Un centro di gravità dolomitico: dà l'impressione di trovarsi in un luogo sospeso, lontano dalla frenesia quotidiana, dove il contatto con la natura e la storia diventa ancora più intenso

Dal Passo Cibiana al Monte Rite, sul baricentro dei Monti Pallidi all’ombra del Pelmo. Un itinerario facile che unisce Cadore e Zoldano, tra resti di fortificazioni e nuovi musei, panorami incredibilmente ampi, e l’atmosfera sospesa di una montagna appartata, nel cuore del mondo dolomitico

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
il Passo Cibiana si raggiunge sia dalla Valle del Boite, passando da Pieve, Valle e Venas di Cadore, sia da Forno di Zoldo, in Val di Zoldo
Chi conosce il Cadore e la Val di Zoldo sa bene quanto le Dolomiti possano offrire itinerari che non sono solo escursioni tra boschi, pareti e grandi panorami, ma veri viaggi nella storia e nella cultura di questi territori. Come l’escursione che conduce dal Passo Cibiana, a quota 1530 metri, alla vetta del Monte Rite (2183 m), un esempio perfetto di questa fusione tra natura e memoria, tra paesaggio e patrimonio culturale. Non a caso, proprio sulla cima del Rite sorgono oggi il Messner Mountain Museum Dolomites e il rifugio Dolomites, due presenze che rendono questa montagna non solo una meta escursionistica, ma un vero e proprio punto d’incontro tra passato e presente. Con la fine di settembre, quando il museo e il rifugio chiudono, il silenzio che avvolge la cima amplifica l’impressione di trovarsi in un luogo sospeso, lontano dalla frenesia quotidiana, dove il contatto con la natura e la storia diventa ancora più intenso.
Il Passo Cibiana segna un confine naturale tra la Valle del Boite e la Val di Zoldo. A nord si sviluppa il Cadore, culla storica della Serenissima in terra dolomitica, con borghi che ancora oggi custodiscono un forte legame con l’arte e la cultura rinascimentale, basti pensare alla figura di Tiziano Vecellio, che qui trovò la sua patria e fonte di ispirazione. Le Marmarole e l’Antelao dominano l’orizzonte, poco più distante il Sorapiss, mentre a sudovest si apre invece lo Zoldano, territorio appartato, racchiuso tra il massiccio del Pelmo e le verticali pareti del Civetta, montagne leggendarie non solo per gli alpinisti, ma anche per la loro imponenza scenografica. Non mancano poi le cime del Bosconero e della Moiazza, che chiudono lo sguardo a sud e sudovest con la loro successione di torrioni e guglie. Il Monte Rite, collocato quasi a guardia del passo, diventa così un punto privilegiato per osservare Cadore e Zoldano, con un colpo d’occhio che abbraccia i due mondi e li riconcilia in un unico paesaggio.

