Piccolo viaggio in una terra di pietra: sul crinale della Val Rosandra, dentro il cuore carsico di confine

Un itinerario ad anello corto e semplice, ma ricchissimo di suggestioni, a due passi da Trieste, affacciato sulla Val Rosandra fino alla ventosa cima del Monte Stena, attraverso uno dei territori più affascinanti del Carso triestino. Un percorso perfetto per una mezza giornata nella stagione fredda, in una terra di pietra, di grotte e doline. E di lande battute dal vento, che racconta storie di confine e di antiche culture

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
da Trieste conviene portarsi prima a Basovizza, e senza entrare nel centro abitato, tenere la destra e poco dopo ancora a destra, seguendo le indicazioni per la chiesa di San Lorenzo e la Val Rosandra; la località di partenza è raggiungibile anche con i mezzi pubblici
Il Carso triestino, visto dall’alto o percorso lentamente a piedi, è un mondo a sé, un altopiano apparentemente uniforme che nasconde una sorprendente varietà di forme, storie e microambienti. La Val Rosandra ne rappresenta senza dubbio uno dei cuori più riconoscibili e identitari: una valle incisa profondamente dall’acqua in un contesto dominato dal carsismo, tanto da essere stata tutelata come Riserva naturale, unica nel suo genere in tutta la regione. Qui il torrente Rosandra (Glinščica), dopo aver raccolto le acque di un bacino sotterraneo complesso e ancora in parte misterioso, scava una forra ombrosa e angusta, creando un contrasto netto con l’aridità dell’altopiano sovrastante. È proprio su questo margine, tra la valle e la distesa pietrosa del Carso, che si colloca il Monte Stena, modesta elevazione in termini altimetrici, ma straordinaria per valore paesaggistico, geologico e botanico. La sua sommità e i suoi versanti ospitano uno degli esempi meglio conservati di landa carsica, un ambiente aperto, modellato dal vento e dalla scarsità d’acqua superficiale, dove il suolo sottile lascia affiorare ovunque la roccia calcarea, incisa da solchi, campi carreggiati e fratture. Tra le pietre trovano spazio specie vegetali adattate a condizioni estreme, come il sommaco, il ginepro, la salvia dei prati e numerose fioriture stagionali che, soprattutto in primavera, punteggiano di colori un paesaggio solo apparentemente monocromo. Il sottosuolo, come in tutto il Carso, è attraversato da un fitto reticolo di grotte orizzontali, pozzi, inghiottitoi e doline, che testimoniano una lunga storia di dissoluzione carsica. Molte di queste cavità, soprattutto sui versanti e nelle aree immediatamente retrostanti la valle, sono state esplorate fin dalla fine dell’Ottocento, facendo della Val Rosandra uno dei luoghi di nascita della speleologia scientifica italiana ed europea.

Roccia e vento
L’escursione prende avvio dalla chiesa di San Lorenzo, punto di riferimento del piccolo abitato raccolto sul bordo dell’altopiano, a due passi da Basovizza. Da qui si prende la stradina (indicazioni) oltre una sbarra, e poco dopo, al bivio, si prende sulla destra il sentiero n° 1, segnalato e ben tracciato, che si dirige verso sud seguendo inizialmente un tratto nel bosco. La salita è graduale e permette di entrare subito nel paesaggio carsico "di margine", dove la vegetazione arborea lascia progressivamente spazio a cespugli bassi e radure sassose. Il bosco è rado, spesso interrotto da piccole doline, che si aprono improvvise accanto al sentiero, avvallamenti erbosi o pietrosi che ricordano costantemente come il terreno sotto i piedi sia in gran parte vuoto, scavato dall’acqua nel corso di millenni. Usciti dal bosco, il sentiero si porta sul crinale vero e proprio del Monte Stena. Qui il carattere del percorso cambia nettamente: il terreno è più aperto, spesso spazzato dal vento (e con il freddo invernale è indispensabile avere indumenti termici!), mentre il sentiero corre a tratti quasi sospeso sopra la Val Rosandra. Il bordo della valle è netto, inciso, e offre scorci continui verso il basso, dove la vegetazione si infittisce seguendo il corso del torrente. La cima del Monte Stena non è una vetta marcata o aguzza, al contrario, è caratterizzata da un croce in una grande radura pietrosa, in piena sintonia con l’ambiente circostante, e si raggiunge senza strappi, ma con una sensazione crescente di apertura. Dalla sommità lo sguardo spazia sull’intera Val Rosandra, che si distende profonda e sinuosa, mentre verso nord e ovest si apre l’altopiano carsico, con i suoi campi sassosi, le macchie di vegetazione e, nelle giornate limpide, ampie vedute fino al Golfo di Trieste. È un panorama essenziale, composto da linee nette e contrasti tra la roccia chiara e il verde della valle, che restituisce bene la natura di questo territorio di confine tra altopiano e incisione fluviale.

