Con gli sci verso la cima più alta del Trentino interno: un percorso lungo e articolato che non è solo una salita, ma un'immersione nella storia e nella cultura dell'"andar per montagne"

Due giorni di scialpinismo tra ghiacciai, storia e paesaggi grandiosi, lungo uno degli itinerari più classici e completi del Gruppo della Presanella

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
dal Trentino si deve seguire la Statale 42 che dalla Val di Sole sale al Passo del Tonale, superando il paese di Vermiglio, mentre dal versante lombardo si risale la Valle Camonica fino a Ponte di Legno e al Tonale, scendendo in Trentino per circa 7 km
La Val di Sole, una delle grandi porte alpine del Trentino occidentale, è una valle di passaggio e di confine, da sempre territorio di collegamento fra mondi diversi. Le Dolomiti di Brenta prima, poi, salendo verso il Passo del Tonale, sul confine con la Lombardia, le masse severe e glaciali dell’Adamello-Presanella. È proprio verso quest’ultimo gruppo che lo sguardo viene inevitabilmente attirato quando, risalendo la valle verso Vermiglio, si scorge l’imponente bastione, montagna madre e riferimento per chi frequenta queste terre. Con i suoi 3558 metri di quota, la Presanella è la cima più alta del Trentino interno e una delle vette simbolo dell’arco alpino centro-orientale, un gigante di tonaliti e graniti antichi, modellato dall’azione dei ghiacciai, che ancora oggi sopravvivono nei vasti apparati del Mandrone e della Presanella stessa. È in questo contesto naturale, potente e austero, che si inserisce la salita scialpinistica alla Presanella dalla Val di Sole, un percorso lungo e articolato, che non è solo una salita, ma una vera immersione nella storia e nella cultura dell’andar per montagne. Certo, non è una gita adatti a tutti, per il notevole impegno che richiede non solo in termini di sviluppo e dislivello, ma anche per le difficoltà oggettive, seppur modeste, e per la progressione su terreno glaciale, che richiede adeguata attrezzatura ed esperienza. Ed è una gita da "accarezzare", da tenere d’occhio fin dall’inverno, per sfruttare il momento migliore, in genere non prima di marzo e spesso fino alla fine di maggio, quando la parte inferiore, che segue il sentiero estivo su pendii ripidi e soggetti a valanghe, è sgombra dalla neve. In compenso, la varietà del percorso, il – consigliabile – pernottamento nel locale invernale del rifugio Stavel, i grandiosi ambienti glaciali attraversati, i panorami e la solitudine a due passi dal carosello sciistico del Tonale, sono tutti elementi che contribuiscono al fascino di questa cima.

Verso i ghiacciai
La partenza avviene dalla località di Stavel, poco oltre l’abitato di Vermiglio salendo verso il Passo del Tonale, e si percepisce subito l’aroma delle grandi classiche. Se la stagione è avanzata, si può seguire in auto, con molta attenzione, la stretta e tortuosa stradina sterrata che sale all’ex Forte Pozzi Alti, dove c’è un piccolo spazio per parcheggiare (risparmiando diverse centinaia di metri di dislivello). Altrimenti bisogna partire dal basso, dal cuore della valle, lasciandosi alle spalle gli ultimi prati per seguire più o meno fedelmente, in funzione dell’innevamento, il tracciato del sentiero estivo n° 206, diretto al rifugio Stavel – Denza. Il percorso non è dei più agevoli, prima nel bosco, via via più ripido, poi per un pendio, spesso con resti di valanghe, quindi superando un passaggio obbligato oltre un roccione (cautela). Non manca più molto, e salendo si incontra la traccia che proviene dall’ex Forte Pozzi Alti: ancora qualche svolta, poi un traverso verso sud, prima per un ripido pendio (pericolo di valanghe), poi su terreno più agevole, ed ecco le ultime svolte che conducono al rifugio Stavel – Denza (2298 m). Il paesaggio si è nel frattempo aperto, e le pareti della Presanella iniziano a mostrarsi nella loro imponenza, mentre alle spalle si allarga il panorama sulla Val di Sole e sulle cime del Cevedale. Il rifugio, di proprietà della Sat e intitolato a Luigi Denza, alpinista e sacerdote trentino, sorge su un terrazzo naturale che domina la valle, e da oltre un secolo è un punto di riferimento fondamentale per l’alpinismo e lo scialpinismo intorno alla Presanella. Costruito alla fine dell’Ottocento, e più volte ampliato e ristrutturato, oggi è una struttura accogliente ma fedele alla sua vocazione originaria, un luogo di passaggio, di incontro e di racconto, di presidio in quota. Chi vuole affrontare la salita in giornata dovrà necessariamente partire prima dell’alba, ma passare la notte al rifugio può essere un’ottima alternativa, sia per godere di tramonto, cielo stellato e alba in uno scenario meraviglioso, sia per avere, il giorno dopo, tutto il tempo di affrontare salita e discesa con la dovuta calma. Certo, il rifugio apre solo a fine maggio, altrimenti bisogna accontentarsi del locale invernale, che è poi un piccolo edificio in legno separato dal rifugio, con 28 posti letto, ma senza stufa…

