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Ambiente | 16 luglio 2025 | 06:00

"Senza manutenzione quotidiana e permanente, il paesaggio viene giù": i versanti terrazzati delle Cinque Terre, custodi di agro-biodiversità, richiedono una visione d'insieme

In che modo i marchi di qualità, la piccola meccanizzazione e il patrimonio immateriale convergono a tutelare un territorio già brillante come le Cinque Terre? E perché ce n’è bisogno? Ne parliamo con Donatella Murtas, direttrice di Itla Italia (International Terraced Landscapes Alliance)

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Dopo l’intervento del professor Brancucci (in quest’articolo), con il quale riflettevamo sul servizio ecosistemico che il sistema agricolo del terrazzamento offre dal punto di vista idrogeologico, e sui rischi del progressivo abbandono cui sta andando incontro, la notizia dell’accordo per il ripristino dei versanti franosi di Monesteroli è stata l'occasione per un'ulteriore riflessione su questo peculiare sistema paesaggistico e sulla gestione del territorio.

 

Questa volta a intervenire è Donatella Murtas, architetta specializzata in paesaggi terrazzati e direttrice di Itla Italia (International Terraced Landscapes Alliance Italia). Di seguito, la sua intervista. 

Com’è stato accolto da Itla Italia il progetto di Monesteroli?

 

Sicuramente la volontà di questo nuovo progetto - che unisce il Parco Nazionale delle Cinque Terre, il Comune della Spezia e l’Associazione ‘Per Tramonti’- è più che lodevole e auguriamo il proficuo, meritato successo. Progettualità e affermazioni simili sono state fatte anche in altre parti d’Italia là dove - finalmente - le amministrazioni hanno acquisito consapevolezza dell’importanza contemporanea e futura del paesaggio terrazzato e pertanto della sua corretta gestione e valorizzazione. La sfida, soprattutto, è quella di avere una visione non solo di corto raggio, ma volta al medio-lungo periodo perché il nocciolo della questione, ovvero l’efficacia dell’intervento, è sempre nell’applicazione concreta degli enunciati, nei dettagli con cui il progetto prende concretamente forma, nei ruoli specifici ricoperti da ogni attore locale, nelle competenze reali che si mettono in gioco, sapienti e mai improvvisate. Sarebbe un peccato se le energie attivate non potessero esprimersi al meglio attraverso la continuità della progettazione, attraverso un effetto domino positivo che sia in grado di coinvolgere attivamente, prima tra tutti, la comunità locale, e di questo confidiamo che il Parco, il Comune, l’Associazione se ne facciano garanti. Quello che dovrebbe essere sempre bene evidenziato è che si sta intervenendo in un sistema complesso che richiede un’ampia e dettagliata visione d’insieme, competenze specifiche e multidisciplinari. Il mondo nei paesaggi terrazzati non merita più di essere disilluso, ci auguriamo che l’intervento a Monesteroli sia la dimostrazione di un nuovo, necessario, cambio di rotta.

 

 

La valorizzazione dei prodotti attraverso denominazione geografica tipica può essere utile per riportare l’attenzione sui paesaggi terrazzati?

 

I paesaggi terrazzati sono storicamente stati i paesaggi agrari della policoltura. Da alcuni anni ci sono ottimi esempi di aziende agricole - di piccola e media dimensione - che ripropongono coltivazioni diversificate: vigneti, oliveti, ma anche piccoli frutti, erbe officinali, prodotti orticoli che privilegiano le varietà locali e l’agrobiodiversità. Riuscire a far comprendere al consumatore il valore ecosistemico del prodotto coltivato sui terrazzamenti, le difficoltà che comporta questo tipo di agricoltura rispetto alle pianure, aiuterebbe sicuramente a dare il giusto prezzo al prodotto e il giusto valore al lavoro di chi lo ha coltivato e trasformato. C’è da rimettere insieme l’intera filiera del paesaggio agrario terrazzato, farla conoscere: è il paesaggio agrario che genera bellezza ed è la bellezza che genera qualità del territorio, attrattività, turismo.

Il paesaggio terrazzato è un paesaggio estremamente sensibile e deve essere maneggiato con cura evitando gli eccessi - dal lusso, per i pochi che possono permetterselo, al turismo d’invasione - e ritrovando quella dimensione di armonia tra ambiente naturale ed esseri umani che l’Unesco ha riconosciuto ai Siti terrazzati iscritti alla Lista del patrimonio mondiale dell’Umanità (come ad esempio per l’Italia le Cinque Terre e la Costiera Amalfitana. Primi tra tutti a essere iscritti nella lista dei Siti Unesco sono stati terrazzamenti delle risaie di Ifugao, nelle Filippine).

All’interno della rete dei soci e dei contatti di Itla Italia ci sono esempi di buone pratiche che potrebbero essere replicabili, adattandole, in altri contesti creando e irrobustendo una rete virtuosa che dimostri la fattibilità del coltivare con successo le terre terrazzate. L’esperienza pluridecennale, dedicata ai paesaggi terrazzati ci ha reso punto di riferimento per molte realtà con cui stiamo collaborando in progetti di costruzione di consapevolezza, documentazione e trasferimento di competenze tradizionali, ricerca applicata, innovazione. Siamo a disposizione per raccontare queste nostre progettualità al Parco, con cui abbiamo già avuto occasione di collaborare nel passato.

 

Cosa si intende per “macchine appropriate per l’agricoltura contadina montana”?

