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Itinerari | 14 novembre 2025 | 19:00

Una montagna-cerniera: lungo crinale sospeso su tre distinte regioni geografiche e culturali del Trentino, che diventa uno spazio comune

Un percorso che unisce ambienti naturali e storia, interessanti formazioni geologiche e cultura, salendo al Becco di Filadonna, cima più elevata dell’appartato ma centrale Gruppo della Vigolana, per camminare nel cuore del Trentino tra la Vallagarina, gli Altipiani Cimbri e la Valsugana, dove ogni passo racconta qualcosa, di echi bellici e di antiche lingue, di boschi e di rocce

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
L'itinerario
Trentino – Alto Adige
E (escursionistico)
1100 m
3/4 h
Valico della Fricca (1110 m)
Becco di Filadonna (2150 m)

il Valico della Fricca si può raggiungere da Rovereto, salendo prima a Folgaria, o da Trento, passando da Vigolo Vattaro

Subito a est della Valle dell’Adige, tra Rovereto e Trento, il paesaggio sembra quasi cambiare improvvisamente carattere. I versanti coperti di castagni e faggi della Vallagarina si sollevano in forme più aspre, le dolomie bianche affiorano tra le zolle d’erba e il bosco si dirada fino a lasciare spazio a un mondo d’aria e di pietra. È qui, nel piccolo ma straordinario complesso montuoso del Gruppo della Vigolana, che si colloca la cima del Becco di Filadonna (2150 m), massima elevazione di questo massiccio che si alza a fare da cerniera fra tre regioni geografiche e culturali del Trentino: a ovest la Vallagarina con Rovereto e la città di Trento, solco ampio e vitato che si apre verso la pianura veronese e prosegue a nord verso Bolzano; a nordest la Valsugana, diretta verso Bassano e il corso del Brenta, a lambire l’Altopiano di Asiago; a sud e a est gli Altipiani Cimbri di Folgaria, Lavarone e Luserna, con le alture dolci e prative dove ancora si respirano echi di antiche parlate germaniche. Un territorio che è anche uno scrigno di storia e di tradizioni, oltre che paesaggisticamente molto interessante. Durante la Prima guerra mondiale, queste creste costituivano un importante punto di osservazione e di difesa per l’esercito austro-ungarico. Numerosi resti di trincee, gallerie e postazioni sono ancora visibili su queste montagne, e molti dei sentieri attuali ricalcano vecchi camminamenti militari, oggi recuperati e segnalati, che un secolo fa univano i forti del sistema difensivo austriaco. Ma non c’è solo la memoria bellica. Gli Altipiani Cimbri sono noti anche per la loro storia linguistica: qui si parlava un antico dialetto di origine bavaro-tirolese, il cimbro, portato dai coloni giunti nel Medioevo dal nord delle Alpi. Oggi sopravvive in poche espressioni e nella toponomastica, ma resta un segno forte dell’identità locale, insieme alle tradizioni pastorali e alla cultura del legno che ancora caratterizzano paesi come Luserna e Lavarone.


In veste invernale, dal Becco di Filadonna verso la Vigolana e la conca di Trento. Sullo sfondo, sopra la Vigolana, le Dolomiti di Brenta. © ChrisLorMarano

