Contenuto sponsorizzato
Ambiente | 31 gennaio 2026 | 06:00

Si possono innevare i ghiacciai con i cannoni per "salvarli"? "I teli e la neve artificiale sono legati a un interesse economico". Ma in Svizzera ci pensano

Produrre neve artificiale potrebbe avere un altro utilizzo oltre alla preparazione delle piste. Quale? L'innevamento artificiale per rallentare il ritiro dei ghiacci. Il ricercatore e glaciologo, Giovanni Baccolo: "Un ghiacciaio ingegnerizzato, attraverso i teli o l'alimentazione artificiale, non è un ghiacciaio 'salvato', molto più semplicemente è il risultato della tutela di un interesse economico"

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

Acqua, aria, energia e freddo: voilà la neve (Qui approfondimento). Oggi l'industria dello sci, alle prese con gli effetti del cambiamento climatico, riesce a reggere con i sistemi di innevamento programmato. Ormai i cannoni sono irrinunciabili per l’attività che ancora oggi è al centro dell'offerta turistica, specie quella invernale, di tante località alpine.

 

Produrre neve artificiale potrebbe però avere un altro utilizzo rispetto alla preparazione delle piste. Quale? L'innevamento artificiale dei ghiacciai, al fine di rallentarne il ritiro. Cerchiamo di capire se questa applicazione dei metodi di produzione della neve possa davvero "salvare" i ghiacciai, o almeno a aiutare a limitare i danni inferti su di essi dal clima che cambia.

 

Negli ultimi anni i sistemi di innevamento programmato sono andati incontro a continue migliorie. Ormai è addirittura possibile produrre neve artificiale anche con temperature positive (Qui approfondimento). Se questa tecnologia è quindi matura, si potrebbe spostare il suo utilizzo dalle piste da sci ai ghiacciai? Il fine ipotetico sarebbe quello di contrastare gli impatti della crisi climatica e aiutare i ghiacciai ad avere bilanci di massa meno negativi.

 

Tecnicamente qualcuno ha davvero pensato a questa soluzione. La comunità di Pontresina (Engadina, Svizzera) ha in effetti chiesto ad alcuni ricercatori di modellare l’impatto dell’innevamento artificiale su uno dei ghiacciai più celebri e ammirati delle Alpi: il ghiacciaio del Morteratsch, grande ghiacciaio vallivo che si fa strada lungo il versante settentrionale del Bernina.

 

L’idea è appunto quella di aumentare artificialmente la quantità di neve accumulata d'inverno sul ghiacciaio, utilizzando i mezzi tipicamente impiegati per la preparazione delle piste da sci. Si tratta di un approccio alternativo alla più nota copertura con i teli geotessili. Se con questi ultimi, come avviene sul ghiacciaio del Presena, l’idea è limitare la fusione estiva, con l’alimentazione artificiale agisce sull’altro processo che governa la dinamica di un ghiacciaio: l’accumulo invernale. Sebbene l’impiego dei teli e dell’innevamento artificiale possano sembrare soluzioni molto diverse, c'è in realtà un comune denominatore.

 

"Un ghiacciaio ingegnerizzato, attraverso i teli o l’alimentazione artificiale, non è un ghiacciaio 'salvato', molto più semplicemente è il risultato della tutela di un interesse economico", dice Giovanni Baccolo, ricercatore che si occupa di glaciologia e scienze della Terra negli ambienti freddi all'università di Roma Tre e componente del comitato scientifico de L'AltraMontagna. "Tecnicamente è possibile prolungare la vita dei ghiacciai attraverso questi interventi. Ci sono però dei costi notevoli: economici e ambientali. E' chiaro che diventa possibile attuarli solo dove il loro impiego produce un ritorno che copra almeno le spese. Ecco perché tutti i ghiacciai coinvolti in questi progetti sono ghiacciai sfruttati economicamente. Pensiamo al Presena, forse il più celebre ghiacciaio coperto da teli delle Alpi, dove passa una pista da sci, oppure al Morteratsch, capace di attirare decine di migliaia di turisti ogni anno grazie al suo indubbio fascino. La cosa fondamentale quando si effettuano questi interventi è chiamare le cose con il loro nome: tutela di interessi economici puntuali. Non hanno nulla a che fare con il salvataggio dei ghiacciai o la soluzione al problema del cambiamento climatico. Anzi, non sarebbe nemmeno sbagliato ricordare che agire in tal modo sui sistemi naturali è la conseguenza del medesimo approccio che ha portato al problema del cambiamento climatico: l’eccessivo e insostenibile sfruttamento dei sistemi naturali per soddisfare le nostre esigenze".

