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Attualità | 04 ottobre 2025 | 18:00

Sempre più persone vanno a vivere in montagna: nel 2024, 35.000 nuovi residenti. Possiamo parlare di neo-popolamento?

Sono il 40 percento in più rispetto alla media degli anni precedenti. La montagna attrae e lo fa ormai con un trend consolidato. Tuttavia, dai dati emergono diverse questioni, nodi critici verso cui indirizzare l’azione nei prossimi anni. Dall’influenza degli ingressi dall’estero alla “questione meridionale”. Il Rapporto Montagna Italia 2025 punta i riflettori sulle 387 Comunità territoriali montane

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
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Nei cinque anni tra il 2019 e il 2023, nella montagna italiana si sono trasferite quasi 100mila persone in più di quelle che se ne sono andate. A questa tendenza, si aggiunge il saldo positivo del 2024, anno che ha visto 35mila residenti in più in queste zone. Possiamo parlare di neo-popolamento?

 

A dare la notizia è il Rapporto Montagna Italia 2025, pubblicato di recente dall’Unione Nazionale Comuni Comunità Enti Montani (Uncem). I numeri 2024 sono il frutto della nuova analisi compiuta da Giampiero Lupatelli, economista territoriale, con Cooperativa Architetti e Ingegneri (Caire). Il risultato sembra contraddire l’impressione diffusa di un declino (perlomeno in termini demografici) dei comuni montani: la montagna attrae e lo fa ormai in maniera sistematica.

 

Tuttavia, la battaglia contro lo spopolamento non è di certo vinta, e non vanno dimenticate quelle ad essa legate, come la marginalizzazione e la carenza di servizi. Inoltre, pur portando una forte speranza per il futuro di questi territori, questi dati non devono essere generalizzati, e anzi meritano di essere studiati nel dettaglio per delineare l’azione di qui in avanti.

 

Negli anni intorno al 2010, ad arginare lo spopolamento in montagna era quasi soltanto l’arrivo di popolazione dall’estero, che a malapena compensava l’esodo degli italiani (quasi 100mila residenti italiani in meno ogni anno). Dal 2019 in poi, invece, i due terzi circa dei nuovi abitanti è di origine italiana. Il valore medio del saldo migratorio degli italiani, in ciascuna Comunità territoriale passa dal valore di 1.383 persone all’anno nel periodo 2019-2023; alle 2.780 del 2024 (+63,9%).

I dati 2024, ci danno anche una misura dell’influenza dei periodi di maggiore apertura ai flussi in entrata dall’estero: se il saldo dei nuovi residenti italiani è costante (+12.000) rispetto agli anni scorsi, quello degli stranieri è tre volte maggiore rispetto al dato medio degli anni precedenti (+22.000).

 

Il Rapporto, poi, fa anche luce sull’asimmetria di questo fenomeno di migrazione verso la montagna. Nelle Comunità territoriali del nord Italia, soltanto il 5% presentano una diminuzione del numero di residenti; lo stesso dato, se riferito al centro-sud, cresce fino al 60%.

Purtroppo, la questione Meridionale fa sentire i suoi effetti anche sulle terre alte. Le cosiddette “Comunità territoriali attrattive”, infatti, sono localizzate quasi tutte nelle regioni del Settentrione. Dove per “attrattive”, si intende quelle interessate da un neo-popolamento dovuto a fattori di attrazione dei luoghi di destinazione, piuttosto che a quelli di spinta dalle regioni più critiche (che guidano le migrazioni di lungo raggio).

 

Particolarmente caro al consorzio Caire e ad Uncem, promotori del Rapporto, è poi l’attenzione sull’oggetto di indagine; che non vuole (e non deve) essere il singolo comune, ma un’aggregazione tra più comuni, accomunati da un contesto socio-culturale simile: quello delle terre alte. Scrive Caire: “Ogni valutazione, ogni decisione e ogni azione per lo sviluppo territoriale non può riguardare il singolo comune. Lo esprime già con chiarezza l’ordinamento all’art. 13 della Legge sui piccoli comuni che affida la promozione dello sviluppo alla azione necessariamente associata dei comuni”.

 

“Piccoli, ma non da soli”. In questo modo, i 3417 comuni della Montagna italiana, si uniscono in 387 Comunità territoriali con un obiettivo comune.

 

La continuità di questo processo di ripopolamento, con l’aggiornamento ai dati 2024, ha valso a questo periodo il titolo di “Stagione del risveglio”. Il saldo positivo di 35mila cittadini di montagna in più nello scorso anno, con un aumento del 40% rispetto alla media dei cinque anni precedenti, sembra promettere bene per una tendenza stabile e a lunga durata. Ciononostante, essa dipende ancora in larga parte dalle migrazioni di provenienza straniera, e rimane ancora fortemente relegata a specifiche porzioni del nostro paese. La sfida dunque non è vinta, ma le premesse sono buone: ora l’importante è non distogliere l’attenzione.

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