Grandi panorami sopra i mughi
L’itinerario proposto inizia nei pressi del Valico della Fricca (1110 m), lungo la strada che collega Folgaria e gli Altipiani Cimbri con Vigolo Vattaro e la Valsugana. Si può lasciare l’auto in diversi punti, ma per compiere un anello conviene forse sfruttare il piccolo parcheggio presso un evidente tornante poco prima del valico (che a dire il vero è poco evidente), sul versante di Folgaria, di fianco a un ponte (area picnic). Da qui si deve tornare indietro per un breve tratto lungo la strada, in direzione di Folgaria, per imboccare il sentiero n° 439 che sale nel bosco di faggi, regolare e ben tracciato, con pendenza costante. Si passa da un piccolo baito, la vegetazione si dirada man mano che si guadagna quota, si supera la radura di Pra Longo, l’atmosfera è rilassante, e tra i mughi si raggiunge infine la dorsale superiore a una quota di circa 1980 metri, a breve distanza dal Cornetto di Folgaria (2060 m). Questa cima è raggiungibile per la facile cresta in una manciata di minuti, e offre una vista già notevole, conquistandosi il titolo di classica dell’area, anche in inverno con la neve (quando c’è…), partendo dal Passo Sommo. Dalla parte opposta rispetto al Cornetto, invece, il sentiero n° 425 segue la dorsale, il paesaggio si apre e la progressione diventa più aerea sul filo della facile cresta, tra mughi e rocce, con lo sguardo che spazia dalla Valsugana al Brenta. Si supera la Seconda Cima (1999 m), poi a un bivio si tiene la sinistra, aggirando a ovest la Terza Cima (2027 m; un sentiero più impegnativo percorre integralmente le cresta). Traversando il versante tra i mughi, si ignora a destra il sentiero n° 442 (utilizzato per la discesa) e si arriva sotto la cima del Becco. Lasciato il sentiero che prosegue verso la Vigolana, si sale a destra per evidente traccia, con qualche passaggio su facili roccette, e si raggiunge la sommità del Becco di Filadonna (2150 m), massima elevazione del gruppo. Di colpo ci si affaccia sul dirupato versante opposto, affacciato sul Lago di Caldonazzo, e dalla croce di vetta (in realtà sono due, una sull’anticima, con più spazio, e una sulla stretta cima principale) il panorama è davvero incredibile: la vicina dorsale della Vigolana e, oltre l’Adige, la Paganella e le Prealpi Gardesane, la Valsugana con i laghi di Caldonazzo e Levico, il Lagorai, e ancora gli altipiani di Folgaria e Lavarone, quello di Asiago, il Pasubio e i Monti Lessini, con la lunga linea della Vallagarina che si allunga oltre Rovereto, e poi l’Adamello, il Brenta… È una posizione privilegiata, dove si percepisce il legame tra queste montagne di media quota e le grandi architetture dolomitiche sullo sfondo. Non è una cima estrema, ma un luogo “centrale” nel senso più vero, punto d’incontro tra paesaggi, storie e antiche culture.


Il rifugio Casarota – Livio Ciola (1572 m), sul versante meridionale del Becco di Filadonna. © Llorenzi

Rifugi e ripidi versanti
Uno sguardo alla Vigolana – verrebbe voglia di andarci, con il suo moderno bivacco ai piedi del monolite roccioso della Madonnina –, poi conviene tornare verso il basso, e per chiudere un anello si può scendere fino al bivio con il sentiero n° 442, che porta prima al Bus de le Zole, quindi scende sul versante orientale del gruppo (cautela nel primo tratto roccioso, molto ripido) tra mughi e detriti, per poi rientrare gradualmente nel bosco. Dopo poco più di un’ora di cammino, in una radura affacciata sulla valle, appare il rifugio Casarota – Livio Ciola (1572 m), una costruzione semplice ma accogliente, della sezione di Centa San Nicolò della Società alpinisti tridentini, inaugurata nel 1959, rinnovata e ampliata nel 1981, quasi completamente distrutta da un incendio nel 2000, in seguito al quale è stato oggetto di importanti lavori di ricostruzione. Il rifugio, dedicato a Livio Ciola, figura di spicco del volontariato alpino trentino, dispone di 34 posti letto (12 nel locale invernale), un’accogliente sala da pranzo e una terrazza panoramica da cui lo sguardo si perde verso la parte alta della Valle del Centa e la porzione settentrionale dell’Altopiano di Lavarone e delle Vezzene. È un punto d’appoggio ideale per le escursioni in quest’area, aperto durante la stagione estiva e nei fine settimana di tutto l’anno, come anche durante le vacanze di Natale.
Per tornare a valle non resta che continuare sul sentiero n° 442, in discesa con continue svolte tra boschi e radure erbose, con il terreno che si fa via via più agevole. Si arriva così poco a est del Valico della Fricca, nei pressi dell’Albergo ristorante Sindech, a circa 500 metri lungo la strada dalla partenza. E anche se in stagione autunnale, con le malghe ormai demonticate e poche persone sui sentieri, durante tutto il percorso si vive immersi in un ambiente che conserva intatte le tracce del passato, su una montagna che ha conosciuto confini e lingue diverse, ma che oggi si offre come spazio comune di memoria e natura.

 

 

IL PERCORSO
Regione: Trentino – Alto Adige
Partenza: Valico della Fricca (1110 m)
Arrivo: Becco di Filadonna (2150 m)
Accesso: il Valico della Fricca si può raggiungere da Rovereto, salendo prima a Folgaria, o da Trento, passando da Vigolo Vattaro
Dislivello: 1100 m
Durata: 3/4 h
Difficoltà: E (escursionistico)

 

Immagine di apertura: dalla cima del Becco di Filadonna (2150 m), a sinistra la Vigolana e, sullo sfondo, la piana di Trento; sulla destra il Lago di Caldonazzo e la Valsugana. © Llorenzi

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