Un passo dopo l’altro
Il freddo della notte può essere pungente a queste quote, anche chiusi dentro un buon sacco a pelo, quindi mettersi in marcia all’alba non sarà molto difficile. La neve ancora compatta, le ombre disegnano le curve del ghiacciaio, la grande bastionata della Nord della Presanella si alza contro il cielo appena schiarito. A guardarla da qui pare inaccessibile, e infatti l’itinerario lambisce solo gli scivoli bianchi della parete nord, quelli che gli amanti del genere salgono a piedi e ridiscendono con gli sci. Noi scialpinisti classici, invece, preferiamo rimontare i dossi alle spalle del rifugio e portarci gradualmente verso l’ampio bacino che sale in direzione del Passo Cercen (ma si può anche rimanere sulla morena laterale). Il terreno diventa più aperto e severo, con pendenze sostenute in un ambiente decisamente glaciale. Si rimonta il ghiacciaio verso sud, il percorso è agevole e privo di difficoltà, almeno con buona visibilità, ma non bisogna dimenticare che da qui in avanti si sarà sempre su ghiacciaio. Poco sotto il Passo Cercen si devia verso sudest, facendo attenzione agli eventuali crepacci per compiere un ampio giro antiorario in direzione della Sella Freshfield, aperta tra la Cima di Vermiglio e il Monte Gabbiolo, e dedicata al celebre alpinista inglese Douglas Freshfield, figura chiave dell’esplorazione alpina ottocentesca. Raggiunta la sella (3376 m), dopo un’ultima ripida salita, la vista si apre improvvisamente su un panorama vastissimo: l’Adamello, il Brenta, l’Ortles-Cevedale, fino alle lontane Dolomiti nelle giornate più limpide. La cresta ovest della Presanella, che si allunga proprio di fronte, fornisce la direzione per la vetta, ancora piuttosto lontana. Una corta discesa su roccette, poi di nuovo con gli sci si costeggia alla base la dorsale, che è possibile raggiungere, a piedi o con gli sci, in diversi punti in funzione delle condizioni. Sembra non arrivare mai, e invece a un certo punto non si può può proseguire con gli sci, e bisogna salire a piedi (con i ramponi) l’ultimo facile pendio fino alla croce di vetta. Ogni sforzo è ripagato da una rara sensazione di completezza, e non è l’euforia della conquista. Il panorama incredibile, l’ambiente così severo e così accogliente, gli scivoli verticali della Nord. Cos’altro? Ha sì, la discesa, non conviene indugiare troppo. Si ripercorre – lungamente – l’itinerario di salita, che con il giusto innevamento riserva una sciata memorabile, almeno fino al rifugio. Da dove si getta un ultimo sguardo alla Presanella, prima di rientrare nel bosco e verso il fondovalle.
IL PERCORSO
Regione: Trentino – Alto Adige
Partenza: Vermiglio, loc. Stavel (1234 m)
Arrivo: Cima Presanella (3558 m)
Accesso: dal Trentino si deve seguire la Statale 42 che dalla Val di Sole sale al Passo del Tonale, superando il paese di Vermiglio, mentre dal versante lombardo si risale la Valle Camonica fino a Ponte di Legno e al Tonale, scendendo in Trentino per circa 7 km
Dislivello: 2250 m
Durata: 7/8 h
Difficoltà: BSA (buon sciatore alpinista)
Immagine di apertura: sulla vetta della Presanella (3558 m). © Matteo Leoni











