La Madonna della Neve punirà anche Donald Trump? Una lezione che giunge dalla Marmolada e si proietta su una società che sta perdendo l'equilibrio

Quelli come Trump ignorano e disprezzano le lezioni che decine di migliaia di luoghi come la Marmolada hanno da insegnarci. Ma tutte e tutti noi, al contrario, possiamo rimanere "buoni studenti". Torniamo "a scuola" per combattere chi, giorno dopo giorno, infrange gli antichi precetti minando la sopravvivenza del nostro mondo. Alcuni spunti dall'ultimo libro di Mauro Varotto

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Ieri sera ho ascoltato le parole di Trump alle Nazioni Unite: una sequela inaudita di falsità e assurdità che lasciano appiccicate addosso rabbia, tristezza e paura. Tra queste anche "la grande truffa del cambiamento climatico".
Per fortuna, prima di dormire ho finito di leggere l'ultimo libro della collana de L'AltraMontagna - La lezione della Marmolada, di Mauro Varotto - che riprendendo l'antica leggenda dedicata alla formazione del ghiacciaio oggi morente indica una via di salvezza.
Questa leggenda - una delle tante presenti nelle valli attorno alla Regina delle Dolomiti - racconta di una vecchia avara che per testardaggine scelse di ignorare le celebrazioni legate al culto della Madonna della Neve (una festa religiosa molto sentita tra le genti delle Dolomiti, celebrata il 5 agosto), continuando a lavorare nei verdi prati che un tempo ricoprivano la Marmolada. Lo sgarro provocò un'intensa nevicata, che coprì i campi e la stessa donna, imprigionandoli per sempre in quello che divenne un ghiacciaio.
"Il cambiamento climatico è l’Altro che irrompe, come castigo e maledizione, per un precetto infranto o male inteso. La Madonna della Neve - per sua natura benefica - è diventata all’improvviso violenta e cattiva: alluvioni, siccità, scomparsa dei ghiacciai sono la traduzione concreta del linguaggio simbolico che ci eravamo posti come avviso, ma abbiamo derubricato a superstizione, folklore, arcaismo buono per addormentare i bambini la sera.
L’insegnamento sotteso alla leggenda rimane, insomma, estremamente attuale. È un insegnamento senza tempo, anzi: è un insegnamento che coniuga e tiene insieme tempi diversi, anche se la maledizione appare rovesciata - è la fusione del ghiacciaio la vera maledizione, mentre una copiosa nevicata sarebbe oggi provvidenziale.
Al di là del rovesciamento, le ragioni che hanno portato all’infrazione del precetto sono le stesse: l’erosione dello spazio destinato all’alterità, e la necessità di ricostituire un dialogo che garantisca la nostra stessa sopravvivenza".
Quelli come Trump ignorano e disprezzano le lezioni che decine di migliaia di luoghi come la Marmolada hanno da insegnarci. Ma tutte e tutti noi, al contrario, possiamo rimanere buoni studenti.
Torniamo a scuola per combattere chi, giorno dopo giorno, infrange gli antichi precetti minando la sopravvivenza del nostro mondo.

Dalla leggenda all'oggettività scientifica
Provando ad andare oltre i confini della leggenda per abbracciare l'oggettività scientifica, sempre ne La lezione della Marmolada di Mauro Varotto si incontrano numeri, misure, indicazioni frutto di anni e anni di ricerche capaci di svelare l'inconsistenza delle dichiarazioni del Presidente degli Stati Uniti. Riportiamo un altro passaggio tratto dal libro:
"Dopo una fase relativamente fredda tra gli anni Sessanta e Ottanta, mentre inizia la corsa al suo sfruttamento per l’economia dello sci, negli ultimi decenni il ghiacciaio è diventato implacabile termometro e sentinella del clima che va surriscaldandosi: l’accelerazione del ritmo di fusione è impressionante, e rispecchia l’impatto umano crescente non solo a livello locale, ma su scala planetaria.
Un dato tra i tanti è sufficiente a fornire l’idea di questa accelerazione: se nel 2005 il ghiacciaio si attestava sulla soglia dei 200 ettari, una superficie che ci ha messo cento anni per dimezzarsi, nel 2025 è sceso sotto i 100, dimezzandosi ulteriormente in soli vent’anni. Se nel corso del Novecento la riduzione media annua di superficie è intorno ai 2,5 ettari, dall’inizio degli anni Duemila essa oscilla tra gli 8 e i 9, con una punta record di 13 ettari nel 2022 – l’anno del “crack”, appunto. Dai primi del Novecento, il ghiacciaio ha perso ormai quasi il 90 per cento della sua superficie e del suo volume.
Le misure dei segnali frontali confermano a loro volta questa accelerazione: se l’arretramento medio registrato nei punti di misurazione nel corso del Novecento era di circa 4 metri, in questo secolo è arrivato a punte di oltre 30 metri l’anno. La linea di equilibrio del ghiacciaio non esiste più, posizionata ormai oltre i livelli sommitali.
Questa accelerazione è il combinato disposto di diversi fattori: l’aumento progressivo delle temperature nell’atmosfera locale; la riduzione del volume complessivo, determinata da una fase calda che dura – pur con alcune oscillazioni – da un secolo e mezzo; la quota relativamente bassa del ghiacciaio rispetto ai grandi ghiacciai alpini delle Alpi occidentali e la morfologia del substrato, sempre più caratterizzata da emersione di rocce all’interno che funzionano da piccoli “fornelli”, favorendo il surriscaldamento e la fusione".













