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Itinerari | 24 ottobre 2025 | 19:00

Un’escursione "normale" e insieme memorabile: nel cuore del Triangolo Lariano, tra grandi boschi e crinali panoramici sospesi sul Lago di Como

Una giornata d’autunno, montagne a due passi dalla pianura, dove riscoprire il piacere lento dei passi sul sentiero, tra gli alberi e per ripidi crinali, con qualche tratto più impegnativo

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
L'itinerario
Lombardia
EE (escursionisti esperti)
900 m
3 h
Canzo, fonte di Gajum (485 m)
Corno di Canzo Occidentale (1373 m)

Canzo si trova tra Como e Lecco, sopra Erba, da dove si deve seguire la strada per il Passo del Ghisallo e Bellagio. Giunti al paese, se seguono le indicazioni per Gajum (la strada è ad accesso regolamentato dal 1° aprile e 31 ottobre)

Ci sono giornate d’autunno, quando la luce comincia a cambiare, l’aria non sa se essere limpida o striata da un vapore residuo, che tornare su montagne vicine e conosciute riesce ancora a sorprendere. I Corni di Canzo sono tra queste, ma in fondo è forse tutto il Triangolo Lariano, in ogni stagione, a offrire spunti sempre nuovi nella loro familiarità. Questi rilievi, stretti tra Como, Lecco e la punta che divide in due il Lago di Como, dove sorge la rinomata località di Bellagio, rappresentano una cerniera geologica e paesaggistica tra la pianura e le Alpi, e le sue montagne – dai Corni di Canzo al Monte Rai, dal Bollettone al San Primo, massima elevazione a 1682 metri – sono costituite da calcari e dolomie di origine marina, modellate dai ghiacciai e dall’acqua, con interessanti fenomeni carsici. L’ambiente naturale è sorprendentemente ricco, dai castagneti e carpineti alle faggete, che in autunno diventano un mosaico di colori, poi, oltre i mille metri, si aprono ripidi pascoli in quota.
Uno dei classici accessi ai Corni di Canzo (Occidentale, 1373 m; Centrale 1368 m; Orientale, 1239 m), nella porzione sudorientale del Triangolo, avviene da Canzo per la fonte di Gajum, ma le possibilità sono diverse, che consentono anche di realizzare interessanti e lunghi anelli. Il Corno Occidentale è la vetta più alta di questo trio di torrioni calcarei che spuntano dalla vegetazione, a separare la Valle del Lambro a ovest dal ramo lecchese del Lario a est. Montagne simboliche e ben riconoscibili da lontano, offrono una vista notevole sul Triangolo Lariano e la pianura, ma soprattutto verso le Grigne, oltre il lago, e sulle lontani dorsali delle Orobie e delle Retiche. Presentano anche delle pareti rocciose, dove si sono allenate generazioni di alpinisti locali, e dove oggi sono presenti ancora alcuni interessanti itinerari su roccia, per nulla banali, ma dove ci si può cimentare anche con un impegnativo, sebbene corto, itinerario attrezzato, la ferrata del Venticinquennale al Corno Occidentale. Sono molto frequentate in ogni stagione, montagne del cuore per molti lombardi, sia con facili escursioni sulle loro pendici sia salendo alla base dei torrioni sommitali, soprattutto sul versante settentrionale del Corno Centrale, dove presso l’Alpe di Pianezzo, in grandiosa posizione affacciata verso il lago, sorge lo storico rifugio SEV (1276 m), punto di appoggio e di ristoro provvidenziale e molto apprezzato, aperto tutti i fine settimana e i festivi dell’anno, oltre che in agosto tutti i giorni, e il mercoledì da marzo a ottobre. Lo si raggiunge comodamente da Valbrona, salendo con una comoda strada lungo il versante settentrionale, ma per questa ascensione ai Corni decido di partire da Canzo, seguendo per intero la Val Ravella.


I Corni di Canzo visti dal Monte Bolettone (1318 m); sullo sfondo, il Pizzo Arera (2512 m), nelle Orobie bergamasche. © Mark Alba