 

Nelle aree alpine, in Austria e Svizzera ma non solo, negli anni passati è stata sviluppata una piccola meccanizzazione che è in grado di alleggerire i lavori agricoli e il tempo dedicato a lavorare a mano sui terreni terrazzati. La fatica e il tempo sono entrambi aspetti che incidono fortemente sul giusto costo dei prodotti e sulla scelta di essere agricoltori in territori terrazzati, di privilegiare la qualità alla quantità.

Anni fa, come Itla Italia, ero stata contattata dal Professor Walter Franco del Laboratorio di Macchine Appropriate (Dipartimento di Ingegneria Meccanica e Aerospaziale) del Politecnico di Torino che stava mettendo a punto soluzioni appropriate adatte a lavorare in terreni a forte pendenza e con carreggiate molto strette. Si tratta di una meccanizzazione che agevola l’agricoltura familiare, con tutto quanto di valore e di significato questo comporta: territorialità, agro-biodiversità, diversificazione, tecniche agronomiche conservative e di basso impatto ambientale, multifunzionalità, produzione per vendita diretta. In Portogallo, nella regione del Douro (che è anch’essa area terrazzata di grande valore) stanno addirittura sviluppando un robot che faciliti i lavori su terreni in forte pendenza.

L’interesse crescente per le aree terrazzate quali terre di agricoltura di qualità, di gestione sapiente dei versanti a forte pendenza in grado di attutire, se vissute e correttamente mantenute, il dissesto idrogeologico dei versanti potrebbe favorire la ricerca di macchine appropriate funzionali alla riproposta valorizzazione dei prodotti dell’agricoltura terrazzata.

 

In che modo il Parco delle Cinque Terre può contribuire a ridare vita alla cosiddetta “agricoltura eroica”?

 

La definizione dell’agricoltura dei paesaggi terrazzati come ‘agricoltura eroica’ mi infastidisce sempre, è densa di retorica, roboante e di poca utilità per chi coltiva, per chi produce, per chi lavora. Toglie dalla normalità, dalla quotidianità e mette sotto i riflettori dell’eccezionalità. Le terre terrazzate non hanno bisogno di eroi, ma di abitanti e agricoltori consapevoli, capaci, esperti e non improvvisati, bensì coraggiosi e lungimiranti. Sarebbe utile, importante che - con il nuovo progetto per Monesteroli - il Parco Nazionale delle Cinque Terre, insieme al Comune della Spezia e all’Associazione ‘Per Tramonti’, riuscissero a dare un buon esempio di come mantenere al meglio, valorizzando, il paesaggio terrazzato agrario. Ovvero migliorando l’immagine - non sempre positiva - che ad oggi il Parco ha: un’immagine offuscata da una presenza turistica eccessiva che ha messo a rischio l’essenza stessa del paesaggio terrazzato agrario di cui è vanto.

Ritornare, ancora una volta, a favorire la ricerca del giusto equilibrio tra economia del turismo, economia dell’ambiente ed economia dell’agricoltura è forse ancora un tentativo da fare per dare buona energia al paesaggio terrazzato agrario delle Cinque terre, pensando che al centro dell’architettura progettuale va posto il benessere di lungo periodo delle comunità abitanti che hanno bisogno di servizi efficienti, di qualità della vita durante tutto l’anno e nella quotidianità.

 

 

Qual è il ruolo di Itla Italia?

 

Il ruolo di Itla Italia, che nasce nel 2011 come sezione nazionale del movimento internazionale Itla, e che, dal 2019, è Associazione di Promozione Sociale iscritta al Runts, è quello essere punto di riferimento per chi ha a cuore il futuro delle aree terrazzate italiane. I suoi soci sono abitanti e amanti delle terre terrazzate, professori di scuole di ogni ordine e grado, funzionari della pubblica amministrazione e dei Parchi nazionali, professionisti di aree afferenti al paesaggio terrazzato, artigiani e agricoltori, referenti di associazioni. È un ruolo di coinvolgimento, di lavoro a stretto contatto con le comunità, di sensibilizzazione, di progettualità innovative e necessarie, di responsabilità nel documentare e trasferire saperi della tradizione che sempre di più dimostrano di essere i più adatti (se non gli unici) a rispondere alle esigenze precise di manutenzione, gestione e valorizzazione delle terre terrazzate. Tra queste, l’arte della costruzione in pietra a secco, iscritta nella lista del patrimonio culturale immateriale Unesco nel 2018, a cui Itla Italia ha dato un grandissimo contributo per la predisposizione del dossier di candidatura rivestendo oggi il ruolo di referente dell’Elemento (nel 2017 Itla Italia ha dato vita alla Scuola Italiana della Pietra a Secco).

Itla Italia si occupa di costruire alleanze, reti di persone e realtà che abbiano obiettivi affini ai propri così da dar voce unica ad un argomento sempre più importante come quello dei paesaggi terrazzati. Il nostro ruolo è anche quello di raccogliere e diffondere buone pratiche, confrontare esperienze espresse nelle diverse parti d’Italia e anche del mondo.

Inoltre stiamo da sempre segnalando il forte, imprescindibile legame tra le terre alte e le terre basse, il comune benessere che le lega, il necessario patto di alleanza che dovrebbe essere da loro sottoscritto. Se crollano i versanti terrazzati delle montagne, delle coste lungo il mare e i laghi, i risvolti negativi sono vissuti con grande drammaticità da chi vive ai piedi dei versanti: pianure e coste.

In un mondo che sta cambiando a grande velocità mantenere, custodire la diversità – di paesaggio, di stili di vita, di terre fertili, di gestione delle risorse - è scelta saggia di futuro.

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