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Itinerari | 18 luglio 2025 | 20:00

Dislivelli importanti e sentieri impervi: sulle Marmarole, la faccia nascosta delle Dolomiti

Un lungo anello, faticoso, solitario e immenso, nel cuore aspro dei Monti Pallidi più silenziosi. Dove temprare il fisico e la mente

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
L'itinerario
Veneto
EE (escursionisti esperti)
1600 m
10/12 h l’intero anello
Val d’Ansiei, località Palus San Marco (1110 m)
Val d’Ansiei, località Palus San Marco (1110 m)

la Val d’Ansiei si raggiunge da Belluno risalendo la Valle del Piave, passando per Pieve di Cadore e Auronzo di Cadore, ma anche salendo a Cortina d’Ampezzo e valicando il Passo Tre Croci

C’è una linea invisibile che separa le Dolomiti turistiche da quelle segrete, solitarie, che a guardarle dal basso paiono respingenti, e salendole lo diventano davvero, respingenti. A due passi dalle Tre Cime di Lavaredo e dalla mondana Cortina d’Ampezzo, una di queste linee di demarcazione passa lungo la Val d’Ansiei e la Val d’Oten, là dove le Marmarole si innalzano come un baluardo inaccessibile. Chi è abituato alle Dolomiti frequentate e servite da impianti, rifugi, sentieri battuti e abbondante segnaletica, troverà nelle Marmarole una realtà radicalmente diversa. Qui regna la montagna vera, quella che si lascia attraversare solo da chi ha il passo sicuro e la mente lucida. Il terreno è spesso infido, i segni si fanno rari, il silenzio è assoluto.

Il Gruppo delle Marmarole si sviluppa per oltre 13 chilometri in linea d’aria tra il circo roccioso del Sorapiss a ovest e il maestoso e solitario massiccio dell’Antelao a sud, oltre la Val d’Oten, separati rispettivamente dalla Forcella Grande e dalla Forcella Piccola; a nord le Marmarole sono delimitate dalla Val d’Ansiei, oltre la quale si alzano i Cadini di Misurina e le Dolomiti di Sesto, mentre a est digradano con dossi boscosi verso Auronzo di Cadore e il solco del Piave. In mezzo, un territorio caratterizzato da solitari e ripidi versanti rocciosi, profonde forcelle e valloni impervi. Niente alpeggi, nessuna sterrata, nemmeno un rifugio, solo alcuni spartani bivacchi. La dolomia principale che caratterizza queste montagne, risalente al Triassico e scolpita nei millenni dall’erosione e dai fenomeni carsici, regala i caratteristici ghiaioni e versanti detritici, pareti verticali e torrioni, forcelle affilate e canaloni franosi.

 

Bisogna proprio volerci andare, quassù, aver voglia di fare fatica e di superare dislivelli importanti, di seguire sentieri impervi e tratti attrezzati per nulla banali, scoscesi, esposti, dove serve molta dimestichezza su terreno quasi alpinistico. Insomma, una montagna per nulla addomesticata, selvaggia, non proprio adatta a tutti, dove serve una buona dose di “incoscienza” unita a un’altrettanta dose di umiltà, per saper rinunciare in tempo ai propri obiettivi, per esempio se il meteo si guasta, ma che in cambio regala grandi emozioni.


Poco sopra il rifugio Tiziano, le sagome incombenti del Monticello (2803 m), a sinistra, e delle Cime di Vallonga (2740 m), a destra. © Matteo Nicolin

Salendo verso il cielo
È con questo turbinio di pensieri che, un lontano agosto di parecchi anni fa, mi sono avvicinato per la prima volte alle Marmarole. Viste tante volte dal basso, finalmente mi accingevo a salirvi sopra, a percorrerle, a immergermi – non senza una certa ansia – in quel mondo selvaggio. La mia destinazione è ovviamente il versante settentrionale del massiccio, l’unico percorso in quota da un sentiero, e gli accessi, dalla Val d’Ansiei, sono solo tre: lungo la Valle di San Vito, a ovest, che separa le Marmarole dal Sorapiss, poi nella zona centrale salendo la dorsale tra il Meduce di Dentro e il Meduce di Fuori, infine, poco a est, per il ripido e vasto versante del Cimon del Froppa. Scelgo quest’ultimo accesso, e la mia prima destinazione è il rifugio Tiziano (il nome “rifugio” non tragga in inganno), con l’adiacente bivacco Toso, da dove intendo proseguire in quota fino al bivacco Musatti, per poi tornare verso il basso. Sarebbe ancora più bello, con il giusto tempo a disposizione, passare almeno una notte in quota e continuare la traversata fino alla Forcella Vanedel, magari salendo al bivacco Voltolina, per poi seguire la celebre Cengia del Doge e tornare in Val d’Ansiei lungo la Valle di San Vito. Mi accontenterò, per questa volta, di una giornata, ma sarà una giornata intensa, e piena, perché l’anello che ho in mente richiede almeno 9-10 ore di cammino. Il meteo è stabile, è mattino molto presto, non resta che mettermi in cammino. Lascio l’auto a Palus San Marco, supero il torrente e seguo, verso sinistra, la ciclopedonale nel bosco che mi porta a imboccare il sentiero n° 260. Il sentiero è all’inizio poco evidente, tra radi alberi, poi non lascia spazio ai dubbi e la salita si fa subito ripida nel fitto bosco. Cammino veloce per lasciarmi il giusto tempo sul sentiero in quota, e intorno ai 1300 metri di quota compaiono alla vista le prime bastionate rocciose. Poco sopra il sentiero segue un valloncello, poi rimonta un corto ma faticoso vallone detritico, un antipasto di quello che mi aspetta più in alto. La salita prosegue senza sosta, ora su terreno aperto, costeggiando la lunga parete rocciosa del Tacco del Todesco. Ancora poco e, superando il bivio con il sentiero n° 280, che dovrò seguire dopo, percorro gli ultimi metri fino al dosso erboso dove sorgono il rifugio Tiziano e l’adiacente bivacco Dino e Plinio Toso (2246 m), ai piedi del vasto anfiteatro dei Lastroni delle Marmarole. Mi concedo finalmente una prima – ma breve – pausa. Le due strutture, la prima in muratura, la seconda un classico bivacco in lamiera a semibotte, sono entrambe del Cai di Venezia. Il Tiziano, intitolato al sommo pittore cadorino e inaugurato nel lontano 1899 come rifugio (più volte ristrutturato e trasformato in rifugio non gestito a causa della scarsissima frequentazione turistica), è accessibile solo su prenotazione e ritiro delle chiavi, mentre il Toso (del 1977) è sempre aperto e sarebbe perfetto per una notte in quota tra questi ambienti selvaggi. Ma oggi non posso, e senza perdere tempo mi rimetto in cammino.


