Una vera conca sospesa, circondata da montagne severe e allo stesso tempo accoglienti. Una salita scialpinistica nel silenzio invernale del Parco naturale Alpe Veglia Alpe Devero

Dal grande pianoro innevato dell’Alpe Devero, cuore storico e paesaggistico dell’alta Val d’Ossola, alla cima tondeggiante del Monte Corbernas. Un itinerario scialpinistico facile e ricco di sfumature, attraverso radi boschi di larici, alpeggi sospesi e pendii aperti, tra cultura walser e ampi panorami sulle cime dell’Ossola

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
da Domodossola, salendo verso la Val Formazza fino a Baceno, dove si devia a sinistra per Goglio, quindi su stretta stradina fino all’Alpe Devero (parcheggio a pagamento)
L’Alpe Devero è uno di quei luoghi che, pur essendo noti e frequentati, riescono a conservare una dimensione di rara genuinità. Situata in alta Val d’Ossola, nel comune di Baceno, poco oltre la stretta forra dell’Orrido di Uriezzo, rappresenta una vera e propria conca sospesa, circondata da montagne severe e allo stesso tempo accoglienti. Qui il Parco naturale Alpe Veglia Alpe Devero tutela un territorio di straordinaria integrità paesaggistica, dove le forme del modellamento glaciale sono ancora leggibili con chiarezza tra ampi pianori, soglie rocciose levigate, morene e conche che in estate ospitano torbiere e piccoli laghi, mentre in inverno si trasformano in un mare bianco apparentemente uniforme, e mentre lo si solca si scopre essere riccamente movimentato, con vallette e pianori, ripidi pendii e dorsali solari. I boschi di larice e abete rosso che circondano il pianoro principale lasciano spazio, salendo, a praterie alpine ricche di specie endemiche e adattate a climi rigidi. In estate queste distese si accendono di colori, mentre in inverno diventano superfici morbide e silenziose, sulle quali lo scialpinista può muoversi con una sensazione di continuità rara. Il Monte Corbernas, che si innalza con forme arrotondate e progressive sul lato orientale della conca, non è una cima che colpisce per imponenza o verticalità, ma si inserisce perfettamente in questo paesaggio "domestico" delle alte quote ossolane.
Ed è proprio la presenza umana a dare profondità all’esperienza dell’Alpe Devero. Qui la storia delle comunità walser e delle popolazioni ossolane si intreccia con quella degli alpeggi, delle transumanze e dei commerci transalpini. I nuclei di case in pietra e legno, le stalle, i fienili e i muretti a secco raccontano un’economia basata sulla pastorizia e sulla gestione attenta delle risorse. In inverno, le baite silenziose ricoperte di neve accrescono una sensazione quasi di sospensione, che rafforza il senso di attraversamento di un territorio che non è mai stato "vuoto", ma casomai momentaneamente in pausa.

Lasciando la grande piana
La partenza avviene direttamente dall’ultimo parcheggio, appena sotto il grande pianoro innevato dell’Alpe Devero. Spesso, nei fine settimana, questa località è molto frequentata, e conviene quindi partire presto, tenendo conto che la maggior parte delle persone si fermano sulla piana, vuoi per una sciata nel piccolo comprensorio, vuoi per fare un po’ di fondo o semplicemente due passi nella neve, per poi affollare i pochi ristoranti e bar. Messi subito gli sci ai piedi, si sale l’ultimo tratto di strada e ci si affaccia sul vasto pianoro, entrando subito in un ambiente ampio, dove lo sguardo può spaziare senza ostacoli. Si devia quasi subito a destra, oltre un ponte, seguendo le indicazioni per Crampiolo, che conducono a una pista quasi sempre battuta all’interno del rado bosco. Il tracciato è elementare, con dislivello modesto, ed è percorso anche dagli escursionisti, e senza problemi si raggiungono le baite di Crampiolo (1767 metri). La posizione è incantevole, con la piccola conca, dove è presente anche un agriturismo, che pare sorvegliata dalla mole del Monte Cervandone, proprio di fronte, oltre l’Alpe Devero. Si continua per una valletta alla destra del Montorfano fino alla diga di Codelago, oltre la quale si distende il grande Lago di Devero. Si devia quindi a est e, superando un ripido pendio di bosco, si raggiunge la piccola e appartata conca con le baite di Corte Corbernas (2007 metri), dove appare la mole del Monte Corbernas. Si può giungere qui, con percorso leggermente più tortuoso, anche senza passare da Crampiolo, ma deviando a destra presso Corte d’Ardui e salendo per una valletta e ripidi pendii (anche transitando dall’Alpe Sangiatto).

