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Cultura | 27 gennaio 2025 | 13:00

"Solenne e austera e intatta come nessun altro scenario a noi noto". Una foresta della Russia bianca vissuta da Primo Levi durante il ritorno da Auschwitz

Un passaggio tratto da "La tregua", di Primo Levi, per questa Giornata della Memoria a ottant'anni dalla liberazione del lager di Auschwitz

scritto da Redazione
Festival AltraMontagna

Una foresta, lo ripeto spesso in questo Blog, è tante cose assieme. 

 

C'è un passaggio di Primo Levi in "La tregua" in cui il grande scrittore-testimone descrive nitidamente cosa ha significato per lui, durante il lungo e travagliato ritorno da Auschwitz, una foresta della Russia bianca a pochi passi dal campo in cui vivevano tanti ex prigionieri in attesa del rimpatrio.

 

È un passaggio che, da forestale, mi ha colpito profondamente. Ci ricorda, al di là di tutte le questioni tecnico-scientifiche su cui si discute animatamente ogni giorno, che il bosco ha un posto privilegiato nell'immaginario umano. Forse perché, in fondo, veniamo tutti da lì. 

 

Ci tengo a condividere il passaggio di Levi in questa particolare Giornata della Memoria, a ottant'anni dalla liberazione del lager nazista. 

 

"Furono mesi d'ozio e di relativo benessere, e perciò pieni di nostalgia penetrante. La nostalgia è una sofferenza fragile e gentile, essenzialmente diversa, più intima, più umana delle altre pene che avevamo sostenuto fino a quel tempo: percosse, freddo, fame, terrore, destituzione, malattia. È un dolore limpido e pulito, ma urgente: pervade tutti i minuti della giornata, non concede altri pensieri, e spinge alle evasioni.

 

Forse, per questo, la foresta intorno al campo esercitava su di noi un'attrazione profonda. Forse perché offriva, a ognuno che lo ricercasse, il dono inestimabile della solitudine: e da quanto tempo ne eravamo privi!

 

Forse perché ci ricordava altri boschi, altre solitudini della nostra esistenza precedente; o forse invece, al contrario, perché era solenne e austera e intatta come nessun altro scenario a noi noto".

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Gli alberi e noi

Gli alberi ci accompagnano da sempre: per noi esseri umani hanno significato e tutt'ora significano casa, cibo, materia prima, medicina, energia, ma anche spiritualità, simbolismo, cultura...
Questo legame profondo e antico, tuttavia, non è affatto immutabile: cambia continuamente al modificarsi delle nostre società. Per questo è interessante osservare e provare a comprendere come viviamo il nostro rapporto quotidiano con gli alberi. In questo Blog il giornalista e dottore forestale Luigi Torreggiani, membro del Comitato scientifico de L'Altramontagna, lo fa attraverso aneddoti personali, racconti o analizzando fatti di cronaca. Un modo per tenere viva una connessione, quella tra gli alberi e noi, che rischiamo tanto di dimenticare quanto di caricare di stereotipi, precludendoci così uno sguardo lucido su elementi necessari per moltissimi aspetti della nostra vita.

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