Contenuto sponsorizzato
Itinerari | 12 settembre 2025 | 20:00

Una lunga lama verde tra montagne severe, calcari candidi e fitti boschi: sui monti della Val Resia, sospesi tra Alpi e Prealpi Giulie

Un itinerario severo e affascinante alla scoperta della Val Resia, salendo alla Sella Grubia lungo antichi sentieri, fino al cospetto delle imponenti architetture del mondo pietrificato del Canin e delle Alpi Giulie. Alla scoperta di ambienti solitari, dove aleggia un’antica cultura, tra boschi e grandi panorami

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
L'itinerario
Friuli – Venezia Giulia
EE (escursionisti esperti) a causa della lunghezza e di possibili tratti franati
1750 m
8/10 h
Stolvizza (573 m)
Sella Grubia (2045 m)

la Val Resia si raggiunge percorrendo l’autostrada A23 verso il Tarvisio, uscendone a Tolmezzo e proseguendo sulla Statale Carnica fino a Resiutta, dove si risale la valle fino a Stolvizza

A dominare il panorama, ovviamente, è il Monte Canin (2587 m), con la sua possente mole di calcare. Da qui, però, se ne ammira il versante meno noto, più intimo, ma forse anche selvaggio e appartato, sicuramente imponente. Siamo nel cuore del Parco naturale delle Prealpi Giulie, e la Val Resia, che si stacca verso est dal Canal del Ferro e si incunea per 18 chilometri fino ai piedi del Canin, separa proprio le Prealpi dalle Alpi Giulie. Una valle con una storia antica, che si incunea come una lunga lama verde tra montagne severe, calcari candidi e fitti boschi, con panorami che si aprono improvvisi verso le cime del Gruppo del Canin. Una valle da esplorare con occhi attenti, dove il clima di transizione, le esposizioni e la complessità geologica hanno permesso la coesistenza di specie alpine e balcaniche, un piccolo ma meraviglioso scrigno di biodiversità, tra faggi, abeti rossi e larici, endemismi locali e grandi fioriture di gigli, orchidee e genziane. E se l’ambiente colpisce per la sua appartata bellezza, la cultura della Val Resia non è da meno. Qui si parla ancora oggi una lingua unica, il resiano, un dialetto di origine slovena rimasto pressoché intatto nei secoli grazie all’isolamento geografico. Una lingua che si ritrova nei toponimi dei piccoli e pochi borghi della valle, tra cui Stolvizza, da cui parte un lungo e faticoso itinerario (due bivacchi consentono di dividerlo in due giorni) che lambisce il Canin, salendo alla Sella Grubia, per poi traversare alla Forchia di Terrarossa, tra le cime solitarie, i pascoli più alti e i boschi della Val Resia, seguendo un tratto dell’omonima Alta Via. Un percorso riservato a escursionisti esperti, non tanto per la difficoltà, quanto per la lunghezza e per la possibile presenza di tratti franati che richiedono attenzione.


Il solco della Val Resia dalla Casera Canin (1450 m), ai piedi del Monte Canin. © Georg Hohenester

