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Idee | 28 maggio 2025 | 12:30

Sulle strade del Giro, scritte e bandiere per Gaza: in un'inquadratura di pochi secondi, il senso di impotenza per un popolo condannato a morte

Se la bellezza del ciclismo sta in buona parte nel fatto che le corse passano sulle strade del mondo reale, allora è giusto che nelle strade di questo tempo si legga anche di uno dei più grandi crimini a cui siamo chiamati ad assistere. Rimarranno sull'asfalto quelle scritte, a fianco di quelle dedicate ai nomi dei corridori. Rimarranno sui tornanti dei passi di montagna e in mezzo ai paesi, a ricordarci che mentre applaudivamo felici il passaggio della corsa, qualcosa di una gravità assoluta accadeva nel mondo, nel nostro mondo

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

Il passaggio del Giro d'Italia lascia sempre qualcosa sulle strade di montagna. Non stiamo parlando solo dell'asfalto appena gettato, che genera un misto di gratitudine e ilarità tra gli abitanti di Alpi e Appennini. Neppure dei palloncini o degli striscioni rosa che rimangono aggrappati ai paesi addobbati a festa.

A rimanere a futura memoria sono soprattutto le scritte, quelle disegnate dai tifosi sopra all'asfalto fresco per incitare i propri beniamini. 

 

Sulle strade più battute dalla corsa rosa si accumulano così, di anno in anno, nomi vecchi e nuovi, di campioni del passato e promesse del futuro. Dalla più sbiadita alla più nitida, quelle scritte raccontano di miti intramontabili del ciclismo, ma ci mostrano anche il tempo che passa inesorabile, fino a confondere e poi cancellare ogni traccia.

 

Sono spesso le telecamere aeree a mostrare al meglio le scritte sull'asfalto, mentre i corridori arrancano sulle salite più dure. A volte i commentatori televisivi le analizzano, ci ragionano su, valutando qual è il nome più ricorrente, come in un particolare sondaggio di gradimento letto per terra. Altre volte, al contrario, le inquadrature sono accompagnate da qualche secondo di silenzio e spaesamento. 

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È questo il caso di una scritta che inevitabilmente viene spesso inquadrata in questo Giro 2025. Non si tratta del cognome né del soprannome di un corridore, ma di quello di una città mediorientale ormai ridotta in macerie dopo mesi e mesi di bombardamenti e decine di migliaia di morti. Poche lettere, scritte grandi e in maiuscolo: FREE GAZA

 

Per chi segue la corsa dalle TV di mezzo mondo è impossibile non notare quelle otto lettere, che rappresentano una stonatura nella melodia della corsa, perché ci obbligano a distrarci da qualcosa - la festa dello spettacolo sportivo - che in fondo è fatto proprio per allontanarci dai nostri turbamenti quotidiani.

 

Dura un attimo l'inquadratura, come pochi secondi soltanto dura l'acuto di quel profondo senso di impotenza, di angoscia, di vuoto, che ci porta a pensare che mentre qui, su Alpi e Appennini, ci si emoziona per il fugace passaggio di una corsa di biciclette, nell'altra sponda del Mediterraneo c'è un intero popolo condannato a morte

 

Sono stonature tristi nell'allegra musica del Giro quelle scritte, ma si tratta di note forse necessarie. Perché se la bellezza del ciclismo sta in buona parte nel fatto che le corse passano sulle strade del mondo reale, allora è giusto che nelle strade di questo tempo si legga anche di uno dei più grandi crimini a cui siamo chiamati ad assistere. Non si tratta di slogan attivati dai biechi impulsi dell'antisemitismo, ma da una sacrosanta coscienza civile.


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Rimarranno sull'asfalto quelle scritte, a fianco di quelle dedicate ai nomi dei corridori. Rimarranno sui tornanti dei passi di montagna e in mezzo ai paesi, a ricordarci che mentre applaudivamo felici il passaggio della corsa, qualcosa di una gravità assoluta accadeva nel mondo, nel nostro mondo.

 

E poi sbiadiranno, fino a finire in nulla. Diverranno macchie biancastre, indefinite, irriconoscibili, come le macerie di un città rasa al suolo. Ma finché rimarranno leggibili, proprio in quei paesaggi che a tutti noi ispirano libertà e bellezza, resisterà una traccia ancora più straniante della sopraffazione, dell'orrore, della vergogna.

 

Il Giro d'Italia 2025 lascerà anche questo sulle montagne italiane. Lettere fatte di rabbia, forse anche di una debole speranza, che proprio essendo "fuori contesto" ci invitano ad essere cittadini consapevoli del mondo.

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