Una ciaspolata dove, salendo, la luce si moltiplica. Viaggio nel cuore bianco del Comelico, ai piedi delle Dolomiti di Sesto

Con le ciaspole dalla Valgrande, in Val Comelico, alla conca di Selvapiana e alla Cima dei Colesei, stupendo balcone panoramico tra Dolomiti di Sesto e Alpi Carniche. Luoghi silenziosi e dal grande valore ambientale, oggi minacciati dallo sviluppo sciistico
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
per raggiungere la Val Comelico si deve risalire lungamente la Valle del Piave, oltre Pieve di Cadore e fino a Santo Stefano di Cadore, deviando verso il Passo Monte Croce Comelico, oltre il quale l’altoatesina Valle di Sesto scende a San Candido, in Alta Pusteria (altra possibilità di accesso)
È arrivata, la prima neve, e la grande conca dei Bagni di Valgrande, nella parte alta della Val Comelico, si immerge in un silenzio quasi perfetto, una specie di sospensione che rende più nitidi i profili delle montagne che la coronano. È un lembo di confine – geografico, storico e culturale – dove s’incontrano le Dolomiti di Sesto e le Alpi Carniche, e dove a ogni curva pare di leggere, sulle creste e sui boschi, la complessa stratificazione di storie, lingue e genti che hanno abitato queste valli. Siamo ai piedi del vasto anfiteatro dolomitico che, dalle pareti di Cima Bagni e dai Campanili di Popera, risale verso il massiccio del Monte Popera, continua con la Cresta Zsigmondy e si chiude, con perfetta eleganza dolomitica, fra Cima Undici e la Croda Rossa di Sesto. Sul versante opposto, invece, le linee si fanno più morbide, e oltre la Val Comelico si apre il mondo carnico, con le sue forme più morbide, le sue antiche tradizioni che risentono, ancora oggi, di un passato di scambi transfrontalieri. Mentre dal Passo Monte Croce Comelico (1636 m) si scende in Valle di Sesto, comune più orientale dell’Alto Adige, fino a San Candido, in Val Pusteria, contornando a nord le Dolomiti di Sesto. Luoghi e montagne meravigliosi, giustamente celebri, anche oltre l’icona delle Tre Cime, che riservano ancora spazi intatti dove muoversi con le ciaspole. E pare francamente un po’ assurdo che, proprio in questa conca, sia in progetto il collegamento sciistico tra la Ski Area Val Comelico di Padola (ben quattro piste!) con i due skilift del Passo Monte Croce, e quindi con il comprensorio di Sesto. Potere della neve.

Conche – per ora – silenziose
Muoversi qui in inverno, con ai piedi un paio di ciaspole, diventa così una testimonianza concreta di un certo modo di vivere la montagna, da "turisti" di passaggio, certo, che però preferiscono guadagnare una cima un passo dopo l’altro, e sedersi sulla neve a contemplare il panorama, piuttosto che insieme a una folla di festanti sciatori sulla terrazza di legno di un bar-self service, con tanto di musica dance e cocktail bar all’aperto. Sì, perché sulla Cima dei Colesei, modesta e facile sommità a 1972 metri di quota affacciata sulla Val Comelico, quasi sopra il passo e ultima elevazione della lunga dorsale che scende a est dalla Croda Rossa, dovrebbe arrivare una cabinovia, in partenza proprio da Bagni di Valgrande. Proprio da qui, dove in inverno si calzano le ciaspole e si inizia a camminare nel silenzio del bosco, lungo la stradina di accesso al rifugio Lunelli, in estate percorsa dalle auto. A dire il vero questo tratto è spesso battuto e frequentato, grazie al percorso facile e rilassante tra gli alberi, soprattutto quando sono imbiancati. Quasi all’improvviso si apre una grande radura, è la conca di Selvapiana, dove sorge il rifugio Italo Lunelli (1568 m). Aperto solo in estate, nella stagione fredda regala ulteriori silenzi – per ora? – ai piedi delle crode dolomitiche; risale al 1956 e dal 1966 è dedicato a Italo Lunelli, alpino e alpinista, nonché irredentista trentino, protagonista della famosa conquista, il 16 aprile 1916, del Passo della Sentinella, proprio qui sopra, in una di quelle azioni della Grande Guerra che, al di là dell’ardore militare, stupisce per la sua valenza alpinistica.

Tra Dolomiti e Carnia
Arrivare qui, al rifugio, è tanto facile quanto è bello e sereno il luogo, ma per la Cima dei Colesei il discorso cambia. Il bosco si dirada, si inizia a salire con la luce che si moltiplica, si percepisce l’imponenza delle Dolomiti di Sesto, che appaiono come un vasto scenario verticale, apparentemente vicino ma in realtà immenso. I Campanili di Popera con le loro forme affilate, la Cima Bagni e il Monte Popera, la Cresta Zsigmondy, si svelano poco alla volta, mano a mano che si risale verso nord lungo un evidente traccia con ampi tornanti tra gli ultimi alberi, poi su terreno più aperto. La salita non presenta difficoltà tecniche particolari, si procede agevolmente, di preferenza seguendo la pista – non sempre evidente con innevamento abbondante – che risale il versante sudoccidentale della cima, senza mai affrontare pendenze eccessive. Si guadagna quota quasi senza accorgersene, fino a quando il terreno comincia a farsi più dolce e la sommità appare come un piccolo dosso, quasi timido rispetto alla cornice che lo circonda. La Cima dei Colesei, nella sua semplicità, è un punto d’osservazione sorprendente, tra un anfiteatro dolomitico quasi didattico, con torri, creste, valloni sospesi, piani inclinati e verticalità improvvise, e dall’altra parte le Alpi Carniche, con le geometrie più morbide, le lunghe dorsali e i grandi boschi. È un confine naturale che unisce il Comelico, il Cadore, la Pusteria e la Carnia, mondi vicini eppure distinti, legati da storie di commerci, migrazioni, minoranze linguistiche e resistenti identità locali.
Si potrebbe scendere sul versante opposto, passando dalla vicina Forcella Pian della Biscia e giù verso il Passo Monte Croce Comelico, ma si passerebbe dal minuscolo comprensorio sciistico presso il valico. Forse meglio tornare lungo il medesimo percorso, per un’ultima – fino a quando? – immersione nel silenzio di Selvapiana e della Valgrande.
IL PERCORSO
Regione: Veneto
Partenza: Bagni di Valgrande (1318 m)
Arrivo: Cima dei Colesei (1972 m)
Accesso: per raggiungere la Val Comelico si deve risalire lungamente la Valle del Piave, oltre Pieve di Cadore e fino a Santo Stefano di Cadore, deviando verso il Passo Monte Croce Comelico, oltre il quale l’altoatesina Valle di Sesto scende a San Candido, in Alta Pusteria (altra possibilità di accesso)
Dislivello: 700 m
Durata: 3 h
Difficoltà: WT3 (media difficoltà)
Immagine di apertura: le Dolomiti di Sesto sopra la Val Comelico. © Antonio De Lorenzo