Nella foresta di Canzo

L’escursione parte dalla fonte di Gajum, poco sopra Canzo, una sorgente nota da oltre un secolo per la sua acqua oligominerale, fresca e leggera, e fin dall’Ottocento rappresenta un punto di ritrovo per escursionisti e famiglie. Attorno, castagni secolari e muretti in pietra raccontano un paesaggio modellato dall’uomo con rispetto e misura. Il piccolo parcheggio può risultare affollato, ma dalla stazione ferroviaria di Canzo ci vuole solo una mezz’ora di cammino tra le strade del paese. Bisogna poi tenere conto che, tra il 1° aprile e il 31 ottobre, nei festivi e nei fine settimana, l’area centrale di Canzo e la strada che porta a Gajum diventano Zona a traffico limitato, e si deve pagare in anticipo un ticket (gli accessi sono limitati come numero). Da qui parte la mulattiera che risale la Val Ravella, e si può decidere se restare bassi, seguendo il corso dell’omonimo torrente, o percorrere la comoda strada acciottolata che sale a sinistra, restando più alta rispetto al corso d’acqua. In questo secondo caso (la via lungo il torrente potrà essere usata al ritorno), si cammina in salita nel bosco, con diversi tornanti, fino a raggiungere Prim’Alpe, antico alpeggio oggi sede di un centro di educazione ambientale gestito da ERSAF e dal Parco regionale della Valle del Lambro, che organizza visite e laboratori per le scuole, dove si trova anche una fontana e un grande prato con griglie, ottimo per un picnic. Si stacca qui anche l’interessante Sentiero dello spirito del bosco, un facile percorso alla scoperta di questi ambienti, guidati dalle sculture in legno sparse tra la vegetazione. Gran parte dell’area rientra nella Foresta regionale dei Corni di Canzo, gestita da ERSAF Lombardia, l’Ente regionale servizi agricoltura foreste. È una delle foreste demaniali più frequentate e meglio curate della regione, un territorio in cui la natura viene tutelata e valorizzata, con percorsi didattici e interventi di gestione forestale sostenibile.
Subito dopo Prim’Alpe si incontra una deviazione a sinistra, il sentiero n° 5, che rappresenta una valida alternativa per salire ai Corni, passando da Pianezzo e dal rifugio SEV. Proseguendo invece sulla strada, tra radure e faggi, si incontrano i ruderi di Second’Alpe, e poco oltre i prati di Terz’Alpe (793 m), ampia radura circondata da boschi e dominata dalle pareti dei Corni, che segna in qualche modo il confine tra il fondovalle e la montagna vera e propria. Nelle baite ristrutturate si trova l’agriturismo Terz’Alpe, un punto di ristoro molto apprezzato da escursionisti e famiglie (in estate è d’obbligo prenotare). Il luogo è legato a una lunga tradizione di alpeggio: fino alla metà del Novecento, infatti, le famiglie canzesi salivano qui in estate con mucche e capre, trasformando il latte in burro e formaggi. Oggi l’agriturismo mantiene viva quella cultura contadina, offrendo piatti semplici e prodotti del territorio.


Da sinistra, il Corno di Canzo Occidentale (1373 m), quello Centrale (1368 m) e l’Orientale (1239 m), visti da sudest. Al centro, la radura di San Tomaso, sopra Valmadrera, e alla sue destra, emergente dal bosco, il Corno Rat (924 m). © Kaitu

Alta quota lariana

Lasciata Terz’Alpe si inizia a fare sul serio, perché si deve seguire il sentiero n° 1, chiaramente indicato, che sale deciso nel bosco. Il fondo si fa più roccioso e la pendenza aumenta, con la traccia che traversa in diagonale ascendente verso nordest, attraversando piccoli impluvi e affioramenti di calcare levigato, con il carsismo che ha disegnato superfici ondulate e fenditure che lasciano intuire il lavoro millenario dell’acqua sulla roccia. Attraversato un ghiaione alla base della parete, e ignorato l’attacco della ferrata, si continua a salire fino a raggiungere la cresta ovest del Corno Occidentale. Qui inizia il tratto più impegnativo, che richiede un po’ di attenzione e dimestichezza. Si svolta a destra per tracce di sentiero (bolli colorati) e si rimonta un ghiaione fino a guadagnare la cresta vera e propria, che si percorre comodamente fino all’intaglio del Passo della Vacca (1230 m), dove si deve superare un roccione con alcuni breve passi non banali in discesa. Per fortuna è un tratto breve, non molto esposto, oltre il quale si rimontano più agevolmente le ultimi pendici erbose e rocciose della cresta fino alla croce di vetta del Corno di Canzo Occidentale.
La vista ha dell’incredibile: dalle vicine Grigne, con la loro imponenza rocciosa, al Resegone e al Legnone, la pianura (là in fondo c’è il Monviso?) e il le cime erbose del Triangolo Lariano, le acque del Lago di Como giù in basso, oltre le quali si allungano i monti della dorsale lariana, fronteggiati dalle Orobie, e poi in lontananza cime su cime, quasi indistinguibili. Una lunga sosta è d’obbligo, prima di rimettersi in marcia. Si scende verso nord lungo un canalino roccioso (cautela), arrivando sul sentiero n° 1 nei pressi della Forcella dei Corni (1300 m), da dove si può salire anche sul Corno Centrale. Per tornare verso valle, invece, conviene abbassarsi a nord al rifugio SEV (anche qui una sosta è quasi d’obbligo), per poi contornare il versante settentrionale del Corno Occidentale e tornare sul percorso di salita. Ma è anche possibile seguire il sentiero n° 5, o la ripida traccia che, dalla Forcella dei Corni, scende a sud alla Colma di Val Ravella, per poi seguire interamente la valle in discesa. Perché non si finisce mai di conoscere a fondo le pieghe di queste montagne.

 

 

IL PERCORSO
Regione: Lombardia
Partenza: Canzo, fonte di Gajum (485 m)
Arrivo: Corno di Canzo Occidentale (1373 m)
Accesso: Canzo si trova tra Como e Lecco, sopra Erba, da dove si deve seguire la strada per il Passo del Ghisallo e Bellagio. Giunti al paese, se seguono le indicazioni per Gajum (la strada è ad accesso regolamentato dal 1° aprile e 31 ottobre)
Dislivello: 900 m
Durata: 3 h
Difficoltà: EE (escursionisti esperti)

 

Immagine di apertura: dalla cima del Corno di Canzo Occidentale (1373 m), lo sguardo si posa sulla Grigna Meridionale e i Piani Resinelli, la Grigna Settentrionale (all’estrema sinistra), mentre sullo sfondo si allineano le cime orobiche. In primo piano, il rifugio SEV (1276 m) e, in basso a sinistra, il ramo lecchese del Lago di Como. © Maensard Vokser

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