Nei silenzi bianchi sopra il bosco
Da Corte Corbernas l’itinerario è evidente, e immersi ormai nel silenzio che riempie lo spazio, si punta a un vallone sulla sinistra della cima. In breve la salita comincia a farsi più decisa, ma mai severa, e si rimontano verso est ampi pendii tra radi larici, spesso modellati dal vento, che richiedono attenzione nella lettura del manto nevoso, ma senza difficoltà tecniche particolari. La traccia tende a seguire le linee naturali del terreno, evitando bruschi cambi di pendenza e sfruttando i dossi per guadagnare quota con una progressione costante. La vista sui monti che circondano l’Alpe Devero si amplia progressivamente, restituendo la percezione della sua forma glaciale, mentre verso nord iniziano a comparire le cime più alte dell’Ossola, con i loro profili netti e inconfondibili. Il bosco scompare e il paesaggio diventa essenziale, mentre si contorna – a debita distanza – il versante nordovest della cima, poi quello nordest, deviando infine verso sud per raggiungere una modesta sella a est della nostra montagna, tra questa e la Cima del Lago. La vista si apre su nuove montagne, mentre in basso, verso sud, si allunga la selvaggia valle con il Lago di Agaro. In genere si lasciano qui gli sci, per affrontare a piedi l’ultimo tratto di cresta verso la cima, che presenta una pendenza più sostenuta, ma resta sempre alla portata di ogni scialpinista (attenzione alle eventuali cornici). La vetta, ampia e poco marcata, si raggiunge senza passaggi esposti, e proprio per questo invita a fermarsi, a guardare e a leggere il paesaggio nel suo insieme. Il panorama è sorprendentemente vasto, con i monti dell’Ossola che si susseguono senza soluzione di continuità. Nelle giornate limpide lo sguardo arriva fino alle grandi montagne del Vallese e alle vette più alte delle Lepontine, mentre in basso l’Alpe Devero appare come una distesa ordinata, quasi geometrica nella sua semplicità. Un panorama sereno nella sua vastità, che si apprezza proprio per la sua chiarezza.
La discesa ripercorre in gran parte l’itinerario di salita, ma con possibilità di divagazioni nel primo tratto, alla ricerca dei pendii con la neve migliore dove inanellare belle curve. Non ci sono passaggi obbligati né strettoie, la montagna si presta a una discesa interpretativa, in cui ogni curva diventa un modo per dialogare con l’ambiente. Avvicinandosi di nuovo alla zona degli alpeggi, la presenza delle baite e delle tracce umane riporta gradualmente a una dimensione più "abitata", ricordando che questo spazio, oggi dedicato allo sport e alla contemplazione, è stato per secoli luogo di lavoro e di sopravvivenza. Rientrati a Crampiolo, non resta che tornare lungo la pista battuta fino all’Alpe Devero, con la consapevolezza di aver percorso non solo un itinerario scialpinistico, ma una vera e propria immersione in uno dei territori più completi e stratificati delle Alpi piemontesi.
IL PERCORSO
Regione: Piemonte
Partenza: Alpe Devero (1634 m)
Arrivo: Monte Corbernas (2578 m)
Accesso: da Domodossola, salendo verso la Val Formazza fino a Baceno, dove si devia a sinistra per Goglio, quindi su stretta stradina fino all’Alpe Devero (parcheggio a pagamento)
Dislivello: 1000 m
Durata: 3 h e 30 min
Difficoltà: BS (buon sciatore)
Immagine di apertura: il Monte Corbernas (2578 m). La salita descritta si svolge alla sinistra della montagna. © Maensard Vokser











