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Ambiente | 15 marzo 2026 | 12:00

Come riconoscere (alcuni) alberi quando non hanno le foglie? Consigli per imparare a leggere la sagoma, le gemme, la corteccia

Senza il verde delle chiome, il bosco d'inverno sembra un esercito di alberi tutti uguali, ma è proprio qui che inizia la sfida più bella. Imparare a distinguere un albero dalla sagoma, delle sue gemme o dalla tessitura della sua corteccia trasforma ogni passeggiata invernale in un'indagine botanica

scritto da Paola Barducci
Festival AltraMontagna

Quando arriva l’inverno non solo arriva la neve ma il bosco si spoglia di quasi tutte le foglie: e qui comincia anche il mio divertimento! Eh lo so noi forestali siamo gente particolare, ci piace porci delle strane sfide e nei boschi misti la gara è riconoscere gli alberi senza il grandissimo aiuto delle foglie, ma osservando altri caratteri quali la sagoma, la corteccia o le terribili gemme. Di fatto ogni passeggiata invernale si trasforma in un'indagine botanica affascinante, o in una gara all’ultimo albero.

 

In assenza di foglie, il primo elemento su cui posare lo sguardo è la sagoma complessiva, quel portamento che i botanici chiamano habitus. Un pioppo cipressino, ad esempio, si riconosce a distanza per la sua forma stretta e slanciata, con i rami che puntano decisi verso il cielo, quasi a voler toccare le nuvole. Al contrario, una quercia secolare mostrerà una struttura tormentata e massiccia, con rami primari nodosi che si intrecciano in angoli acuti, disegnando un profilo possente e talvolta asimmetrico. Ma anche il noce ha un habitus tutto suo con rami nodosi a sembrare tante dita che si volgono al cielo, per non parlare poi del frassino maggiore che presenta rami secondari che salgono dritti e decisi.

Avvicinandosi al tronco, la corteccia diventa il nostro libro di lettura principale. Se ci troviamo di fronte a un faggio, la superficie apparirà liscia e grigiastra, simile alla pelle di un elefante, quasi priva di fessurazioni anche in età avanzata, ma ricchissima di licheni bianchi: la potremmo confondere con la corteccia dell’acero, che tuttavia tende a sfaldarsi in età matura, o quella del carpino bianco, che presenta tipiche costolature. Di fatto non tutto quello che è grigio è faggio.

 

L’albero più facile da riconoscere per la corteccia? Ma ovviamente la betulla con il suo bianco ottico e quelle caratteristiche sfaldature orizzontali simili a fogli di carta che rivelano strati sottostanti più scuri. Quest'ultimo carattere è fondamentale per distinguerla dai pioppi, in particolare dal pioppo bianco.

 

Se invece la corteccia si presenta profondamente solcata e rugosa, allora è il caso di avvicinarsi e toccare: non sempre è facile in questi casi riconoscere le varie specie di quercia, ma ad esempio il cerro ha nelle fessure una tipica colorazione aranciata. Il castagno è abbastanza facile da distinguere perché se da giovane presenta una corteccia liscia con screpolature localizzate da adulta i solchi tendono ad avere un andamento elicoidale. 

 

La parte più difficile da riconoscere? Indubbiamente la gemma, piccola promessa di vita racchiusa in corazze protettive. Ma ci sono delle buone eccezioni: la gemma del faggio ad esempio è inconfondibile, lunga e affusolata come un dardo appuntito, di un colore bruno-dorato. Se osserviamo invece le gemme del frassino, noteremo una struttura radicalmente diversa: sono nere come il carbone, vellutate e disposte in modo opposto lungo il rametto, con una gemma terminale più grande che ricorda vagamente la forma di una mitra vescovile. Il platano, invece, nasconde la sua gemma all'interno della base del picciolo fogliare finché questo non cade, rivelando poi una gemma conica protetta da un'unica scaglia rossastra.

Persino i residui dell'anno precedente, come i frutti secchi che resistono al gelo, possono aiutarci: le piccole pigne del carpino o le samare secche dell'acero che ancora pendono dai rami sono conferme definitive per la nostra indagine. 

 

Ma sapete cosa aiuta nel massimo dubbio un forestale? Le foglie a terra! A meno che non siate in un giardino ben rastrellato affidatevi pure alla corteccia, alle gemme e al portamento, ma senza farvi scorgere, guardate anche in basso e una foglia secca potrebbe salvarvi da uno scivolone botanico.

il blog
Imparare a guardare il bosco

Mi chiamo Paola Barducci, ma tutti mi chiamano Forestpaola. Sono una dottoressa forestale e Imparare a guardare il bosco è l'invito che rivolgo a chiunque desideri trasformare una semplice escursione in un'esperienza di scoperta profonda. Spesso, infatti, attraversiamo i paesaggi alpini percependo i boschi come uno sfondo statico, sempre uguale. Ma la montagna in cui si inseriscono è in realtà un organismo vivo, un insieme di dinamiche invisibili e storie scritte nel tempo.

In questo blog vi invito idealmente a camminare al mio fianco, lungo i versanti e tra i boschi di abete, larice o rovere, per decifrare insieme i segni della natura e l'evoluzione del paesaggio montano: dalla semplice definizione di bosco al riconoscimento degli alberi quando non hanno le foglie, faremo divulgazione scientifica "con gli scarponi ai piedi", imparando a leggere la complessità della foresta con occhi nuovi e consapevolezza tecnica, ma senza mai perdere lo stupore di chi sa ancora ascoltare il respiro della montagna.

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