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Ambiente | 12 marzo 2026 | 06:00

Chiude la pista da sci di Nuuk, in Groenlandia, per troppo caldo. In gennaio un'anomalia fino a +20°C rispetto alle temperature del periodo

Per la prima volta nella sua storia, il comprensorio sciistico di Sisorarfiit-Skiliften a Nuuk, in Groenlandia, ha dovuto chiudere in anticipo la stagione a causa delle temperature troppo elevate. La temperatura massima registrata nella capitale groenlandese a gennaio ha toccato gli 11,3 °C. I gestori stanno valutando l'installazione di un impianto di innevamento artificiale

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
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Per la prima volta nella sua storia, il comprensorio sciistico di Sisorarfiit-Skiliften a Nuuk, in Groenlandia, ha dovuto chiudere in anticipo la stagione a causa delle temperature troppo elevate. Secondo l'Istituto Meteorologico Danese (DMI), la Groenlandia ha registrato il mese di gennaio più caldo di sempre, con picchi fino a +20 °C superiori rispetto alla media del periodo.

A causa di queste anomale ondate di calore, la neve è risultata del tutto insufficiente per sciare. I gestori di Sisorarfiit stanno valutando l'installazione di un impianto di innevamento artificiale per cercare di garantire la continuità nelle prossime stagioni. Al contempo, però, si interrogano sugli effetti irreversibili del cambiamento climatico nell'Artico e su come si trasformerà il loro territorio nei prossimi decenni.

 

Dalle analisi del DMI emerge che la temperatura media a Nuuk nel mese di gennaio è stata di 0,1 °C, un valore superiore di ben 7,8 °C rispetto alla media del trentennio 1991-2020. La temperatura massima registrata nella capitale groenlandese ha toccato gli 11,3 °C: uno scarto enorme se si considera che le temperature medie di questo periodo si aggirano solitamente intorno ai -11 °C.

Caroline Drost Jensen, climatologa del DMI, ha spiegato in un'intervista ad Al Jazeera che questo caldo estremo è stato causato da una deviazione della corrente a getto, la quale ha spinto masse d'aria eccezionalmente mite verso nord, causando un elevato numero di record (negativi).

 

La regione artica si sta scaldando a una velocità tre o quattro volte superiore rispetto alla media globale, un'accelerazione diretta conseguenza della crisi climatica di origine antropica.

A peggiorare questo scenario interviene la perdita di grandi superfici riflettenti, come i ghiacciai e il manto nevoso (il cosiddetto effetto albedo). La fusione del ghiaccio espone porzioni sempre più vaste di terreno e di mare scuro che assorbono più calore, innescando un pericoloso circolo vizioso (un ciclo di feedback positivo) che amplifica ulteriormente l'aumento delle temperature globali.

 

 

Gli effetti della crisi climatica sugli sport invernali in Groenlandia dovrebbero riaprire con urgenza la discussione sulla forte dipendenza dall'industria dello sci anche sulle Alpi e sugli Appennini.

Mentre gli inverni diventano sistematicamente più miti e scarsi di precipitazioni nevose, gran parte degli investimenti pubblici continua a essere improntata sull'ammodernamento degli impianti di risalita esistenti, lasciando solo le briciole a una transizione ecologica ed economica che è ormai necessaria.

 

Considerando che i prossimi decenni saranno inevitabilmente caratterizzati da un ulteriore aumento delle temperature, aiutare le economie montane a trasformarsi, garantendo i posti di lavoro e i servizi per le comunità locali, dovrà diventare il tema centrale per molte località turistiche italiane. La politica di Nuuk sta già affrontando con consapevolezza questa complessa discussione; ora spetta alla politica e all'industria italiana fare finalmente la propria parte.

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