Il bivacco Alberto Musatti (2111 m). © Andreas Jentzsch

Silenzi di roccia
Torno al bivio poco più in basso e seguo verso sinistra (ovest) il sentiero n° 280, più conosciuto come Strada Sanmarchi, che subito piega a sud ed entra nella solitaria Val Longa. Ecco, sono questi gli ambienti che mi aspettavo, che sapevo – e speravo – di trovare: piccoli spazi erbosi, tanta roccia, verticalità. E solitudine. Il sentiero volge a destra (ovest) e sale ripido, con diverse svolte, tra cenge e roccette, fino a raggiungere la dorsale nord del Tacco del Todesco a circa 2500 metri di quota. Seguo questa cresta, facile anche se esposta, alcuni passaggi richiedono attenzione, raggiungo una sella rocciosa, poi passo poco sopra un’altra poco più bassa, quindi inizio a scendere per un valloncello di pietrisco, dove non manca qualche residuo di neve. Sono così concentrato, così immerso in questo ambiente di tale selvaggia bellezza, che quasi non mi accorgo del tempo che passa e delle montagne che mi passano sopra la testa – Pala di Meduce, Cima Vanedel, Campanile di San Marco – e che si delineano all’orizzonte, dal Sorapiss al Cristallo, dai Cadini alle seminascoste Tre Cime. Ecco il vallone del Meduce di Fuori, ed ecco, più in basso, di nuovo i prati, dove scorgo il bivacco Musatti. Un ultimo tratto delicato e leggermente esposto su pietrisco instabile, poi il sentiero scende su detriti e lungo i piacevoli pendii erbosi e di mughi che portano fino al bivacco (2111 m). Ecco un altro meraviglioso luogo dove sostare, dove immergersi completamente nei silenzi e nella maestosità delle Marmarole. I Cadini e le Dolomiti di Sesto si delineano di fronte, ma più che il panorama, quello che colpisce qui sono le cime tutto intorno, che incombono vicinissime, pareti e torrioni che chiudono l’orizzonte su tre lati, in un abbraccio avvolgente di dolomia. Pausa. Respiro. Calma. Sono passate diverse ore dalla partenza, non ho incontrato anima via, il fondovalle sembra lontanissimo, e in effetti lo è, mille metri più sotto. Verrebbe voglia di fermarsi qui, anche qui, ad aspettare il sole che cala dietro le creste. Ma è ora di rimettersi in marcia, e affrontare la ripida discesa sul sentiero n° 279. Mi tuffo verso il basso, il sentiero è ripido ma agevole, raggiunge i primi arbusti, poi entra nel bosco. È quasi sera, attraverso la bellissima Foresta demaniale di Somadida, famosa per aver fornito, secoli fa, il legname per le navi della Serenissima, oggi protetta come bene prezioso. Ecco infine la ciclopedonale, che seguo verso destra, oltrepassando il Ponte degli Alberi, per un’ultima rilassante camminata che mi riporta al punto di partenza. Stanco, molto stanco, ma traboccante di questo lungo e silenzioso dialogo con le Marmarole.

 

 

IL PERCORSO
Regione: Veneto
Partenza e arrivo: Val d’Ansiei, località Palus San Marco (1110 m)
Accesso: la Val d’Ansiei si raggiunge da Belluno risalendo la Valle del Piave, passando per Pieve di Cadore e Auronzo di Cadore, ma anche salendo a Cortina d’Ampezzo e valicando il Passo Tre Croci
Dislivello: 1600 m
Durata: 10/11 h l’intero anello
Difficoltà: EE (escursionisti esperti)

 

Immagine di apertura: le Marmarole viste da Federavecchia, lungo la strada che sale a Misurina. © 88bl

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