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Attualità | 05 dicembre 2025 | 06:00

Impianto funiviario Cogne-Pila-Aosta approvato dal Consiglio comunale: viabilità alternativa a basso impatto o "consumo di montagna"? Ne parliamo con Marco Albino Ferrari

Un post Facebook dello scrittore di qualche giorno fa, seguito dal commento di un consigliere della nota località valdostana, ha innescato un interessante dibattito sull'argomento. Nonostante la coesione mostrata in sede comunale, sui social la voce di residenti e dei villeggianti sembra tutt'altro che univoca. C'è chi plaude al progetto, convinto dalla proposta di viabilità alternativa e di rilancio della località, e chi, al contrario, teme l’eccessiva infrastrutturazione e la speculazione su un turismo del lusso

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Due mesi fa, in questo articolo, annunciavamo la prossima inaugurazione dell’impianto di risalita Pila-Couis che, unendosi alla tratta già esistente Aosta-Pila, completava il collegamento del versante Nord; da Aosta fino ai 2730 metri del Couis. In chiusura dello stesso articolo, anticipavamo il probabile prossimo passo, ovvero il collegamento del versante opposto, che scende verso Cogne: un’infrastruttura di collegamento funiviario tra l’abitato e il comprensorio di Pila. Questa struttura, si diceva, è considerata una priorità per l’amministrazione locale.

 

Venerdì scorso il passo decisivo: il Consiglio comunale di Cogne, in Valle d’Aosta, ha votato all’unanimità per la realizzazione di un impianto funiviario di collegamento, Cogne-Pila-Aosta.

 

Si tratta di una vera e propria rivoluzione per Cogne, paese entrato nella speciale lista delle Alpine Pearls proprio in virtù della sua dimensione da "oasi naturalista" e di piccola stazione di sci, porta d’accesso al Parco Nazionale del Gran Paradiso. La nuova funivia collegherebbe Cogne al vasto comprensorio sciistico di Pila, ampliando in questo modo l’offerta turistica.

 

Ma si tratta di nuovo cemento, di nuove funi, di nuovo "consumo di montagna", e molti storcono il naso. I sostenitori, al contrario, argomentano sul piano della viabilità a basso impatto, che toglierà traffico e inquinamento. Abbiamo chiesto un parere a Marco Albino Ferrari, che con un suo intervento di qualche giorno fa ha innescato un dibattito molto partecipato.

 

 

Il consiglio comunale di Cogne è coeso in direzione della nuova infrastruttura. Il consenso è davvero così plebiscitario? Che aria si respira tra gli abitanti?

 

Sì, il consenso in Consiglio è stato unanime tra maggioranza e opposizione. Entrambi gli schieramenti, d’altronde, avevano nel loro programma l’adesione al progetto funiviario. I cogneins hanno votato lo scorso 28 settembre, dunque per loro non è stata una novità. In ogni caso, oltre l’unanimità in Consiglio, è vitale che il dibattito sia sempre aperto, soprattutto riguardo a un’opera così importante. Ricordo che l’unanimità non è per forza uno scenario positivo, perché taglia fuori le voci di dissenso, anche se queste possono rappresentare una minoranza. Auspico che ci saranno assemblee partecipate e dibattute in cui verranno esposti passo passo gli sviluppi del progetto, che per il momento è ancora in via di definizione.

 

 

Quali vantaggi si propone di apportare?

 

I sostenitori del nuovo collegamento dicono che la "Greenway", così si viene chiamata, toglierà traffico sulla Strada Regionale 47, soprattutto durante l’estate. La SR 47, in effetti, ha diverse problematicità: è rimasta chiusa a lungo dopo la devastante alluvione del giugno 2024. Così la nuova funivia dovrebbe servire a mantenere collegata con il fondovalle la comunità anche in caso di eventi estremi. Durante l’inverno, poi, il nuovo collegamento porterebbe a Cogne un turismo altospendente legato allo sci. Cogne è un paese alpino molto caratterizzato, certamente più invitante di Pila, con case tradizionali e alberghi di alto e altissimo profilo (come il Bellevue, tra i più blasonati della Valle d’Aosta). Ecco che i turisti, soprattutto i danarosi stranieri, calerebbero da questa parte, nel Parco del Gran Paradiso, per poi sciare sul versante nord, sopra Aosta. Tutto questo, secondo i sostenitori, dovrebbe tamponare il fenomeno dello spopolamento che incide persino qui.

 

 

Quali sono invece le criticità?

