Sulle creste del ciclopico Peralba: la montagna del Piave, baluardo di confine tra Friuli – Venezia Giulia, Veneto e Austria

Salendo per il Crestone, quello ovest, e in discesa sulla cresta orientale, tra paesaggi rocciosi e affacci sul vuoto, percorrendo un grandioso anello su una delle cime simbolo delle Alpi Carniche

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
le Sorgenti del Piave si possono raggiungere dal Cadore, risalendo la Val Comelico e superando Sappada, oppure da Tolmezzo, percorrendo la Val Degano oltre Forni Avoltri, in entrambi i casi arrivando a Cima Sappada, dove una tortuosa e stretta stradina sale la Val Sesis fino al rifugio Sorgenti del Piave
Il Piave, nel mio immaginario giovanile, era il “fiume della Grande Guerra”, e con questo spirito, un po’ diffidente e un po’ reverenziale, salgo dalla piana friulana verso le sorgenti del “fiume sacro alla patria”. In realtà il Piave nasce in Friuli – Venezia Giulia, ma le sue acque scorrono, già dopo pochi chilometri, in territorio veneto, e infatti sono in molti a raggiungerne le sorgenti dal Cadore, passando per la Val Comelico. In entrambi i casi, giunti alla località turistica di Cima Sappada, si deve volgere a nord e risalire la stretta Val Sesis, saltando da una riva all’altra del fiume, fino ai ripiani pascolivi dove sorge il rifugio Sorgenti del Piave, proprio di fianco al piccolo “monumento” che decreta la nascita del corso d’acqua. E già da qui, la mia meta di oggi appare evidente e imponente, quel Monte Peralba che si alza ripido e ciclopico proprio sopra la conosciuta meta turistica friulana, che nella bella stagione accoglie ogni giorno decine e decine tra gitanti, escursionisti e alpinisti. Ci sono tre vie per salire sulla cima, nessuna facile, anche se due sono poco più che escursionistiche, mentre la terza è una ferrata. È la mia fissazione – a volte al limite dell’ossessione – di compiere percorsi circolari, ad avermi portato fin qui, insieme al desiderio di scoprire un altro angolo di Alpi Carniche, che per me custodiscono un fascino segreto, poco incline alla mondanità. Mi sono deciso a salire per la cresta ovest e scendere per la più frequentata Normale della cresta est, due itinerari per nulla banali, che concatenati riservano un lungo ma – spero – molto remunerativo anello.

Solitudine in cresta
Il Monte Peralba (2694 m) è una delle montagne più iconiche delle Alpi Carniche, un vero baluardo di confine tra Friuli – Venezia Giulia e Veneto, con l’Austria lì a due passi. La sua mole chiara domina l’alta Val Sesis, insieme all’adiacente Pic Chiadenis (2490 m), un arcipelago di guglie calcaree, creste frastagliate e valli verdi che raccontano storie di un mare antichissimo, risalente al Triassico. Le stratificazioni chiare, di dolomie e calcari, compongono un paesaggio che pare scolpito dal vento e dall’acqua, costantemente modellato dal gelo e dal disgelo. Mi soffermo a guardare dal basso questo panorama, le pareti e le guglie, poi il rumore di alcune macchine che sono arrivate al parcheggio mi spinge a incamminarmi. Passo di fianco a una piccola cappella e seguo l’evidente traccia che sale tra gli alberi, quasi un corridoio verde, con il ripido versante meridionale del Peralba a osservarmi silenzioso. Ancora un tratto nel bosco, poi la pendenza comincia ad aumentare, e quasi senza rendermene conto, con gli alberi che cedono il passo ai mughi, metto piede su quello che viene chiamato Crestone. Non si fatica a capirne il motivo: la via da seguire, se a tratti scompare sotto i piedi, è dettata dall’evidente cresta, ampia con grandi placconate di roccia, ripida nel primo tratto, ma più sopra la pendenza diminuisce e in alcuni punti si stringe, lasciando vagare lo sguardo sugli abissi rocciosi del versante meridionale e, giù in basso, sulle sorgenti del Piave. Bisogna fare attenzione, certo, il terreno non è sempre così solido, ma lo spettacolo del panorama e l’isolamento regalano un sapore particolare a questa salita. Mi accorgo di non aver fatto nemmeno una sosta, e mi concedo un sorso d’acqua presso i resti di un avamposto austriaco risalente alla Grande Guerra, prima di continuare la salita, come attratto dalla cima. Rocce e ancora rocce mi accompagnano fino alla cima, che raggiungo quando una leggera nebbia sale dal basso. Mi fermo, e mi accorgo di essere circondato dal bianco, un denso strato lattiginoso e umido che avvolge la grande montagna. Speravo nel panorama, verso le Dolomiti e le Alpi austriache, il Großglockner e la pianura, magari l’Adriatico, ma devo sapermi accontentare. E in fondo non è niente male nemmeno così, con un silenzio totale, solo una leggera brezza, nient’altro. E mentre indosso i miei capi tecnici per preparami alla discesa, un pensiero va ai militari che si affrontarono quassù, estate e inverno.

