rispetto alla media del periodo omogeneo 2012-2024, e valore tra i più elevati in 34 anni di misure (in seconda posizione quanto meno nel periodo omogeneo dal 2012)". Ora sarà l'estate a decidere se e quanta di questa neve eventualmente sopravviverà fino a settembre.

 

Sul versante piemontese del Gran Paradiso l'innevamento è stato decisamente carente fino a metà gennaio 2025. In seguito, il ritorno delle precipitazioni ha consentito un graduale recupero, più apprezzabile oltre i 2000 metri di quota, nel corso della primavera e in particolare con le intense precipitazioni di metà aprile.

 

La svolta della stagione è arrivata proprio con l'eccezionale perturbazione del 14-17 aprile 2025, responsabile di alluvioni e dissesti a bassa quota e imponenti nevicate oltre i 2000-2500 metri tra Piemonte e Valle d'Aosta (135 centimetri di neve fresca in quattro giorni alla fronte del Ciardoney). L'ulteriore nevicata della notte di Pasqua ha portato lo spessore nevoso a raggiungere il massimo stagionale di 300 centimetri. 


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Secondo il bollettino idrologico Arpa Piemonte, le precipitazioni di aprile 2025 nel bacino dell'Orco sono state quasi triple (+195%) rispetto alla media 1991-2020.

 

In tarda primavera, alcune ulteriori nevicate e l'assenza di precoci slanci di caldo (salvo il breve episodio intorno al 1° maggio) hanno mantenuto lo spessore della neve intorno ai 250 centimetri, infine la fusione nivale è iniziata durante l'episodio caldo di fine maggio 2025, proprio in corrispondenza del sopralluogo per la determinazione dell'accumulo nevoso sul ghiacciaio (30 maggio).

 

Sul Ghiacciaio Ciardoney, il 30 maggio 2025 sono stati misurati spessori nevosi compresi tra 340 e 550 centimetri, con un valore medio che si classifica in quinta posizione tra i più elevati in questo periodo dell’anno dal 1992, dopo i casi del 2001 (quando la media era 510 cm), 2024 (498 cm), 2009 (461 cm) e 1993 (457 cm).

 

Le misure rilevate pochi giorni fa hanno evidenziato spessori di neve, sul ghiacciaio, in media prossimi a 430 centimetri, con estremi inferiori e superiori rispettivamente di 340 cm nel settore mediano tra i siti di misura n. 2 e 4 (destra orografica), e di circa 550 cm nei pressi del fronte, dove - nonostante la quota più bassa - la morfologia concava favorisce gli accumuli nevosi per azione del vento o delle valanghe. Notevoli spessori vicini a 500 centimetri si sono riscontrati anche appena a valle del Colle Ciardoney e del sito di misura n. 3 (accumuli dovuti al vento, ragionevolmente).

 

Le densità della neve sono state desunte dal carotaggio del manto lungo tutto il suo profilo in due punti, registrando valori molto elevati (neve "pesante"), sebbene non ai livelli eccezionali di inizio giugno 2024: 683 kg/m3 al Colle Ciardoney, e 590 kg/m3 nel settore mediano in prossimità del sito di misura n. 3.

La elevate densità del manto nevoso (683 e 590 kg/m3 nei due punti di carotaggio del manto) hanno contribuito a un notevole accumulo specifico di acqua equivalente, che risulta essere il secondo più elevato della serie (quanto meno in riferimento alla sua porzione più omogenea, dal 2012 in poi) peraltro dopo il primato recente del 2024 (3150 millimetri).

 

L'accumulo specifico, ponderato sull'intera superficie glaciale, risulta infatti di 2500 millimetri di acqua equivalente, ampiamente al di sopra (+57%) alla media del periodo omogeneo delle stagioni dalla 2011-12 alla 2023-24 in cui è stato utilizzato il carotiere Valtecne (1594 mm), e corrispondente a un volume di 1,1 milioni di metri cubi d'acqua considerata la superficie glaciale di 0,46 km2 (rilievo 2023).

 

Si può affermare che la stagione di accumulo nevoso 2024-25 sia tra le più abbondanti in oltre un trentennio al Ciardoney, in contrasto con le zone di bassa montagna che invece hanno vissuto un inverno particolarmente povero di neve a causa delle temperature miti che hanno relegato il limite pioggia-neve quasi sempre sopra i 1000 metri (sesto inverno più mite dal 1800 al Nord Italia secondo il CNR-ISAC, anomalia +1,4 °C).

 

Proprio la forte riduzione delle nevicate a bassa quota (a vantaggio della frazione piovosa delle precipitazioni) è tra i segnali più appariscenti nell'evoluzione della nevosità sulle Alpi negli ultimi decenni.
 

Tuttavia, benché alle quote dei ghiacciai i totali di neve fresca non risultino in diminuzione, l'aumento delle temperature accelera la fusione nivale e riduce lo spessore e la durata del manto nevoso, anche in alta montagna, guidando la rapida deglaciazione in atto.

 

Infine, un dato che appare positivo. Durante il sopralluogo del 30 maggio 2025 al Ghiacciaio Ciardoney non si sono osservati significativi depositi di polveri sahariane, né in superficie, né nel profilo del manto nevoso, rispetto a quanto riscontrato in anni recenti (2021 e 2024 in particolare). Per cui, come riporta Nimbus, ci si attende che nella prossima estate - a parità di condizioni meteorologiche - venga a mancare quanto meno questo fattore di rilevante incentivazione della fusione nivale che agisce tramite l'abbassamento della riflettività della neve (albedo).

 

Tuttavia nel clima attuale un abbondante accumulo nevoso a fine maggio sul ghiacciaio non comporta necessariamente un bilancio di massa positivo al termine della stagione di ablazione, anzi: le estati recenti, molto calde, hanno sempre avuto modo di asportare tutto o quasi il manto nevoso invernale, per quanto cospicuo (come avvenuto nel 2009, 2017 e 2024). “Ora il testimone passa all'estate 2025, e ne riparleremo a settembre”, conclude Nimbus.

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