"Saremo inaccessibili, a rischio la sopravvivenza delle attività". Olimpiadi a Bormio, il "grido d'allarme congiunto" alle istituzioni da dieci attività del comprensorio sciistico

Dopo due anni di riunioni e una stagione estiva già pesantemente condizionata dai cantieri, dieci attività ricettive e di servizio della zona lanciano un appello urgente alla Regione Lombardia e al presidente Fontana. La chiusura forzata durante il periodo delle Olimpiadi (nelle settimane clou della stagione invernale), unita all'assenza di un piano operativo concreto e un'eventuale compensazione economica, minaccia il futuro degli esercizi e dei loro dipendenti

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Con l'avvicinarsi dei Giochi Olimpici invernali Milano-Cortina 2026, l'entusiasmo per l'atteso appuntamento sportivo si mescola alla preoccupazione vissuta da alcuni attori del tessuto economico delle località coinvolte. Un grido di allarme si leva da Bormio, sede delle gare di sci alpino maschile e di sci alpinismo, dove dieci attività locali denunciano il rischio concreto di subire ripercussioni insostenibili a causa dell'organizzazione degli eventi olimpici.
Le direzioni di Chalet La Rocca, Hotel Ristorante Gallo Cedrone, Hotel Girasole 2000, Ristorante Kiosko Gallo Cedrone, Scuola Sci Gallo Cedrone, Noleggio Gallo Cedrone, Oltre Alpine Hotel, Ristorante I Laghetti, Chiosco da Michele e Bosk Bas lanciano un appello congiunto a tutte le istituzioni, a Regione Lombardia e al presidente Attilio Fontana, in merito alle "imminenti e insostenibili ripercussioni derivanti dall’organizzazione dei Giochi Olimpici invernali Milano-Cortina 2026". Lo si apprende con un comunicato stampa diramato dalle attività stesse.
"A fronte delle decisioni – spiegano gli imprenditori – che sembrano ormai definitive da parte degli Enti impegnati nell’organizzazione delle Olimpiadi Milano-Cortina 2026, tra cui la Fondazione Milano-Cortina, le nostre attività risulteranno di fatto inaccessibili al pubblico per un lungo periodo a cavallo tra gennaio e febbraio. Si tratta, in sostanza, di una chiusura dovuta dall’impossibilità di essere raggiunti dai nostri ospiti abituali proprio nel periodo più vitale della stagione invernale, una condizione che segue una logorante convivenza con i cantieri che ha già pesantemente condizionato l’estate 2025".
"Nonostante le innumerevoli riunioni, incontri e sopralluoghi tenuti con gli Enti preposti per oltre due anni, e malgrado le reiterate rassicurazioni e promesse, oggi le nostre strutture temono un fortissimo e drammatico contraccolpo economico. Ad oggi, non è stato condiviso nessun piano operativo concreto che mitighi l’impatto economico e organizzativo sui nostri esercizi e sui nostri dipendenti".
"L’amarezza è profonda nel constatare che, pur riconoscendo la grande opportunità dell’evento olimpico – proseguono i proprietari – l’entusiasmo non può essere la panacea di criticità così evidenti e attuali. Nel corso di questi anni, abbiamo offerto tutta la nostra massima collaborazione ad essere coinvolti nell’ospitalità di operatori, volontari e organizzatori, ma le scelte fatte sembrano aver ignorato la nostra disponibilità. La forzata inattività nel periodo più significativo dell’anno non verrà compensata da alcuno strumento di sostegno per l’evidente perdita economica né per i lavoratori coinvolti. Questo equivale a negare il diritto al lavoro, oggi reso inesercitabile per la totale mancanza di chiare determinazioni circa tempi, modi e limitazioni di un’organizzazione che ci vede tutti coinvolti".
Gli imprenditori delle strutture ricettive hanno rivolto questo accorato appello alle istituzioni, e in particolare a Regione Lombardia e al presidente Attilio Fontana, in occasione della sua visita a Bormio, affinché venga posta attenzione alla situazione che li vede coinvolti: "Se le nostre realtà economiche non dovessero essere supportate con urgenza e concretezza rischiano un contraccolpo importante che ne può minacciare la sopravvivenza stessa. È urgente che venga chiarito un piano operativo con l’immediata istituzione di un fondo o di uno strumento di sostegno economico mirato a compensare le perdite del fatturato derivanti dall’impossibilità nell’essere regolarmente raggiunti da tutti i nostri clienti, abituali e non, tutelando i piccoli imprenditori e i lavoratori coinvolti con le loro famiglie".
"Non smetteremo di chiedere risposte e tutela per il diritto al lavoro, per i nostri collaboratori e per tutti i clienti che da sempre si affidano a noi", concludono gli imprenditori di Bormio.
La questione sollevata dagli imprenditori di Bormio appare simile a quella denunciata dai titolari di alcune attività economiche di Cortina d'Ampezzo, in particolare dai gestori dei rifugi nella zona delle Tofane, sede delle gare olimpiche di sci alpino femminile. Ne avevamo parlato in questo articolo.













