Matteo Salvini ripropone la fake news delle croci di vetta: "Io quando vado in un paese islamico mi adeguo". Come ottenere consensi da una polemica infondata

È umanamente avvilente, in un periodo storico che ha il serio bisogno di incrementare un dialogo disteso tra popoli, creare attriti pretestuosi tra culture diverse ripescando dal passato memorie confuse

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Quando l'iniziativa politica perde slancio, è tendenza diffusa dissotterrare vecchie polemiche. È ciò che ha fatto il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini tornando - come riporta su Instagram il sito Pagella Politica - sull'ormai trita e ritrita polemica delle croci di vetta durante un comizio in Campania.
"Ieri ero più a nord", racconta Salvini, "ero a Padova e ricordavo una polemica di due anni fa, quando qualcuno disse, e lì ci sono tante montagne, basta con le croci istallate sulle vette delle nostre montagne perché danno fastidio a qualcuno. Siamo un popolo che è emigrato nel mondo e nessuno si è mai sognato di andare in un paese che lo ospitava pretendendo che fosse questo paese a cambiare. Io, per lavoro, da ministro quando vado in un paese islamico cosa faccio? Mi adeguo".
Malauguratamente quella vicenda la conosco bene perché mi ha coinvolto in prima persona, avendo scritto io l'articolo pubblicato sulla rivista online del Cai, subito travisato da una parte considerevole dalla stampa e stravolto da una certa politica. Peccato che in quell'articolo non ci fosse scritto da nessuna parte che si volevano levare le croci dalle vette. Nessuna "crociata" e, tantomeno, nessuna avversione. È sufficiente rileggere il seguente passaggio: "(...) rimuoverle sarebbe come cancellare una traccia del nostro cammino; un’impronta a cui guardare per abitare il presente con maggior consapevolezza".
Molto semplicemente si trattava di una fake news, a cui tuttavia in molti per giorni hanno abboccato. Era sufficiente andare a leggere la fonte primaria, l'articolo, per comprendere l'infondatezza della polemica. Lì c'era già tutto, scritto nero su bianco.
Io di quella polemica non ho più voluto parlare, per evitare di allargare un'altra grande piaga del nostro tempo: il vittimismo.
Tuttavia, penso sia giusto evidenziare la mancanza di serietà - da parte di un ministro, nonché vicepremier - nel tornare su una notizia falsa fin dalle fondamenta per guadagnare consensi sulle presunte pretese dei paesi islamici.
Trovo umanamente avvilente, in un periodo storico che ha il serio bisogno di incrementare un dialogo disteso tra popoli, creare attriti pretestuosi tra culture diverse ripescando dal passato memorie confuse.
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