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Attualità | 02 novembre 2025 | 06:00

"Ci sediamo a tavola con gli escursionisti per conoscerci e confrontarci: negli ultimi tempi la montagna è cambiata in meglio", storia di Michela e Andrea e del Rifugio Sora 'l Sass

Per Michela Belloni e Andrea Borotto andare a vivere (e lavorare) in montagna è stata una scelta più che mai naturale: "Gestiamo un piccolo rifugio in mezzo ai boschi che nel tempo è diventato casa. Un luogo magico, in cui abbiamo deciso di far nascere e crescere nostro figlio Martino"

scritto da Sara De Pascale
Festival AltraMontagna

"Ci siamo ritrovati in questo rifugio un po' per caso o forse per destino. L'unica certezza è che, di anno in anno, ci innamoriamo sempre di più di questo luogo magico". Le parole sono quelle di Michela Belloni (33) e Andrea Borotto (35), che da quattro anni gestiscono l'Angelini Sora 'l Sass in Val di Zoldo.


Il Rifugio Angelini è una piccola struttura accogliente e in perfetta sintonia con il paesaggio, posizionata in un ambiente molto suggestivo sull’altopiano boscoso degli imponenti Spiz di Mezzodì, nel Bellunese. L’edificio è stato ricavato dalla ristrutturazione di un ricovero per boscaioli e pastori.

 

Aggiudicarsi la gestione di una struttura in quota era un grande sogno per la coppia, infine divenuto realtà: "Avevamo fatto domanda per lavorare in un altro rifugio, il Bosconero, ma, arrivati secondi al bando, siamo stati ripescati e mandati al Sora 'l Sass dopo che i gestori di allora avevano deciso di andare via". 

 

Un fatto che, se da una parte aveva colto Belloni e Borotto in qualche modo impreparati (in quanto non conoscevano quel luogo) dall'altra si è rivelato un enorme regalo: "La prima volta che abbiamo messo piede in questa casetta fra i boschi siamo rimasti piacevolmente colpiti, anzitutto nel vedere che si trattava di un rifugio piccolo - spiegano, intervistati da L'Altramontagna -. Visto che si trattava della nostra prima esperienza, ci faceva sicuramente sentire più tranquilli prendere il mano il timone di un luogo più 'contenuto'". 

 

Così per i due ormai quattro anni fa iniziava una (bellissima) avventura che prosegue tutt'ora: "In questi anni è nato anche nostro figlio Martino, che oggi ha un anno e mezzo - aggiungono -. La vita in montagna ci ha fatto capire che era proprio questo il contesto e il momento adatto per allargare la famiglia. Di tempo per stare con il nostro bimbo, nonostante il lavoro, ne abbiamo e siamo convinti che non ci sia nulla di meglio che crescere in mezzo alla natura". 

 

La scelta della coppia di imbarcarsi in una nuova avventura è nata nonostante i due provenissero da mondi completamente diversi: "Io lavoravo in ambito amministrativo - ammette Andrea - mentre Michela, che ha studiato agraria, lavorava per Coldiretti. A unirci e a spingerci al cambio di mestiere è stato un grande amore per la montagna, che già frequentavamo, nonostante provenissimo da tutt'altra zona (dal Vicentino), e la volontà di cambiare il nostro stile di vita". 

 

"È stato sorprendente e meraviglioso - ricordano - scoprire che, approdando al Sora 'l Sass, non soltanto esaudivamo un grande desiderio, ma anche che i residenti della zona erano pronti ad accoglierci a braccia aperte, mostrandosi sin da subito disponibili a darci una mano in tutto e per tutto".

 

Fra le mura del rifugio oggi si fondono alla perfezione l'amore di Michela per la cucina (ed in particolare per i dolci) e la passione di Andrea (che oltre a rifugista è anche guida ambientale escursionistica) per l'accoglienza e le terre alte, percorse in lungo e in largo (e spesso di corsa). Entrambi lavorano sia fra i tavoli del rifugio (5 in totale) che ai fornelli, affiancati, nei periodi di maggior afflusso di escursionisti e turisti, da un collaboratore: "Il rifugio è piccolino e la cucina che proponiamo è semplice, genuina e casalinga - fanno sapere -. Nel menù abbiamo poche cose, ma fatte bene". 

 

Fortunatamente, la struttura sorge in una zona non ancora presa d'assalto e questo permette alla coppia di potersi (non di rado) sedere al tavolo insieme ai clienti, per chiacchierare, conoscersi, confrontarsi e stringere nuove amicizie.

 

Ovviamente, le difficoltà non mancano, così come non mancano gli sprovveduti o coloro i quali si lamentano poiché vorrebbero trovare 'opzioni' in più: "Alcuni si lamentano del fatto che ci sono pochi piatti nel menù - confessano i due -. C'è poi chi ci chiede se può lasciarci la propria spazzatura o ancora chi si siede sui tavoli del rifugio per mangiare cibo portato da casa o per 'approfittare' per ripararsi dalla pioggia. Siamo pronti ad accogliere tutti, nessuno escluso, ma a volte l'impressione è che alcuni non capiscano come funziona la vita sulle terre alte. Per sopravvivere, come tutti, anche noi abbiamo bisogno di sostegno. E non è di certo questione di voler diventare ricchi ".  

 

Secondo la coppia, nonostante le richieste “assurde” la montagna sarebbe però negli ultimi anni cambiata in meglio: “I primi anni di gestione ci sono capitate situazioni molto più strane e spiacevoli - spiega Andrea -. Negli ultimi tempi, invece, l’impressione che abbiamo è che la situazione stia migliorando”.

 

E aggiunge, all’unisono con Michela: “Si lavora bene e la gente torna: nel tempo si è creato un bel passaparola e questo ci rende molto felici. Allo stesso tempo, non ci sono troppi turisti, anche perché se così fosse si rischierebbe di perdere il senso del posto. Avere una clientela contenuta ha diversi aspetti positivi: ad esempio, questo ci consente di avere il tempo di spiegare qualcosa in più, aiutando ad educare escursionisti”.


"Da 4 anni - concludono - ogni mattina ci svegliamo felici di essere lì e quando a fine stagione dobbiamo chiudere e andare via siamo dispiaciutissimi: ormai questo posto ci sta entrando dentro e lo sentiamo 'casa'. Abbiamo messo molto impegno nel migliorare il rifugio e nel custodirlo. Dietro ad ogni piatto ci sono tanto lavoro, tante ore di preparazione e studio. La speranza è di poter restare qui: ci sentiamo davvero fortunati". 

la rubrica
Storie dai rifugi

Una storia alla settimana per raccontare le vite di chi gestisce i rifugi: ognuna diversa, ognuna capace di evidenziare le diverse sfumature custodite da questo particolare mestiere

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