Che cosa ci fa un’enorme pinna di squalo pietrificata in fondo alla Valle Maira? Un anello tra storia, rocce e leggende

Salendo e scendendo intorno al gigantesco monolite di roccia sopra Chiappera, per scoprirne la verticalità e le sue pieghe più nascoste, tra grandi panorami e storie di un tempo che fu

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
da Dronero, nella piana di Cuneo poco a nordovest del capoluogo provinciale, si risale tutta la Valle Maira superando Acceglio e arrivando alla borgata Chiappera, ultimo centro abitato della valle
Che cosa ci fa un’enorme pinna di squalo pietrificata in fondo alla Valle Maira?
Chi arriva per la prima volta a Chiappera non può fare a meno di chiederselo. Là, oltre il campanile della piccola chiesa e i tetti in lose del borgo, si staglia contro il cielo una lama di roccia alta quasi 300 metri, inclinata come se stesse fendendo un mare invisibile: è la Rocca Provenzale (2451 m), una delle icone delle Alpi Cozie. Il nome non ha nulla a che vedere con la Provenza o con antiche vie mercantili: si deve invece a don Provenzale, parroco del paese che, agli inizi del Novecento, salì per primo sulla cima per issarvi una croce, adempiendo a un voto. Un atto di fede, certo, ma anche di notevole ardimento alpinistico per l’epoca.
Questa guglia – assieme alla vicina Rocca Castello – fa parte di un piccolo regno di quarzite e dolomia che emerge in fondo alla Valle Maira, quasi al confine con la Francia. Proprio di fronte, sul confine, si alza il massiccio dell’Oronaye, mentre ai piedi della Rocca si distende la conca verde di Chiappera, punto di partenza per alcune delle escursioni più spettacolari della zona.
Il Gruppo Castello-Provenzale è celebre non solo per l’aspetto scenografico che offre dai diversi versanti, ma anche per la sua storia alpinistica: dagli anni Sessanta in poi le sue pareti hanno attirato generazioni di arrampicatori, soprattutto del Cuneese, che vi hanno tracciato vie classiche oggi considerate vere e proprie “palestre d’alta quota”. Le forme sono il frutto di milioni di anni di movimenti tettonici ed erosione, un vero manuale geologico a cielo aperto. E mentre gli alpinisti si cimentano con le salite su roccia, attorno alle pareti la vita prosegue quasi immutabile da secoli, nei prati si alternano pascoli e fioriture stagionali, si muovono marmotte e stambecchi, in cielo volteggiano gracchi e, con un po’ di fortuna, è possibile avvistare persino qualche aquila reale. Qui si trova anche una vecchia postazione del Vallo Alpino, memoria di tempi in cui questi confini erano sorvegliati con occhi militari più che escursionistici. Un mondo da esplorare a piedi, con il facile anello che corre tutto intorno a questo singolare sperone roccioso.

Roccia verticale
Per compiere il periplo della Rocca Provenzale, si parte dalla piazzetta di Chiappera con direzione nordovest, imboccando il sentiero n° 12. La cuspide rocciosa è alta e ancora abbastanza distante sulla nostra sinistra, sembra irraggiungibile, come un guardiano silenzioso. I primi passi attraversano pascoli e grange in pietra, testimonianza dell’antica vita d’alpeggio. La pendenza è regolare, e i tratti più ripidi sono intervallati da brevi falsopiani che permettono di godersi il panorama, con la valle che si allunga come una lingua verde incorniciata da cime severe.
Il sentiero entra poi in un rado bosco di larici, dove la luce filtra a chiazze, e più in alto si apre su macereti e piccoli terrazzi erbosi. Il sentiero si avvicina gradualmente alla parete rocciosa, che si mostra in tutta la sua verticalità. Non è certo paragonabile ad altre celebri pareti delle Alpi, ma nel suo piccolo è imponente, severa, e spesso gli alpinisti che si cimentano con le salite, frequenti nel periodo estivo, lasciano intuire che la scalata è tutt’altro che banale, ma per chi è avvezzo a questo tipo di attività, il richiamo è forte. L’ultimo tratto è un susseguirsi di serpentine che guadagnano quota rapidamente, ormai quasi di fianco alla roccia che sale verso il cielo, e infine eccolo, il Colle Greguri (2309 m), modesta sella tra la Rocca e il Monte Eighier (2574 m), che si affaccia a ovest verso la Francia, con il Gruppo dello Chambeyron in primo piano. Lo sguardo si perde tra le creste e, se si resta in silenzio, è facile sentire il fischio delle marmotte o scorgere il passo elegante di uno stambecco tra le rocce. Poco distante, seminascosta dall’erba alta, la vecchia postazione militare ricorda un’epoca in cui la montagna era frontiera e avamposto.
Alzando lo sguardo verso la “nostra” rocca, invece, si distingue meglio la composizione di questa montagna, che dal basso appare come un unico monolite. La Rocca Provenzale, infatti, è la punta che si affaccia su Chiappera, quella più nota, mentre alle sue spalle, sopra il Colle Greguri, si possono distinguere ora la cuspide rocciosa della Punta Figari (2345 m), la Torre Castello (2448 m) e, separata da una profonda fenditura, la Rocca Castello (2452 m), di un solo metro più alta della Rocca Provenzale.

Prospettive che cambiano
La pace e il silenzio di questo luogo sono davvero incredibili, un angolo perso tra pascoli d’alta quota e pinnacoli rocciosi. Ma per chiudere l’anello si deve continuare, e dal Colle Greguri si deve scendere in direzione ovest, imboccando il sentiero n° 14. La prima parte è un traverso ampio e panoramico, con il sentiero che serpeggia tra pietraie e prati inclinati (che in inverno e primavera sono un po’ pericolosi con terreno innevato o ghiacciato). Il giro prosegue in senso antiorario, aprendo la vista sulle pareti occidentali della Rocca Provenzale, ora vista dal lato opposto rispetto alla salita, più tozzo ma non meno imponente.
Raggiunte le Grange Collet (circa 1920 m), il paesaggio si addolcisce: le baite in pietra, il suono dell’acqua nei ruscelli e il profumo dell’erba alta accompagnano il cammino. Qui la mulattiera si allarga e scende dolcemente verso Chiappera, chiudendo l’anello con un ultimo tratto pianeggiante che sembra fatto apposta per salutare le guglie appena aggirate.
Volgendo indietro lo sguardo e il pensiero, ci si rende conto di quanto il panorama, durante questo percorso, sia un continuo gioco di prospettive, cambiando a ogni svolta, con la Rocca Provenzale che si trasforma da lama affilata a colosso verticale, mentre l’Oronaye, il Vallone di Maurin e le cime dell’alta Valle Maira completano un anfiteatro dalle grandi suggestioni.
E quando si rientra a Chiappera e la “pinna di squalo” della Rocca Provenzale torna a stagliarsi sopra le case, si ha la netta sensazione di aver completato non solo un anello fisico, escursionistico, ma anche un piccolo viaggio nel tempo.
IL PERCORSO
Regione: Piemonte
Partenza e arrivo: Acceglio, borgata Chiappera (1661 m)
Accesso: da Dronero, nella piana di Cuneo poco a nordovest del capoluogo provinciale, si risale tutta la Valle Maira superando Acceglio e arrivando alla borgata Chiappera, ultimo centro abitato della valle
Dislivello: 700 m
Durata: 5 h
Difficoltà: E (escursionistico)
Immagine di apertura: la Rocca Provenzale (2351 m) si staglia sopra le case di Chiappera, in fondo alla Valle Maira. © Claude Perso