Tra nebbia e sole, rocce e prati
Per il rientro decido di seguire il mio programma originale e continuo sul versante opposto da dove sono salito, quello orientale, che dovrebbe essere leggermente più agevole. Scendo per l’ampia cresta, completamente immersa nella nebbia, cercando di non perdere la traccia, qui più evidente, quindi affronto il ripido canale attrezzato che rappresenta il tratto chiave del percorso. È breve, nulla di troppo complicato, bisogna solo fare attenzione a dove mettere i piedi (la situazione sarebbe ben diversa con neve o ghiaccio, cosa non rara vista l’esposizione a nord). Più sotto mi sento quasi preso in giro dal meteo, perché al termine di questo tratto la nebbia quasi svanisce, e in pochi minuti mi ritrovo al sole, scendendo verso sud i pendii prativi che separano il complesso sommitale del Peralba dal massiccio del Chiadenis. Supero il Passo Sesis (2367 m) e sempre in discesa raggiungo rifugio Pier Fortunato Calvi (2164 m), situato su un magnifico balcone erboso proprio davanti alle pareti del Peralba e ai piedi del Chiadenis, con i suoi appicchi verticali che regalano grandi emozioni ai rocciatori. Il Calvi è un rifugio storico, da sempre punto di appoggio per escursionisti e alpinisti, dove si respira un’atmosfera accogliente e si gode una delle viste più belle sulla Val Sesis e sulle cime circostanti. Dopo una meritata sosta, riprendo il cammino verso il basso, lasciandomi scivolare sulla comoda sterrata di accesso al rifugio, che con morbide svolte tra pascoli e ghiaioni, riporta sul fondo della Val Sesis, a pochi minuti dal rifugio Sorgenti del Piave. Torno nella civiltà, al sole, tra i turisti, tra le auto. Ma un pezzo l’ho lasciato lassù, sul Crestone e alla Madonnina della cima, lungo la discesa e tra le guglie rocciose che ho solo accarezzato con lo sguardo.
IL PERCORSO
Regione: Friuli – Venezia Giulia
Partenza: rifugio Sorgenti del Piave (1830 m)
Arrivo: Monte Peralba (2694 m)
Accesso: le Sorgenti del Piave si possono raggiungere dal Cadore, risalendo la Val Comelico e superando Sappada, oppure da Tolmezzo, percorrendo la Val Degano oltre Forni Avoltri, in entrambi i casi arrivando a Cima Sappada, dove una tortuosa e stretta stradina sale la Val Sesis fino al rifugio Sorgenti del Piave
Dislivello: 950 m
Durata: 5/6 h l’intero anello
Difficoltà: EE (escursionisti esperti)
Immagine di apertura: il versante meridionale del Monte Peralba (2694 m); in primo piano, il rifugio Pier Fortunato Calvi (21164 m). © JakobZ











