"Ogni sito testimonia l’ingegno delle comunità rurali e agricole": i terrazzamenti della Costiera Amalfitana riconosciuti patrimonio agricolo di importanza mondiale

Il paesaggio terrazzato che caratterizza i ripidi pendii della Costiera – con limoneti, vigneti e uliveti – è stato riconosciuto come Sistema di Patrimonio Agricolo di Importanza Globale dalla Fao. Sono così 102, distribuiti in 29 Paesi, i siti inseriti nella rete globale. "Si tratta di sistemi dinamici e resilienti, custodi di una ricca agrobiodiversità, di saperi tradizionali, di culture e paesaggi preziosi, gestiti in modo sostenibile da agricoltori, pastori, pescatori e comunità forestali, che contribuiscono ai mezzi di sussistenza locali e alla sicurezza alimentare"

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Il paesaggio terrazzato che caratterizza i ripidi pendii della Costiera Amalfitana – con limoneti, vigneti e uliveti - è stato riconosciuto come Sistema di Patrimonio Agricolo di Importanza Globale (letteralmente, Globally Important Agricultural Heritage Systems, Giahs) dalla Fao.
Insieme a quello italiano, sono stati inseriti nella lista anche due siti giapponesi: gli agrumeti di Mikan nella prefettura di Wakayama e la gestione sostenibile dell'acqua e il sistema agricolo, forestale e zootecnico rielaborato dall'antica produzione di ferro Tatara nella regione di Okuizumo. Salgono così a 102, distribuiti in 29 Paesi, i sistemi agricoli la cui rilevanza è riconosciuta a livello mondiale dall’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’Alimentazione e l’Agricoltura.
Come spiega la Fao, si tratta di sistemi dinamici e resilienti, custodi di una ricca agrobiodiversità, di saperi tradizionali, di culture e paesaggi preziosi, gestiti in modo sostenibile da agricoltori, pastori, pescatori e comunità forestali, che contribuiscono ai mezzi di sussistenza locali e alla sicurezza alimentare.
“Ogni sito testimonia l’ingegno e la resilienza delle comunità rurali e agricole, mostrando pratiche sostenibili che sono state attentamente mantenute e adattate nel corso delle generazioni”, ha dichiarato Kaveh Zahedi, direttore dell’Ufficio Fao per il Cambiamento Climatico, la Biodiversità e l’Ambiente.
Il paesaggio della Costiera Amalfitana modellato dalle comunità rurali

Sui ripidi terrazzamenti della Costiera Amalfitana, per secoli le comunità agricole hanno modellato un paesaggio unico fatto di limoneti, uliveti e vigneti affacciati sul mare. Il limone “Sfusato Amalfitano” viene coltivato sotto pergolati di castagno, con tecniche manuali. A raccogliere i limoni, con non poche difficoltà, sono i cosiddetti “contadini volanti”, un’espressione che richiama la loro abilità nel bilanciarsi sui pergolati durante la raccolta.
Qualche tempo fa, su L'AltraMontagna avevamo pubblicato un REPORTAGE (qui), a cura di Luigi Torreggiani, dedicato proprio a raccontare il legame tra i limoneti amalfitani e i boschi dei vicini monti Lattari, dove si trovano grandi distese di cedui di castagno attivamente gestiti, al fine ottenere i pali in legno con cui sorreggere le colture.
Il ruolo dei terrazzamenti
I terrazzamenti in pietra a secco svolgono diverse funzioni rilevanti: prevengono il dissesto idrogeologico e l’erosione, stabilizzano il terreno e contribuiscono a regolare l'afflusso dell'acqua e la temperatura del suolo. Ne avevamo parlato in QUESTO APPROFONDIMENTO con Gerardo Brancucci, professore di Geomorfologia all’Università di Genova. Nel caso specifico della Costiera amalfitana, “su un ettaro si possono contare fino a 800 alberi di limone, con rese fino a 35 tonnellate, ottenute con pratiche a basso impatto e senza pesticidi. Il territorio ospita inoltre oltre 970 specie vegetali, inclusa flora mediterranea rara”, sottolinea la Fao.
Il paesaggio terrazzato della Costiera amalfitana è anche riconosciuto nella Lista mondiale dei paesaggi culturali Unesco e dal Ministero come Paesaggio rurale storico.
Sull'importanza della manutenzione dei muri a secco e dei versanti terrazzati italiani, invitiamo a leggere questa recente INTERVISTA a Donatella Murtas, architetta specializzata in paesaggi terrazzati e direttrice di Itla Italia (International Terraced Landscapes Alliance Italia).
"Il lavoro dell'uomo, intrecciato con la natura, genera paesaggi di straordinaria bellezza e valore universale. I limoni, gli uliveti, i vitigni, i muretti a secco e il paesaggio sono stati scolpiti dalla fatica e dalla sapienza contadina e raccontano la storia di una comunità che da secoli trasforma il sacrificio in armonia, la terra in cultura, l'agricoltura in patrimonio condiviso". Con queste parole il Ministro dell'Agricoltura, della Sovranità alimentare e delle Foreste, Francesco Lollobrigida, ha commentato la notizia del nuovo riconoscimento ricevuto dal territorio costiero.
Per l'Italia si tratta del terzo riconoscimento, dopo gli ulivi di Assisi e Spoleto e i vitigni del Soave, “segno del valore non solo economico dell'attività agricola”, evidenzia il Ministero.
Il direttore generale della Fao Qu Dongyu si è congratulato con Roma e Tokyo dicendo che continuerà il "supporto della Fao alle comunità agricole nel mondo per salvaguardare il patrimonio agricolo e le soluzioni che offre per garantire a tutti un futuro alimentare migliore".
L'importanza dei muri a secco

L’importanza dei muri di pietra a secco sta tornando a manifestarsi assieme al rapido aumento delle temperature e al conseguente incremento degli eventi meteorologici estremi, come scrivevamo in QUESTO ARTICOLO.
I terrazzamenti - costruiti con fatica nel corso del tempo dalle comunità locali per ottenere appezzamenti di terra coltivabile in zone a forte pendenza, realizzando un muretto a secco e poi un riempimento con terreno di riporto - restituiscono rilevanti servizi ecosistemici all’ambiente e all’uomo. Ma necessitano di cura e manutenzione costante.
"Il muro a secco ha diverse proprietà: contiene, drena, accumula calore che restituisce durante le ore notturne, eccetera. Un vero e proprio sistema di coltivazione -. spiegava a L'AltraMontagna Brancucci -. Se la struttura viene abbandonata inesorabilmente degrada. Il muro si deforma fino a crollare e il materiale alle sue spalle accumulato viene trasportato verso valle dalle acque meteoriche. l’abbandono dei terrazzamenti diventa a tutti gli effetti una componente del dissesto idrogeologico".













