Alpi avvantaggiate, Appennini sfavoriti? Critiche sulla nuova legge sulla montagna: l’attuale sistema di classificazione altimetrico "accentua la divaricazione" tra montagne di prima e seconda classe

Così formulata, la Legge 131/2025 "Disposizioni per il riconoscimento e la promozione delle zone montane" per qualcuno sembra essere obsoleta. Ma non solo: diverse voci sostengono che rischi di ampliare il divario di percezione tra i territori montani, senza comunque avere un'efficacia pratica. L’assessore regionale Davide Baruffi e il consigliere Daniele Valbonesi ne mettono in luce le criticità

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Secondo quanto riporta l’agenzia di stampa Dire, l’assessore regionale al bilancio dell'Emilia-Romagna Davide Baruffi avrebbe espresso scetticismo riguardo alla recente legge sulla montagna, la quale, con l’attuale sistema di classificazione altimetrico, “non farebbe altro che accentuare la divaricazione” tra montagne di prima e seconda classe.
In occasione dell’approvazione, avevamo già interpellato i senatori Luigi Spagnolli, Marco Lombardo e Mariastella Gelmini. Alcuni di loro, soprattutto Lombardo, già sollevavano perplessità riguardo l’adeguatezza di selezionare i territori sulla base della quota.
Stando alle parole di Baruffi, secondo questo criterio i comuni montani in regione passerebbero dai 121 attuali ad appena 40. Due terzi dei territori attualmente considerati di montagna. Non solo: tra i pochi Comuni che saranno inclusi nella classificazione, aggiunge Barucchi, “la legge prevede poi di individuare un numero ancora più piccolo a cui sono destinate le misure di sostegno sociale”.
Ad essere colpiti in misura maggiore sarebbero i territori appenninici, rispetto a quelli alpini. Insomma, le facilitazioni previste dalla legge andrebbero alla fine ad interessare una fascia estremamente ristretta di territori, così ché “ancora di più rischia di essere tagliato fuori il nostro Appennino”.
Sulla stessa linea d’onda si era espresso il consigliere regionale Pd Daniele Valbonesi, sottolineando la necessità di correggere i parametri altimetrici e morfologici che, altrimenti, escluderebbero zone storicamente considerate montane.
Sempre Valbonesi, pone poi l’accento su un ulteriore nodo cruciale della normativa: i fondi. Anche di questo si era parlato negli articoli precedenti, e di nuovo erano emerse opinioni contrastanti. I 200 milioni di euro annui, non sembrano costituire un reale incremento, trattandosi di fondi esistenti dal 2021; e sarebbero insufficienti a determinare un reale cambio di paradigma.
Infine, il consigliere ha sollevato la questione del riordino istituzionale, già cara a Spagnolli. Il riferimento andrebbe qui alle unioni di comuni montani, completamente trascurate dalla legge. Specialmente per quanto riguarda i territori più piccoli e periferici, queste realtà sono fondamentali per garantire una base di autosufficienza organizzativa capace di garantire i servizi essenziali.
“Questa legge - chiosa Valbonesi dando conferma dei timori sollevati da Spagnolli e Lombardo - pur animata da buone intenzioni, appare come l’ennesimo provvedimento simbolico di questo Governo”.













