Cortocircuiti olimpici: lo spot promozionale di Milano-Cortina (VIDEO) guarda al passato spacciandolo per futuro

Vale la pena di vederlo, il video "corporate" lanciato da Simico, la Società Infrastrutture Milano Cortina 2020-2026 S.p.A., l’azienda pubblica italiana di ingegneria incaricata di realizzare le oltre 100 infrastrutture previste nel "Piano delle opere olimpiche": più che un efficace strumento promozionale, è un ottimo strumento didattico, che ci aiuta a capire quale idea di montagna e di futuro comunichino le nostre istituzioni

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Vale la pena di vederlo, il video “corporate” lanciato da Simico, la Società Infrastrutture Milano Cortina 2020-2026 S.p.A., l’azienda pubblica italiana di ingegneria incaricata di realizzare le oltre 100 opere previste nel “Piano delle opere olimpiche”: più che un efficace strumento promozionale, è un ottimo strumento didattico, che ci aiuta a capire quale idea di montagna e di futuro comunichino le nostre istituzioni, perché la società è pubblica, e ha come azionisti il Ministero dell'economia e delle finanze (30%), il Ministero delle infrastrutture e dei trasporti (30%), la Regione Lombardia (10%), la Regione Veneto (10%) e le province autonome di Bolzano e di Trento (5%).
Innanzitutto gli scenari, che si aprono e si chiudono - ovviamente - con la neve: tanta neve, neve candida e avvolgente il paesaggio. Otto secondi in partenza che ci proiettano subito su vette innevate, nuvole, bianco diffuso: scenari grandiosi, purezza, bellezza, libertà. Poi arrivano, pesanti come un macigno - e qui l’interruzione della musica epica di sottofondo appare quanto mai calzante, e senza volerlo inquietante - due sci in primo piano, e a seguire una sequenza di infrastrutture artificiali per gli sport invernali che ci accompagna per tutto lo spot, fino a chiudersi di nuovo con tanta neve bianca, che brilla al sole sullo sfondo di un cielo azzurro, mentre la voce parla di futuro.

Primo cortocircuito: futuro e tanta neve, un binomio che purtroppo tutte le previsioni e gli scenari climatici danno per spacciato. La neve del futuro sarà sempre più scarsa, ad alta quota, effimera cioè destinata a durare sempre di meno. Gli scenari dello spot hanno già oggi gli anni contati: è un’idea di futuro che in realtà guarda con nostalgia al passato. Lo spot su questo prende una posizione decisa, inequivocabile: anziché pensare a forme di adattamento e conversione, insiste su modelli del passato, sull’eredità ormai lontana del Novecento, sulla resistenza di un modello superato, sull’artificializzazione sempre più spinta dei luoghi della pratica sportiva che si allontana inesorabilmente dai luoghi. Lo spot si chiude con una frase paradossale: “Costruiamo le infrastrutture di oggi, progettiamo i valori di domani”. Pensare al domani delle Alpi e della montagna italiana con i modelli e le ricette di ieri, quando la neve era abbondante e a buon mercato? Lo scollamento paesaggistico diventa allora scollamento economico e sociale: neve per pochi, tutt’altro che naturale, e sempre più costosa. Una neve per un’élite, inevitabilmente, ma pagata con i soldi di tutti. Un caso esemplare di privatizzazione dei profitti e socializzazione delle perdite.

Ecco il secondo cortocircuito dunque, sottolineato dalla suadente voce femminile accompagnata dalla solita musica epica di sottofondo: “c’è differenza tra operare a favore di alcuni invece che nell’interesse di tutti”, mentre sullo sfondo sfilano le immagini del cantiere della pista da bob di Cortina, una pista decisamente per pochi (59 in tutta Italia gli atleti tesserati, tra bob, slittino e skeleton), e con molta probabilità destinata anche a durare poco, come la pista di Cesana costruita per le Olimpiadi di Torino: inutilizzata, abbandonata e in attesa di demolizione, a causa del suo elevato costo di mantenimento e impatto ambientale.

La voce insiste, contro ogni evidenza: “c’è differenza tra estrarre valore da un territorio invece che valorizzarlo”. Eccome se c’è... Insistere su una risorsa sempre più scarsa con investimenti milionari o scegliere di concentrare le Olimpiadi in località già caratterizzate da overtourism, che cos’è se non “estrarre valore” da un territorio? Pensare al tornaconto immediato, quello olimpico degli investitori che non abitano a Cortina, senza chiedersi che ne sarà del domani, non è “valorizzare”, è semplicemente “struzzaggine”, mettere la testa sotto la sabbia come gli struzzi, essere incapaci di uno sguardo lungo, di traghettare davvero un territorio e un’economia fuori dal pantano del presente, verso il futuro.

Terzo e ultimo cortocircuito, molto più sottile e insidioso: l’ultima frase dello spot recita “fare parte di un ambiente naturale è molto più che rispettarlo”. Questa volta la frase coglie nel segno, denunciando sottilmente quella separazione tra Uomo e Natura che ha incanalato e arroccato il nostro ambientalismo verso posizioni di astensione, separazione, creazione di riserve indiane dedicate al “rispetto della Natura” in cui l’uomo non trova posto, mentre invece ogni opera ingegneristica, ogni ruspa, ogni albero abbattuto diventa occasione per crociate ideologiche. Ecco, qui sta la vera sfida del futuro, evitare l’avvitamento ideologico e le polarizzazioni, la demonizzazione dell’ingegneria come la santificazione della Natura incontaminata, valutando caso per caso le relazioni di ciò che si costruisce tra noi e ciò che ci circonda, ciò che punta al bene comune e ciò che lo nega, scegliere senza pregiudizi ciò che ha senso e ciò che non ce l’ha. Non ce l’hanno i sette nuovi impianti di innevamento a Rasun-Anterselva, Predazzo, Livigno, Bormio e Tesero, le circonvallazioni/varianti stradali a Dobbiaco, Perca, Longarone, Cortina d'Ampezzo, Sondrio, Trescore Balneario, Entratico e Vercurago, i nuovi parcheggi ad Assago e Livigno che non fanno che incentivare la mobilità individuale e il traffico automobilistico. Ce l’hanno invece i miglioramenti alle stazioni ferroviarie di Trento, Longarone, Belluno e Feltre, il collegamento ferroviario dell'aeroporto di Milano Malpensa con la rete ferroviaria nazionale. Se le Olimpiadi fossero davvero un’occasione per incrementare la sostenibilità e l’efficienza delle nostre infrastrutture e del trasporto pubblico, al servizio del territorio e della vita delle comunità, al di là dell’evento sportivo, tutti noi ci riconosceremmo in esse. Ma il messaggio veicolato dallo spot è un altro. Uno spot che guarda al passato, spacciandolo per il futuro.