Musei tra le nuvole
Il Monte Rite non è solo un balcone panoramico: è anche un luogo di memoria storica. Durante la Prima guerra mondiale, infatti, la sua posizione strategica lo rese una cima fortificata. Ancora oggi, salendo verso la vetta, si incontrano resti di trincee, gallerie e postazioni militari che ricordano i drammatici eventi bellici sul fronte dolomitico, nonostante questo settore non fu direttamente interessato dai combattimenti. Dopo decenni di abbandono, all’inizio degli anni Duemila il Monte Rite e i resti delle fortificazioni sono rinati con il rifugio Dolomites e soprattutto, grazie a Reinhold Messner, alla presenza di uno dei suoi sei Messner Mountain Museum, dedicati ciascuno a un tema diverso della cultura alpina (www.messner-mountain-museum.it). Quello del Rite è forse il più suggestivo, non solo per il tema – l’esplorazione delle Dolomiti e la sua roccia, attraverso dipinti, fossili, mappe, attrezzature e storie degli esploratori – ma anche per la collocazione: gli antichi edifici militari sono stati restaurati e trasformati in spazi espositivi, creando un legame tra passato e presente. In autunno le porte del museo restano chiuse, e ciò restituisce al monte un’atmosfera quasi sospesa, come se le pietre stesse potessero finalmente riposare dopo secoli di utilizzo.
L’escursione prende avvio poco sotto il Passo Cibiana, sul versante zoldano, in località Quattro Tabià, e segue il sentiero n° 494 per la Val Lumele fino a Forcella di Val Inferna, dove si svolta a destra sul sentiero n° 478 per il Pian de la Pera e poi la Forcella Deona, che chiude a ovest la dorsale del Monte Rite. Si cammina quasi sempre nel bosco, il percorso è facile e rilassante, e tra gli alberi si possono già ammirare scorci notevoli. In realtà, questo è l’accesso più lungo al Monte Rite, perché la salita “classica” inizia direttamente dal Passo Cibiana, e può avvenire sia lungo la sterrata di accesso alla cima, sulla ex strada militare (7 km, circa 2 h), forse un po’ monotona ma per nulla noiosa (in estate bus navetta), sia seguendo il sentiero n° 479 (Troi d’Orlando; 1 h e 45 min), con percorso più diretto e ripido. Va da sé che tutte queste possibilità possono essere combinate a piacere, tra salita e discesa, in base ai proprio desideri.

Centro di gravità dolomitico
Giunti sulla spianata sommitale del Monte Rite, dove si trovano il rifugio e le strutture del museo, lo sguardo spazia incredibilmente ampio: da nordovest a nordest si alzano alcuni dei gruppi dolomitici più belli e famosi, dalle Tofane al Sorapiss, dall’Antelao alla dorsale delle Marmarole; a ovest, vicinissimo e imponente, il Pelmo, ma anche il Civetta e la Moiazza, e in lontananza la Marmolada; a sud il selvaggio massiccio del Bosconero e la distesa delle Dolomiti Bellunesi, e nelle giornate limpide, verso est, perfino le Dolomiti Friulane. Non è un caso che la vetta venga definita “il museo nelle nuvole”: si ha davvero l’impressione di trovarsi sospesi tra cielo e montagne. In autunno, il colore dei larici e dei faggi incendia i versanti di tinte calde, mentre la luce bassa esalta i contrasti e rende i profili delle cime ancora più netti. È un momento dell’anno in cui il silenzio domina e l’esperienza si arricchisce di sfumature difficili da ritrovare in piena estate.
E da lassù, senza l’allegra “mondanità” dell’estate, l’itinerario al Monte Rite va oltre la semplice escursione, diventando un incontro, quasi una relazione, con le molteplici dimensioni della montagna: quella naturale, con i boschi e i panorami che si aprono progressivamente; quella storica, con i resti delle fortificazioni e il ricordo della Grande Guerra; quella culturale, con il museo e il rifugio che raccontano un nuovo modo di vivere e interpretare le Dolomiti. In vetta, il senso di apertura e di ampiezza che regala il panorama è difficile da descrivere: il Monte Rite non ha l’imponenza di un Pelmo o di un Antelao, ma proprio la sua centralità e la sua posizione lo rendono una montagna speciale. Un luogo dove il passato incontra il presente, e dove sentirsi parte di una lunga storia che unisce Cadore e Zoldano sotto lo stesso cielo dolomitico.
IL PERCORSO
Regione: Veneto
Partenza: località Quattro Tabià (1460 m), poco sotto il Passo Cibiana sul versante zoldano
Arrivo: Monte Rite (2183 m)
Accesso: il Passo Cibiana si raggiunge sia dalla Valle del Boite, passando da Pieve, Valle e Venas di Cadore, sia da Forno di Zoldo, in Val di Zoldo
Dislivello: 750 m
Durata: 2 h e 30 min/3 h
Difficoltà: E (escursionistico)
Immagine di apertura: la Valle del Boite dal Monte Rite (2183 m): da destra si distinguono l’Antelao, il Sorapiss e le Tofane, a dominare la conca di Cortina. © James Baxter