 

I detrattori sostengono che d’estate la congestione del traffico sulla strada di fondovalle non verrebbe intaccata, perché i frequentatori giornalieri non si fermano a Cogne, dove arriverebbe la funivia, ma proseguono in Valnontey, verso il cuore del parco. Nessuno abbandonerebbe la macchina. Meglio fare una politica di riduzione del traffico privato attraverso navette, parcheggi, limiti di orario. Affermano che se c’è qualcosa che l’alluvione ha mostrato, questa è la fragilità del sistema stradale, non la necessità di un collegamento sciistico. Una funivia, in caso di maltempo, sarebbe ancora meno sicura di una strada. Dunque converrebbe mettere in sicurezza la strada stessa con opere di consolidamento e protezione. La nuova funivia dovrebbe salire dai 550 metri del capoluogo fino ai 2700 metri dello scavalco e poi scendere ai 1300 di Cogne. Non sarebbe una via diretta.

 

 

Quel è invece la tua opinione?

 

Personalmente tendo a evitare i giudizi netti a priori, soprattutto se per il momento non si sono visti i dettagli del progetto. I sì e i no preconcetti non mi appartengono. In ogni caso, già allo stato delle cose, si può fare una prima valutazione. Per iniziare metterei al centro le esigenze della comunità dei cogneins. Mi chiedo: veramente la cosiddetta "Greenway" avrà i connotati di un servizio pubblico, sarà davvero un’infrastruttura di tipo Trasporto Pubblico Locale (TPL)? Per essere tale e per venir usata dalla comunità, dovrà rappresentare un’opzione alternativa all’automobile. Oggi si impiegano circa tre quarti d’ora per andare da Cogne ad Aosta in auto; quanto ci impiegherà la funivia per arrivare in centro al capoluogo? E, soprattutto, il biglietto avrà costi paragonabili a un TPL, ovvero 5-7 Euro? Sono previste delle opere di compensazione, magari a favore del Parco? Inoltre, si deve sapere anche che Cogne e Pila (Acque Fredde) sono già collegati da una galleria, dove dentro dovrebbe viaggiare un trenino. Un tempo era usato per l’attività mineraria. La conversione dell’opera a uso civile venne fatta tempo fa spendendo la bellezza di 30 milioni di euro, ma non entrò mai in funzione per motivi di sicurezza ed errori di calcolo. Una ferita nella storia contemporanea della Valle d’Aosta. Ora, metterla in sicurezza avrebbe dei costi altissimi e le amministrazioni puntano sulla funivia.

 

 

Com’è oggi Cogne?

 

Cogne ha una tradizione turistica molto particolare, che si distingue dalle altre località della Vallée, come Courmayeur, Cervinia, Gressoney. Una frequentazione fortemente legata a una borghesia colta, che trovava e trova qui il suo buen retiro. Saranno forse l’eleganza delle architetture tradizionali, il grande spazio aperto del prato di Sant’Orso che incoraggia la passeggiata meditativa, e il luogo stesso, più appartato rispetto ad altri paesi, di fatto Cogne attira un pubblico più silenzioso e sobrio di altre vicine località maggiormente blasonate. Negli anni Venti, Piero Giacosa (fratello del noto librettista d’opera Giuseppe) dal suo scranno di ministro acquistò a nome del Regno il grande spazio aperto di Cogne e ne proibì l’ingresso al cemento (vincolo poi riconfermato anche dal Comune nel 1947). Cogne è famosa per essere una delle capitali del turismo naturalistico, per le sue cascate di ghiaccio con decine di vie di salita, per lo sci di fondo. Scava, scava ci sarebbero mille cose da dire su Cogne, soprattutto legate al lascito di quella "civiltà della fatica" che qui ha creato una vera e propria isola culturale. Cogne è davvero un paradiso, nel quale però non è facile vivere per mancanza di servizi, mancanza dovuta dal suo isolamento.

 

 

Dunque la nuova funivia non potrebbe risolvere il problema dell’isolamento di Cogne?

 

Bisogna essere chiari. Qual è lo scopo principale, il vero scopo, di questo collegamento Cogne-Pila-Aosta? Trasformare Cogne in una località sciistica di lusso o semi-lusso? Legittimo, per molti è auspicabile, ma bisogna aver la forza di dirlo. Oppure, come è sottolineato dall’uso del termine "Greenway", puntare su una mobilità a basso impatto e dare una via di fuga a congneins in caso di chiusura della strada regionale? L’unanimità in Consiglio è un segno di forza, la chiarezza lo è ancora di più.

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