 

A fronte di bilanci di massa negativi ormai da tempo, il posizionamento dei teli geotermici funziona nel limitare la fusione, una pratica che però viene messa in atto per salvaguardare il ghiacciaio nell'ottica di mantenere il più possibile lo sci. Nel caso del ghiacciaio del Morteratsch, sebbene presente una discesa scialpinistico frequentata, l’interesse principale da tutelare è l’attrazione turistica che il ghiacciaio produce in estate, richiamando migliaia e migliaia di visitatori fino alla sua fronte, raggiungibile attraverso una carrabile estremamente facile da percorrere.

 

L’indotto associato alla massiccia frequentazione del ghiacciaio è ovviamente importante per la comunità locale, da qui il tentativo di rallentare il ritiro del ghiacciaio. Tentativo che, ricordiamolo, è ancora sulla carta, si tratta infatti di un progetto e non è ancora stato realizzato.

 

Sarebbe poi sbagliato parlare di questi interventi senza considerare gli impatti ecologici e ambientali. I teli, prodotti con fibre plastiche e quindi a partire da idrocarburi, devono essere posizionati e rimossi con mezzi meccanici, bruciando gasolio. Inoltre i teli vanno sostituiti periodicamente a causa dell’usura. Insomma la gestione dei teli richiede una quantità di emissioni di anidride carbonica in atmosfera tutt’altro che trascurabile. Certo una goccia nell’oceano prodotto dalle emissioni globali, ma è significativo che per cercare di risolvere, seppur localmente e temporaneamente, una conseguenza del cambiamento climatico, si agisca in modo da peggiorare le cause di tale cambiamento. Un corto circuito concettuale difficile da accettare. Per l'innevamento artificiale gli impatti legati alle emissioni sono forse minori, ma in ogni caso è necessaria molta energia per pompare acqua liquida in quota, a oltre 3000 metri, e mantenerla liquida. Inoltre serve molta acqua e sappiamo bene quanto la produzione artificiale di neve possa alterare i normali equilibri idrologici di una vallata.

 

"Una volta tolti i teli, il ghiacciaio che viene scoperto è ricoperto da una patina di sedimento artificiale composto dalle fibre e dai pezzi di plastica e metallo degli utensili usati per fissare i teloni al ghiaccio", racconta Baccolo. "Più che un ghiacciaio, sembra il marciapiede sporco di una grande città. E' per certi aspetti più naturale il ricorso all'innevamento artificiale, tuttavia si cerca di risolvere un problema contribuendo al problema stesso. La creazione di un ghiacciaio artificiale ha notevoli e diversi impatti negativi sull’ambiente: produce emissioni di carbonio in atmosfera, inquina i ghiacciai stessi e richiede una grande quantità di risorse non rinnovabili. In Svizzera, per esempio, si è pensato per calmierare in parte questa dinamica ai pannelli fotovoltaici per l'approvvigionamento energetico".

 

E' vero che l'acqua dell'innevamento non sparisce ma ci sono degli impatti. "E' molto più complesso perché questo spostamento della risorsa idrica non è naturale. Se l'arrivo in superficie dovrebbe essere lento in questo caso c'è una forzatura. Il ciclo dell’acqua viene velocizzato, rallentando la ricarica dei sistemi di falda, questo non fa che rendere ancora più fragile una situazione già di per sé compromessa a causa del cambiamento climatico.", conclude Baccolo.

Contenuto sponsorizzato