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Idee | 16 giugno 2025 | 12:37

Nasce una scuola per aspiranti montanari: "Abbiamo constatato un certo disallineamento tra i desideri di chi viene da giù e le offerte della montagna"

Per l’edizione 2025, ad ospitare i futuri abitanti di montagna sarà la Valle Orco, in Piemonte, dal 3 al 5 ottobre. Il progetto si propone di offrire una maggiore consapevolezza sulle opportunità e sugli ostacoli della vita in quota, e a dare forma e solidità ai progetti degli studenti. La Scuola di montagna è gratuita e aperta a tutti i maggiorenni, con un limite massimo di 20 partecipanti. Abbiamo parlato con Andrea Membretti, ricercatore e sociologo dell’Università di Torino, tra i coordinatori del progetto

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

In montagna le opportunità lavorative ci sono, però spesso non sono percepite come tali”.

 

Come trovare casa e terreni in montagna? Come fare impresa o trovare lavoro in montagna?”. Questi sono solo alcuni dei nuclei tematici che l’offerta della Scuola si propone di affrontare. Così facendo, si vogliono dotare i partecipanti degli strumenti indispensabili per dare forma al proprio progetto di vita nelle terre alte.

 

La Scuola di montagna è una residenza di 3 giornate – “full immersion” - di formazione e orientamento per futuri abitanti della montagna, si legge in testa al programma.

“L’obiettivo è supportare persone, gruppi e famiglie che stanno progettando di vivere e/o lavorare nelle terre alte, attraverso attività di formazione, informazione e confronto sulle opportunità, i servizi e le buone pratiche presenti nelle valli torinesi, e tramite momenti di esplorazione e incontro con le attività produttive del territorio”.

 

L’iniziativa, promossa dalla Città metropolitana di Torino in collaborazione con SocialFare | Centro per l'Innovazione Sociale e dal Dipartimento di Culture, Politica e Società dell'Università degli Studi di Torino, giunge con il 2025 alla quarta edizione, consolidandosi come una proposta forte e stabile nel territorio piemontese. Dopo la Val Susa, le Valli di Lanzo e la Val Pellice, questa volta tocca a Valle Orco e al Comune di Sparone ospitare i venti aspiranti montanari e il team di esperti che si occuperà della loro formazione.

 

L’offerta prevede una tre giorni estremamente densa e variegata. L’esplorazione e la conoscenza del territorio, con visite mirate presso attività produttive e realtà locali, si alterneranno a momenti di formazione e discussione con esperti di montagna e innovazione sociale. Saranno inoltre dedicati spazi di lavoro e confronto, individuale e di gruppo, per approfondire il proprio progetto e contestualizzarlo nel territorio – “che non deve necessariamente essere quello piemontese”. Per la sera sono previste “cene con l’esperto”, momenti conviviali di scambio e condivisione con abitanti ed impresari della valle.

Dopo i tre giorni, gli studenti saranno seguiti, online e in presenza, tramite lo sportello “Vivere e lavorare in montagna”; con contatti in loco, attività di mentoring, e altre forme di affiancamento alla realizzazione dei loro progetti.

Abbiamo parlato con Andrea Membretti, coordinatore del progetto per l’Università di Torino, che ha tratto qualche considerazione dalle passate edizioni.

 

 

Che tipo di pubblico si interessa a questo tipo di iniziativa?

 

Il pubblico è molto variegato, va dai diciotto ai settantacinque anni. La fascia più rappresentata è forse dai 35 ai 45 anni, sta però crescendo anche il numero di pensionati o prossimi alla pensione che stanno pensando di trasferirsi in montagna. Abbiamo persone di tutte le provenienze; in misura maggiore sono persone con un titolo di studio alto o medio-alto. Vengono quasi tutti da città grandi, molte dal nord-ovest, ma negli ultimi anni abbiamo avuto anche siciliani, romani e bolognesi, per esempio. Vi sono anche trentini, o comunque gente che viene da altre zone di montagna, ma sceglie di fare il percorso qui in Piemonte.

 

 

Ci sono opportunità di lavoro per chi si trasferisce in queste zone montane?

 

Abbiamo constatato un certo disallineamento tra i desideri di chi viene da giù e le offerte della montagna. Magari c’è richiesta di operatori turistici, ma spesso chi viene da noi vorrebbe mettere su un’impresa per conto suo, lontana dal turismo di massa. C’è richiesta di operai forestali o nel settore del legno: chi fa domanda da noi di solito non ha queste competenze e magari neanche vuole fare quel lavoro. In montagna quindi le opportunità lavorative ci sono, però spesso non sono percepite come tali dai nostri utenti, e magari invece sono quelle che attirano interessi internazionali. I nostri tendenzialmente si muovono molto di più su due ambiti: o mantenere il proprio lavoro con forme di smartworking e simili, o cercano di avviare una microimpresa, come attività di allevamento, artigianato, eventi culturali o spazi di coworking.

 

 

Quali conclusioni siete riusciti a trarre dalle passate edizioni?

 

Dopo quattro anni abbiamo visto che l’approccio alla montagna necessita di molto tempo: alcuni hanno iniziato a comprare casa, altri ci vivono già in modo stagionale, in altri casi magari ci vive solo il marito o la moglie, mentre il coniuge lavora in pianura. Insomma, richiede un processo di assestamento lungo. Noi li stiamo accompagnando. I temi su cui più stiamo lavorando solo l’accesso alla casa e ai servizi. Dal punto di vista dei fondi, stiamo chiedendo investimenti pubblici più consistenti, come si sta facendo ora in Trentino. Ci vengono richieste forme di aiuto importanti, per chi ha bambini ad esempio, come lo scuolabus, il car-sharing, l’educazione parentale ecc. Per ora i fondi sono molto limitati, ci vorrebbero delle politiche regionali e nazionali diverse che sostengono il progetto a tutto campo.

 

 

Quali interessi hanno spinto le realtà coinvolte a dedicarsi al progetto?

 

Per l’università il progetto fa parte della terza missione, dunque l’idea è di avere una ricaduta sul territorio. Poi, soprattutto io e il collega Filippo Barbera, lavoriamo molto sul discorso dei nuovi montanari, della restanza, del ripopolamento; e molta ricerca empirica ha fatto emergere una forte domanda di montagna, non da ultimo con la ricerca sulle migrazioni verticali che abbiamo fatto l’anno scorso, che è anche uscita in volume. Volevamo dunque trovare un progetto con il quale dare rispondenza a questa domanda. La città metropolitana di Torino è sempre stata molto attenta a questi aspetti, e in questi anni ha deciso di investire dei fondi in questa direzione. Poi c’è Socialfare, che è un incubatore di impresa - e un’impresa sociale essa stessa - che ci ha creduto e ci crede come occasione di rigenerazione di territori e uso di metodologie alternative.

 

 

Tutte le informazioni si trovano a questo link. Le candidature sono aperte a chiunque sia maggiorenne e residente in Italia - di qualunque nazionalità. Sono ammessi venti partecipanti, selezionati in base alla candidatura della propria idea progettuale di vita e/o lavoro in montagna. Il limite per la presentazione della candidatura è il 13 luglio.

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