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Itinerari | 09 maggio 2025 | 18:00

Tra piccole cascate e prati che si aprono nel bosco. Meta alternativa, perla dei Marsicani, cima simbolo del Parco

Una delle cime simbolo del Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, partendo dalla solitaria Valle di Canneto, tra fitti boschi di faggio e aerei crinali erbosi

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
L'itinerario
Lazio
E (escursionistico)
1200
4/5 h
Santuario di Santa Maria di Canneto (1040), Settefrati
Monte Meta (2242 m)

raggiunto Settefrati, si segue la comoda stradina nel bosco che conduce al Santuario, in Valle di Canneto

C’è un luogo, nel cuore dell’Appennino Centrale, dove la montagna si mescola alla spiritualità, e il silenzio dei boschi viene spezzato soltanto dal rumore dell’acqua e dal fruscio degli zoccoli dei camosci. È la Valle di Canneto, uno dei gioielli naturalistici più autentici e selvaggi del Parco nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise. Siamo nel versante laziale del Parco, in provincia di Frosinone, e precisamente nel territorio del comune di Settefrati, a 1040 metri di quota. Qui, nascosto tra le faggete e il rumore calmo delle acque, sorge il Santuario della Madonna di Canneto, antico luogo di pellegrinaggio e punto di partenza privilegiato per una splendida escursione dell’intero parco: la salita al Monte Meta (2242 m).

Il Monte Meta, o più semplicemente la Meta, rappresenta una delle cime simbolo del massiccio omonimo, appartenente al Gruppo dei Monti Marsicani. È una vetta di confine, che guarda da un lato ai territori del Lazio, dall’altro al Molise e all’Abruzzo. Il suo profilo dolomitico e slanciato emerge tra i boschi come un faro calcareo, offrendo una prospettiva privilegiata su tre regioni e su uno dei più ricchi habitat faunistici dell’Appennino. L’itinerario dalla Valle di Canneto permette di raggiungere la cima con un’escursione che presente l’indubbio vantaggio di essere meno frequentato rispetto agli accessi più “classici” da Prati di Mezzo, sempre in Lazio, o da Campitelli/Valle Fiorita, tra Abruzzo e Molise, e offre inoltre diverse varianti interessanti.


La facciata del Santuario di Santa Maria di Canneto. © Cominensis

Nel silenzio dei boschi
Il cammino inizia proprio dal Santuario della Madonna di Canneto, accessibile percorrendo la lunga e suggestiva strada forestale che si inerpica da Settefrati. La valle in sé è da esplorare, anche partendo da Picinisco per seguire un bel sentiero nel bosco che arriva fino al Santuario. Ma è oltre che la valle esprime tutta il suo incanto. Una comoda mulattiera, che più avanti diventa sentiero, percorre infatti agevolmente tutta la valle, tra piccole cascate e prati che si aprono nel fitto bosco. Più in alto, i sentieri salgono con più decisione, per arrivare ai passi (Valico delle Gravare, Passaggio dell’Orso, Forca Resuni) che mettono in comunicazione la Valle di Canneto con la Val Fondillo e il territorio di Barrea. Sono questi tra i luoghi più belli – e visitati – del Parco, celebri anche per la fauna selvatica, dove spicca il camoscio, gli ambienti intatti e le tante emergenze botaniche. Come lo è la salita alla Meta, che dalla Valle di Canneto assume un sapore particolare. Dopo aver oltrepassato il piazzale del Santuario, si abbandona la comoda traccia di fondovalle, riservandola magari per un’altra volta, e si prende a destra per andare a superare il ponte sul torrente Melfa. Da qui si segue il sentiero n° N3 in direzione di Fonte Chiariglio. Si entra subito nella faggeta e si inizia a salire sull’evidente traccia, spesso in completa solitudine. Si raggiunge così Fonte Chiariglio (1530 m), una piccola radura con acqua fresca e limpida, ideale per una breve sosta. Da qui il sentiero si fa più ripido e la traccia meno evidente, con pendenze marcate ma costanti. Il bosco lascia spazio ai primi scenari d’alta quota, e al bivio si prende a destra (sud) lungo il sentiero n° K3, proveniente da Barrea per la Sella di Vallelunga. Si percorrono versanti sassosi e si superano crinali erbosi, traversando il versante occidentale della Meta, mentre la vista si fa sempre più ampia, su paesaggi inaspettati di valli e nude dorsali. Si passa ai piedi della caratteristica Torretta Paradiso, percorrendo una sorta di grande balconata sospesa, e tenendo la sinistra la bivio seguente (dove ci si unisce alla traccia proveniente da Prati di Mezzo), si sale infine al Passo dei Monaci (1967 m), dove si incontra il sentiero che arriva dai Campitelli, sul versante abruzzese.


Gli scenari della Valle di Canneto. © Fiorenza Nacca

Giunti alla Meta
Lo spettacolo, già qui, è notevole, si possono ammirare i diversi versanti, le valli, i boschi che cedono il passo ai grandi pascoli d’alta quota. E non è raro fare qualche incontro con la fauna selvatica, che siano camosci o rapaci che volteggiano in cielo. Dal valico si deve affrontare l’ultimo tratto di salita, che rimonta il crinale esposto e ventoso, con qualche tratto su pietraia, fino a raggiungere la cima della Meta (2242 m). La vista è straordinaria: la dorsale a nord con il Monte Tartaro e dietro il Marsicano, con il Velino e il Gran Sasso in lontananza, le Mainarde e il Matese a sud, e un mosaico di vallate, crinali e pascoli che si estendono a perdita d’occhio. È un territorio delicato, quello che si estende tutto intorno, non a caso protetto in maniera particolare dal Parco. L’area del Monte Meta, infatti, è l’habitat ideale del camoscio appenninico, la specie simbolo del parco – insieme all’orso marsicano – e vero miracolo della conservazione faunistica italiana. Durante la salita, non è raro avvistare piccoli gruppi di questi agili ungulati, in particolare nelle ore del mattino. Per questo il rispetto delle regole del Parco – come il divieto di abbandonare i sentieri, il silenzio, e la non raccolta di fiori o minerali – non è solo un obbligo, ma un imperativo e parte integrante dell’esperienza.
Non resta che scendere, anche se i sentieri che corrono sui crinali e per le valli sono un invito a continuare l’esplorazione, facendosi largo tra le pieghe della montagna, tra la solennità delle pareti rocciose e la morbidezza degli alti pascoli, tra il silenzio delle faggete e il vento che spira sulle creste.


Sui 2242 metri della cima della Meta. © Mark Horrell

 

IL PERCORSO
Regione: Lazio
Partenza: Santuario di Santa Maria di Canneto (1040), Settefrati
Arrivo: Monte Meta (2242 m)
Accesso: raggiunto Settefrati, si segue la comoda stradina nel bosco che conduce al Santuario, in Valle di Canneto
Dislivello: 1200 m
Durata: 4/5 h
Difficoltà: E (escursionistico)

 

Immagine di apertura: la vetta del Monte Meta (2242 m) dal Passo dei Monaci. © Mark Horrell

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