Dal verde intenso al bianco calcareo
Stolvizza è uno dei borghi più vitali della valle, e passeggiando tra le sue vie si incontrano murales che raccontano leggende locali, fontane di pietra, case con ballatoi in legno. È anche punto di accesso a diversi itinerari storici, lungo mulattiere che collegavano i villaggi e portavano alle malghe in quota, testimonianza di una civiltà alpina che viveva in simbiosi con la montagna. Per raggiungere l’attacco del nostro itinerario, si deve andare alla frazione di Ladina, sul margine est dell’abitato, dove termina la strada e inizia il sentiero n° 634. Dopo un tratto lungo il torrente, si deve salire, perché la Sella Grubia è là in alto, quasi duemila metri più su. Un sentiero a gradoni, poi una bella mulattiera, consentono di prendere quota lungo un costone. Superata la radura degli stavoli Colc (910 m), si rientra nel bosco, continuando la salita con continui tornanti, immersi nel silenzio. A un bivio, si ignora il sentiero che scende a destra verso Coritis e si continua a salire nel bosco, poi si percorrono ripidi pendii erbosi con alcune fasce rocciose, e doppiato il costone del Tanasarto, si traversa sopra alti dirupi, mentre di fronte iniziano a delinearsi i versanti resiani del Canin e del Picco di Carnizza. L’infinita serie di tornantini che ci aspetta non è invitante, ma l’ambiente è talmente bello nella sua severità, che la fatica passa in secondo piano, e superando alcune fasce rocciose, su traccia sempre comoda ed evidente, si raggiunge la Sella Grubia (2045 m) e il vicino bivacco Marussich, incontrando il percorso dell’Alta Via Resiana. L’ampia sella è una stupenda balconata che si apre verso il mondo pietrificato del Canin, fra il Picco di Grubia a ovest e il Picco di Carnizza a est (il primo raggiungibile su traccia per esperti, il secondo con una via ferrata). Davanti a noi il grande mare di pietra del Foran del Mus, disteso ai piedi del Canin, e oltre il Montasio e il Fuart, il Mangart e lo Jalovec. Dalla parte opposta, oltre la verde profondità della Val Resia, si distendono le Prealpi Giulie e la pianura friulana, fino alle lagune e al mare. Dopo la lunga salita nel bosco e per valli incassate, è uno spettacolo che lascia quasi senza fiato.


Il bivacco Elio Marussich (2040 m), a pochi metri da Sella Grubia (2045 m). © Mathias Nietsch

Alti sopra la Val Resia
Basterebbe questa salita a gratificare anche i più esigenti, ma volendo chiudere un anello, si deve prendere la comoda mulattiera di guerra che arriva dalla sella Bila Pec e dal rifugio Gilberti, sopra Sella Nevea. Eccoci quindi di nuovo in cammino, seguendo ora, verso ovest, il segnavia n° 632 (Alta Via Resiana) lungo la dorsale orientale del Picco di Grubia, traversandone quasi in piano il versante settentrionale, con lo sguardo che si posa sul mondo carsico che si distende a nord, proprio sotto di noi, e sulle Alpi Giulie tutto intorno. Quasi senza accorgersene si raggiunge l’ampia insellatura della Forchia di Terrarossa (2137 m), dove sono rintracciabili i resti del fronte bellico della Grande Guerra. Ignorando la traccia che sale sul Monte Sart (altra possibile ma impegnativa deviazione), si procede sul versante resiano, si inizia a perdere quota tra le rocce, poi tra spiazzi erbosi sempre più frequenti, per poi compiere un lunghissimo traverso su pendii molto ripidi (cautela), ai piedi della Cresta Indirnizza e poi del Picco di Mezzodì, fino a portarsi alla Sella Buia (1656 m) e al sottostante ripiano che ospita l’accogliente bivacco Crasso (1641 m), affacciato panoramicamente sulla Val Resia. Sembra quasi di essere tornati nella civiltà! Ma la discesa è ancora lunga, per fortuna l’unica attenzione da prestare è quella di seguire, a un evidente bivio, il sentiero n° 643 (Alta Via Resiana). Si cammina tra pascoli e poi nel bosco, superando diversi stavoli, testimoni silenziosi dell’ancestrale cultura alpestre, fino a rimettere piedi su una stradina che riporta direttamente a Stolvizza. Stanchi per la lunga cavalcata in quota. Pieni di emozioni resiane.

 

 

IL PERCORSO
Regione: Friuli – Venezia Giulia
Partenza: Stolvizza (573 m)
Arrivo: Sella Grubia (2045 m)
Accesso: la Val Resia si raggiunge percorrendo l’autostrada A23 verso il Tarvisio, uscendone a Tolmezzo e proseguendo sulla Statale Carnica fino a Resiutta, dove si risale la valle fino a Stolvizza
Dislivello: 1750 m
Durata: 8/10 h
Difficoltà: EE (escursionisti esperti) a causa della lunghezza e di possibili tratti franati

 

Immagine di apertura: il Monte Canin (2587 m) dalla Val Resia. © Johann Jaritz

Contenuto sponsorizzato