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Ambiente | 30 gennaio 2026 | 12:00

"Non buttiamo l'albero di Natale, piantiamolo". Un'azione nobile solo all'apparenza, perché può provocare criticità e costituire un reato

Se lo scorso Natale avete scelto di portare in casa un albero vero, con le radici, potrebbe esservi sorta la fatidica domanda: "E ora che ne faccio?" A cercare di far ragionare sui rischi degli alberi piantati senza criterio né pianificazione, magari su terreni pubblici in aree urbane, ci ha pensato Francesco Ferrini, Ordinario di Arboricoltura Urbana all'Università degli Studi di Firenze, scrittore e divulgatore

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

Se lo scorso Natale avete scelto un albero di Natale vero, con le radici, potrebbe esservi sorta la fatidica domanda: "E ora che ne faccio?" Una risposta semplice e immediata, utile anche per non sentirsi in colpa di fronte all’albero senza più addobbi, spesso è: "Trovo un posto e lo pianto. Un boschetto vicino a casa, o magari un’aiuola in città".

 

A cercare di far ragionare sui rischi degli alberi piantati senza criterio né pianificazione, magari su terreni pubblici in aree urbane, ci ha pensato sui propri canali social Francesco Ferrini, Ordinario di Arboricoltura Urbana all’Università degli Studi di Firenze, scrittore e divulgatore.

 

"Ogni anno, passate le feste, qualcuno è preso da un improvviso slancio ecologico: Non buttiamo l’albero di Natale, piantiamolo!", spiega Ferrini postando una foto emblematica, che ritrae un piccolo abete piantato in una stretta aiuola stradale. "L’intenzione può apparire nobile, ma l’esecuzione è spesso, purtroppo, tutt’altro che virtuosa".

 

"Piantare alberi di Natale avanzati su suolo pubblico non è un gesto ambientalista: è un comportamento scorretto e, in molti casi, un vero e proprio reato", spiega Ferrini. "Qualsiasi intervento sul suolo pubblico, incluso l’impianto di alberi, richiede un'autorizzazione specifica da parte dell'amministrazione comunale competente, solitamente attraverso una richiesta di occupazione di suolo pubblico o un'autorizzazione paesaggistica, per gestire modifiche, occupazioni e impatto sul territorio. Il suolo pubblico non è una discarica sentimentale né un campo sperimentale improvvisato. Qualsiasi intervento di piantagione richiede, come detto, autorizzazioni, pianificazione e coerenza con i criteri di gestione del verde urbano".

 

"Dal punto di vista tecnico, poi, il problema è ancora più evidente", continua il docente. "Le specie utilizzate come alberi di Natale (abete rosso, abete bianco, ecc.) non hanno nulla a che vedere con la flora urbana: non sono adatte alle condizioni ambientali della città, non sono inserite nei piani del verde e non rispondono a logiche ecologiche, paesaggistiche o di sicurezza. Nella maggior parte dei casi non sopravvivono; quando lo fanno, diventano inevitabilmente un problema. Un albero fuori contesto è un albero destinato a creare costi e criticità: crescita incompatibile con lo spazio disponibile, problemi di stabilità, interferenze con infrastrutture e, soprattutto, obbligo di rimozione futura. In altre parole, se sopravvive, prima o poi dovrà essere tolto, con ulteriore spreco di risorse pubbliche".

 

"La gestione del verde urbano non si fa con buone intenzioni estemporanee", conclude Ferrini, "ma con competenza, programmazione e rispetto delle regole. L’albero di Natale ha già assolto dignitosamente al suo compito festivo. Fargli fare l’albero di città è chiedergli un lavoro per cui non è stato scelto, e che finirà per svolgere male".

 

Anche piantare gli alberi di Natale in bosco è altrettanto sconsigliato, soprattutto se si tratta di specie esotiche, ma non solo. Si potrebbe infatti creare inquinamento genetico e, in molti casi, seppur piantando alberi di specie autoctone, verrebbero inseriti in contesti forestali non adatti alla loro presenza.

 

Come nel caso della storia che abbiamo raccontato (in QUESTO ARTICOLO) sotto le feste di Natale, quella di un’azienda vicentina che affitta gli alberi di Natale veri per poi ritirarli e riportarli al vivaio, il suggerimento è di valutare la fase di smaltimento già in fase d’acquisto, scegliendo l’opzione che si ritiene migliore e senza scandalizzarsi troppo se, in alcuni casi, essa prevede il compostaggio: si tratta comunque di materiale organico, che tornerà ad alimentare filiere agricole o vivai specializzati, proprio come quelli che, ogni anno, producono gli alberi natalizi per le nostre case (che no, non derivano da deforestazione, ma quasi esclusivamente da coltivazioni dedicate o da cimali di abeti tagliati sostenibilmente per altri scopi).

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