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Idee | 28 agosto 2025 | 18:00

"Tagliare alberi per salvare la biodiversità". Ed è subito polemica attorno ad un intervento (dove è coinvolto il Wwf) per la tutela della 'landa carsica'

"Tagliare per salvare", cioè tagliare alberi per salvare la biodiversità di un particolare habitat a rischio: uno slogan forte, forse volutamente provocatorio, che non è passato inosservato sui social network, dove è immediatamente scoppiata una polemica. Un intervento che, in realtà, ha molto da insegnarci

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

“Tagliare per salvare”, cioè tagliare alberi per salvare la biodiversità di un particolare habitat a rischio: uno slogan forte, forse volutamente provocatorio, che non è passato inosservato sui social network, dove è immediatamente scoppiata una polemica a suon di commenti indignati contro alcuni interventi del progetto Interreg “ReCo”, in cui è coinvolto anche il Wwf.

 

Il luogo in cui il progetto eliminerà parte della vegetazione arborea, derivante da un rimboschimento risalente agli anni ’50, si trova nelle vicinanze dell’Area Marina Protetta di Miramare, alle porte della città di Trieste, nel cuore di una Riserva di Biosfera riconosciuta dall’Unesco per l’armoniosa convivenza tra uomo e natura. Istituita nel 1973 come Parco Marino in concessione demaniale dalla Capitaneria di Porto di Trieste al WWF Italia, la Riserva marina di Miramare è nata ufficialmente a metà degli anni ‘80 e da allora è gestita dalla nota associazione ambientalista, che coordina anche le attività nella Riserva di Biosfera di Miramare e costiera triestina.

 

È in questo contesto di elevata protezione e sensibilità ambientale che negli scorsi giorni, sulla piana del Monte Grisa, sono iniziati i lavori di taglio di alberi e arbusti con l’obiettivo di contenere l’avanzata del bosco restituendo così spazio alla “landa carsica”. Si tratta di uno degli habitat più distintivi del Carso triestino e goriziano, definiti dal grande naturalista e studioso Livio Poldini come “la massima espressione dell’unicità della flora del Carso”. Un habitat definito “seminaturale” in quanto creato nei secoli dalle tradizionali attività di sfalcio e pastorizia e oggi a rischio scomparsa proprio a causa dell’abbandono di queste pratiche.

“Per quanti di voi, occasionali o abituali frequentatori della zona, sono rimasti scossi dalla vista degli escavatori in azione”, hanno spiegato in una nota i responsabili dell’area protetta, “ci teniamo a precisare che purtroppo, sebbene nessuno di noi tragga piacere dall’abbattimento di un albero, si tratta di interventi necessari per preservare quel poco che rimane di un ambiente ad altissima biodiversità, come dimostrano anche i monitoraggi botanici e faunistici che stiamo conducendo da diversi mesi sul Pian del Grisa”.

 

L’avanzata del bosco oggetto di intervento, si legge nella nota, “ha portato all’estinzione locale di una decina di specie di uccelli e mette a rischio la sopravvivenza di molte specie botaniche e faunistiche collegate all’ambiente aperto”. Gli interventi di taglio, si sottolinea, “riguardano per lo più specie ad elevata infiammabilità come il pino nero e quindi contribuiranno ad aumentare la resilienza del nostro Carso di fronte alle sfide del riscaldamento globale e del rischio, sempre più alto, di incendi devastanti”. In accordo con il Servizio Biodiversità della Regione Friuli Venezia Giulia, dopo il taglio di alberi e arbusti verranno messe a dimora centinaia di piantine di specie tipiche della landa carsica.

 

“Tagliare per salvare” a volte serve, anche questo è uno dei tanti e diversificati compiti della gestione forestale. Tagliare alberi e arbusti, in questo caso, per salvaguardare un habitat che si sta drammaticamente riducendo e per prevenire l'avanzata di grandi incendi incontrollabili, sperimentati di recente proprio in questa zona.

 

Ma in un mondo dominato dalle semplificazioni (anche a causa di noti divulgatori che hanno scelto di abbandonare la complessità su questi temi, oggi molto d’appeal) l’atto di tagliare alberi è sempre più visto come un male a prescindere. Buono è solo chi pianta alberi, tantissimi, sempre e in qualsiasi contesto. Cattivo e senza scrupoli è chi taglia. Gli interventi del progetto “ReCo” ci insegnano, al contrario, che tagliare alberi a volte è necessario. Non solo per produrre materia prima rinnovabile (ovviamente se in modo responsabile), ma anche per salvaguardare habitat e specie.

 

Dipende come, dipende dove, dipende in base a quali obiettivi e strategie, dipende… ma per chi urla sui social i “dipende” sono solo una scomoda perdita di tempo. Molto più facile scrivere commenti pieni di acredine; molto più semplice credere ciecamente a chi propone soluzioni semplici a problemi complessi. Più difficile leggere, approfondire, cercare di capire. 

 

Occorrerebbe, al contrario, imparare la lezione che ci arriva proprio da questo progetto di tutela della landa carsica, “tagliare per salvare”: tagliare i luoghi comuni per salvare uno spirito critico e una capacità di analisi fondamentali in tempi cupi e incerti come quello che stiamo vivendo.

 

 

Foto tratte dalla nota dell'Area Marina di Miramare - www.ampmiramare.it 

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