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Attualità | 30 novembre 2025 | 06:00

"Passavano davanti alla baita e mi chiedevano da mangiare, così ho pensato di trasformarla in rifugio": storia di una struttura "anomala" a quota 1.600

"Ho lavorato una vita in ospedale. Il sogno di trasferirmi in pianta stabile in montagna già c'era, ma mai mi sarei immaginato tutto questo: l'idea di dare vita ad un rifugio è nata un po' per scherzo". Il racconto di Gaetano Iacona: "Così abbiamo trasformato la baita di mia moglie in una struttura ricettiva"

scritto da Sara De Pascale
Festival AltraMontagna

"I soldi vanno e vengono, ma quando realizzi un sogno grande come quello di costruire un rifugio c'è solo una cosa che conta, lasciarci il cuore". Gaetano Iacona ha le idee chiare: licenziarsi dopo 30 anni di lavoro in ospedale è stata la scelta giusta.

 

La sua vita (dal 2012 in poi) ha infatti deciso di trasferirla in pianta stabile a quota 1.600, trasformando la baita della famiglia della moglie Barbara in un piccolo rifugio alpino che oggi ospita escursionisti provenienti da ogni dove. 

La storia di questa piccola (ma magica) struttura, il Rifugio alpino Baita Motin, Gaetano la racconta in giorni in cui alterna fisioterapia e piscina, desideroso di riprendersi quanto prima da un intervento chirurgico che lo ha costretto ad un periodo di stop: "Sono nato e cresciuto in montagna, a Sondalo - riferisce, intervistato da L'Altramontagna -. Le terre alte le ho percorse in lungo in largo tanto che alla fine si è reso per me necessario fermarmi e operarmi, dovendo ripartire con una protesi al ginocchio".

 

Oltre agli sport in montagna (come lo scialpinismo), praticati da sempre, nella vita dell'uomo c'è anche un grande passione per le camminate: "Cammino molto, in particolare per raggiungere le adunate dislocate di anno in anno in luoghi diversi dell'Italia - spiega -. Il punto di partenza è sempre lo stesso, il rifugio, e da là mi incammino fino alle città in cui si svolge l'iniziativa. Ho macinato chilometri a piedi fino a Rimini e ad Udine, ad esempio, percorsi fatti in compagnia di un amico e anche di clienti della nostra struttura che negli anni hanno deciso di unirsi a noi e di partecipare a queste particolari, ma bellissime, esperienze". 

 

E prosegue: "Una delle cose più belle di gestire un rifugio - riporta - è proprio il fatto che con molti avventori si creano rapporti speciali o addirittura amicizie che rimangono nel tempo. Così grazie ai nostri sacrifici e all'idea nata qualche anno fa una semplice baita in quota è diventata un posto magico in cui creare relazioni, un luogo da poter chiamare 'casa' e nel quale tornare".  

Il rifugio alpino Baita Motin nasce per l'appunto nel 2014 grazie ad un'idea di Iacona, che propose alla moglie Barbara, proprietaria della struttura (che sorge a oltre 1.600 metri di quota nel Comprensorio Oga - San Colombano, nel Parco Regionale del Paluaccio) di trasformarla in rifugio: "Il sogno di lavorare in montagna già c'era - specifica il rifugista - ma il fatto di dare vita ad un rifugio è nato un po' per scherzo. Mi capitava di raggiungere la baita spesso per realizzare lavoretti e non di rado la gente si fermava chiedendo se facessi da mangiare. Così ho pensato che creare un punto d'approdo per gli escursionisti potesse essere una bella idea". 

 

Dopo non pochi sacrifici, 11 anni fa apriva ufficialmente i battenti (grazie al via libera della Regione Lombardia che aveva dato l'ok per creare un rifugio alpino) la Baita Motin, che mette a disposizione una decina di posti letto e una 50ina di posti a sedere nelle sale da pranzo, suddivisi fra tre 'stue' con 4, due e 8 posti e un tavolone (rigorosamente realizzato a mano da Gaetano ndr) sul quale possono trovare spazio fino a 30 persone alla volta. 

 

Un'idea, quella del grande tavolo artigianale posto in sala da pranzo, che piace a molti e che richiama il più autentico (e genuino) spirito della montagna, fatto di condivisione e di voglia di creare ricordi insieme.

 

In generale, il rifugio ospita perlopiù famiglie (spesso con bimbi), "ma anche molte persone con disabilità" trattandosi di un luogo facilmente raggiungibile attraverso una strada sterrata: "Diciamo che siamo un rifugio anomalo - commenta il gestore -. In estate si può arrivare in macchina quasi fino da noi e in inverno basta 1 chilometro di camminata. Insomma, si tratta di un'esperienza in montagna accessibile a tutti: da 0 a 100, come la definisco io", aggiunge Iacona.

 

Nonostante la maggior parte dei clienti sia soddisfatta dell'esperienza, non manca però chi pretenderebbe di più: "Alcuni si lamentano del fatto che abbiamo un menù 'troppo ristretto' o ancora perché vorrebbero il pesce o dei vini particolari: dispiace non capiscano dove si trovano - conclude -. Sarà pur vero che forse la montagna l'abbiamo un po' rovinata noi rendendola commerciale, ma è anche vero che c'è un limite a tutto".

 

"Quelli in rifugio sono stati anni di difficoltà ma anche di grandissime soddisfazioni, soprattutto quando vediamo che molti clienti si sentono a casa. In futuro, salute permettendo, ci vediamo sempre in struttura, pronti ad accogliere chi vorrà venire a scoprire le bellezze del territorio e l'atmosfera della nostra magica baita". 

la rubrica
Storie dai rifugi

Una storia alla settimana per raccontare le vite di chi gestisce i rifugi: ognuna diversa, ognuna capace di evidenziare le diverse sfumature custodite da questo particolare mestiere

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