Dentro la valle
Per chiudere un anello e tornare al punto di partenza, dalla cima si prosegue sul sentiero che continua lungo il crinale, perdendo gradualmente quota fino a raccordarsi con il tracciato che scende verso il fondovalle. La breve discesa conduce alla ciclopedonale della Val Rosandra, realizzata sul sedime della storica ferrovia Trieste-Erpelle, oggi uno degli assi principali per la frequentazione lenta della valle. Il passaggio dalla landa carsica alla Val Rosandra è netto, con il paesaggio che si chiude, l’umidità che aumenta, la vegetazione che diventa più ricca e continua. Camminando lungo la ciclopedonale si ha modo di osservare dal basso i versanti attraversati poco prima, riconoscendo il crinale del Monte Stena come una linea continua sopra la valle, mentre sul versante opposto, sopra la caratteristica chiesetta di Santa Maria in Siaris, si alza il complesso del Monte Carso (altro luogo che merita di essere esplorato). Questo facile tratto permette anche di comprendere il ruolo centrale che la Val Rosandra ha avuto nella storia dell’escursionismo, dell’alpinismo "minore" e soprattutto della speleologia. Fin dagli inizi del Novecento, gruppi speleologici triestini e mitteleuropei hanno esplorato sistematicamente le numerose cavità della zona, contribuendo in modo decisivo alla conoscenza del carsismo e sviluppando tecniche che poi si sono diffuse altrove. Anche l’escursionismo e l’alpinismo (inteso come palestra di arrampicata propedeutica alle grandi salite dolomitiche) ha trovato qui uno dei suoi laboratori naturali, grazie alla varietà di ambienti e alla facilità di accesso. Lasciata la ciclopedonale, una stradina sulla destra (n° 15) e poi un sentiero riportano gradualmente in salita verso San Lorenzo, chiudendo questo facile circuito. La salita finale è breve ma sufficiente a ristabilire il contatto con l’ambiente aperto dell’altopiano. Tornati alla chiesetta, la chiarezza del tracciato e la ricchezza dei paesaggi attraversati si delineeranno nelle mente in maniera indelebile, e diventerà palese come questa elementare escursione sia capace di offrire invece una lettura completa e concreta del Carso triestino e della Val Rosandra. Senza eccessi retorici, ma con continui stimoli per chi cammina con attenzione.
IL PERCORSO
Regione: Friuli – Venezia Giulia
Partenza: San Lorenzo – Jezero (377 m)
Arrivo: Monte Stena (441 m)
Accesso: da Trieste conviene portarsi prima a Basovizza, e senza entrare nel centro abitato, tenere la destra e poco dopo ancora a destra, seguendo le indicazioni per la chiesa di San Lorenzo e la Val Rosandra; la località di partenza è raggiungibile anche con i mezzi pubblici
Dislivello: 150 m
Durata: 1 h e 30 min
Difficoltà: E (escursionistico)
Immagine di apertura: una veduta della Val Rosandra. © Andrea Skerlavaj











