Esistono ancora spazi solitari tra Braies e Lavaredo?

Una salita poco frequentata, una valle silenziosa, una forcella selvaggia affacciata verso le celebri vette delle Dolomiti di Sesto. A due passi dall’affollato mondo delle Tre Cime

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
la Valle di Landro si raggiunge da Dobbiaco o da Cortina, superando il Passo Cimabanche
Pensi alle Tre Cime di Lavaredo, e subito dopo l’iconico profilo delle vette più famose delle Dolomiti e forse delle Alpi tutte, l’immagine che appare alla mente sono lunghe file di escursionisti sui sentieri, parcheggi affollati, orde di gitanti chiassosi intorno ai rifugi e alle malghe-ristoro. Ogni estate, a partire da luglio e almeno sino a fine agosto, ma anche in inverno, nelle vacanze di Natale, a Carnevale e nei fine settimana, fino a quando c’è neve. È il destino delle celebrità, e non è certo il mio intento disquisire qui sull’eccesso di turismo e sull’uso discutibilmente ludico dello spazio alpino. Ma è altrettanto indiscutibile che solcare i sentieri delle Dolomiti di Sesto, intorno alle gloriose e meravigliose Tre Cime, almeno in alta stagione, può essere un’esperienza mortificante, almeno per chi cerca nell’alpe non tanto una lotta di reyana memoria, ma piuttosto la pace nella fatica, il confronto leale con l’ambiente delle terre alte, silenzi e grandi panorami che riempiono mente e cuore. Ecco perché, forse sbagliando, cerco sempre di evitare quei sentieri in piena estate, che è poi uno dei pochi momenti in cui posso spingermi così lontano dalla mia Lombardia. Ma come sempre, basta saper cercare, osservare la cartina, e magari chiedere consiglio a un locale o a chi quei territori li conosce bene, per riuscire a scovare angoli solitari e silenziosi, per immergersi completamente nella scoperta di valli e boschi, di cime e colli. E percorrendo la Valle di Landro, con quell’andirivieni di macchine, moto e camper, e anche tante biciclette sull’apposita pista, che vanno e vengono tra Cortina e Dobbiaco, bisogna proprio volersi fermare in quel minuscolo parcheggio dove, sull’altro lato della strada, una modesta segnaletica indica l’attacco del sentiero che mi accingo a percorrere. E serve una volontà per certi versi maggiore per scendere dall’autobus di linea poco oltre, come ho fatto io, e tornare indietro di 600 metri lungo la Statale di Alemagna per raggiungere quel sentiero.

Tracce solitarie
Il sentiero è il numero 9, una traccia tra i prati, che poi entra subito nel bosco. La mia destinazione è la Forcella del Lago (Lückelescharte, 2533 m), valico che mette in comunicazione la Valle di Landro con la Valle Campo di Dentro (o Innerfeldtal), scavalcando la dorsale Rondoi-Baranci, una delle aree meno frequentate delle Dolomiti di Sesto, sul margine occidentale di queste ultime. A ovest si alzano le Dolomiti di Braies, mentre io sto entrando nel Parco naturale Tre Cime, che non a caso prende il nome dalle sue vette più celebri. Dopo il primissimo tratto, la salita si fa subito ripida e traversa a nordest fino a entrare in uno stretto solco (è il Fosso Mesule, o Möselegraben), che si risale per un breve tratto passando da una bella e inaspettata cascata, per uscirne verso sud con numerose e strette svolte, sempre ripidissime. Capisco che qui non passano in molti, nonostante il sentiero sia in perfette condizioni, perché in effetti il tracciato non molla mai, sono passato in un sol balzo dai 1300 metri del fondovalle agli oltre 1800 dove mi trovo ora, e dove inizia un lungo traverso ascendente a tratti esposto, con il cavo metallico a garantire la sicurezza. L’ambiente è selvaggio, ogni tanto tra gli alberi spuntano le cime delle montagne tutto intorno, e il silenzio regna sovrano. Passo dalla piccola e bella malga Schafalm, poi ancora svolte per superare un ripido pendio, ed eccomi in una grande radura su una dorsale, dove finalmente mi fermo ad ammirare il panorama che ora è più aperto. Riconosco, a ovest, il Picco di Vallandro e, seminascosta, la Croda Rossa, mentre sopra di me incombono la Cima Piatta Alta e di Mezzo e la Croda dei Baranci, e verso sudest si alzano le Cime Bulla. Riprendo il cammino, ora su terreno più aperto e agevole tra mughi, prati e le prime rocce, e con una piacevole progressione raggiungo l’amena conca con il Lago Malga di Mezzo (Mitteralplsee, 2020 m circa), incastonato tra alte pareti e proprio sotto la mia meta. La posizione è davvero incantevole, il silenzio assoluto, sembra quasi di essere in un altro mondo, ma è una sensazione che conosco bene, e dopo una breve pausa a contemplare il panorama, affronto l’ultimo ripido ghiaione che, dopo una lunga serie di strette svolte, mi deposita direttamente sulla Forcella del Lago, a 2533 metri di quota, oltre 1200 metri sopra il mio punto di partenza.

Verso le Dolomiti di Sesto
Il mondo che mi si spalanca agli occhi ha quasi dell’incredibile. Le Tre Cime, da una prospettiva insolita, la Croda Passaporto e il Monte Paterno, la Cima Dodici, forse spunta anche la Cima Undici, e poi la Punta dei Tre Scarperi. Montagne note, dai nomi celebri e altisonanti, che da qui, dopo questa salita in completa solitudine, assumono un sapore particolare. Resto in contemplazione di questo “nuovo” versante, mi volto verso il Picco di Vallandro e tutte le altre cime che si allungano all’orizzonte, quasi indeciso su dove volgere lo sguardo. Poi alzo gli occhi a sud e osservo le rocce che salgono alla Cima Bulla Nord, mi sposto a nord, e vedo l’evidente sentiero che sale alla Cima Piatta Alta (2905 m). Le gambe hanno un sussulto, stanno per muoversi da sole e salire per quella traccia, ma la testa le blocca e le riporta a più miti consigli: sono da solo, in giro non c’è anima viva, il sentiero è quasi alpinistico, molto esposto, e non credo sia una buona idea salire lassù. Peccato. Ma voglio consolarmi con una discesa alternativa, almeno quello me lo concedo, e in fondo l’avevo messa in conto già dall’inizio, è uno dei motivi che mi ha fatto preferire l’autobus rispetto alla macchina. Invece di tornare in Valle di Landro, quindi, scelgo di calare per l’ampio e detritico vallone di Toal Erto, poi tra la bassa vegetazione, per atterrare nella lunga Valle Campo di Dentro. Al primo bivio potrei prendere a destra, salendo al Passo Grande dei Rondoi per scendere poi in Valle della Rienza, come anche al successivo, dove mi porterei verso la Torre di Toblin e il rifugio Locatelli-Innerkofler (o Dreizinnenhütte). Continuo invece per la mia strada, verso nord, anche se al bivio ancora seguente sono tentato di prendere a sinistra e salire alla Forcella dei Baranci, da dove potrei tornare direttamente in Valle di Landro. Resto fedele ai miei intenti, e soprattutto non sopravvaluto le mie forze, e arrivo fino al rifugio Tre Scarperi (Dreischusterhütte, 1626 m), dove mi concedo una meritata sosta. Sono tornato nella civiltà, quella delle strade e dei turisti, non proprio orde, ma nemmeno pochi. Non mi dispiace, in fondo, questa civiltà, non mi dispiace potermi sorseggiare una birra tra i prati, ammirando dal basso le cime che mi sovrastano. Ripercorrendo con il pensiero i solitari ambienti appena attraversati, prima di rimettere gli scarponi e tornare, rigorosamente a piedi (by fair means…), sulla strada della Valle di Sesto, dove un provvidenziale autobus di linea (molto meno fair, ma molto più comodo) mi riporta a Dobbiaco.
IL PERCORSO
Regione: Trentino – Alto Adige
Partenza: Valle di Landro, parcheggio a quota 1300 metri circa
Arrivo: Forcella del Lago (Lückelescharte, 2533 m)
Accesso: la Valle di Landro si raggiunge da Dobbiaco o da Cortina, superando il Passo Cimabanche
Dislivello: 1250 m
Durata: 4 h/4 h e 30 min; 8/9 h con la discesa per la Valle Campo di Dentro
Difficoltà: E (escursionistico)
Immagine di apertura: il Lago Malga di Mezzo dominato dalla Cima Bulla Nord (a destra) e dalla dorsale tra Cima Piatta di Mezzo e Cima Piatta Alta (a sinistra); al centro si distingue il ghiaione terminale che sale alla Forcella del Lago. © AdobeStock











