Dal Monte San Giorgio è emerso un rettile di 240 milioni di anni con la pelle intatta: "È una prima mondiale: si distinguono chiaramente il profilo e le zampe palmate"

Durante le campagne di scavo condotte dal Museo cantonale di storia naturale lungo il torrente Gaggiolo, nei pressi di Meride, è stato scoperto il primo esemplare di Lariosaurus con la pelle conservata, nonché il primo appartenente alla specie Lariosaurus valceresii ritrovato sul lato svizzero del monte. "Con questa scoperta abbiamo visto che le zampe erano più vicine a quelle di un coccodrillo, con membrane tra le dita", spiega Fabio Magnani, preparatore paleontologico del museo di Lugano

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Sul versante ticinese del Monte San Giorgio, patrimonio mondiale Unesco, gli scavi continuano a regalare sorprese che riscrivono la storia della vita di 240 milioni di anni fa. L’ultima scoperta, avvenuta nelle campagne di scavo 2023 nel Canton Ticino nei pressi di Meride, è un esemplare di Lariosaurus valceresii con tessuti molli fossilizzati: un unicum a livello mondiale.
“Il Monte San Giorgio è diventato patrimonio Unesco per la quantità e la preservazione eccezionale dei suoi fossili”, spiega a L'AltraMontagna Fabio Magnani, preparatore paleontologico del Museo cantonale di storia naturale di Lugano (Mcsn).
“Parliamo di organismi risalenti al Triassico Medio, quindi tra i 239 e i 242 milioni di anni fa. All’epoca la zona era una laguna semi-chiusa, con poco accesso al mare, l’oceano della Tetide, e con un fondale privo di ossigeno. Questo impediva la presenza di animali necrofagi sul fondale e trasformava il fondo in una tomba perfetta per la fossilizzazione”.
In questo contesto di conservazione eccezionale, il nuovo fossile si distingue per un dettaglio senza precedenti: la pelle. “L’esemplare appartiene a una specie già nota, ma l’eccezionalità sta proprio nella conservazione dei tessuti molli. Abbiamo un film carbonioso che ricopre l’intero corpo, mostrando il profilo, le zampe palmate con le membrane interdigitali. È una prima mondiale”.

Queste evidenze hanno rivoluzionato l’immagine che i paleontologi avevano del Lariosaurus. “In passato veniva ricostruito con arti a pagaia, simili a pinne di delfino. In realtà, con questa scoperta abbiamo visto che le zampe erano più vicine a quelle di un coccodrillo, con membrane tra le dita. La muscolatura molto sviluppata degli arti anteriori suggerisce inoltre uno stile di nuoto simile a quello delle otarie: non un nuotatore da crociera, ma uno scattista capace di rapide accelerazioni”.
L’esemplare rinvenuto misura 82 centimetri di lunghezza. “Non erano rettili marini di grandi dimensioni”, precisa Magnani, “il maggior esemplare conosciuto di questa specie misura circa un metro”.

In occasione della scoperta, è stato pubblicato un articolo sulla rivista scientifica Swiss Journal of Palaeontology; il Mcsn ha inoltre collaborato con la Fondazione e il Museo dei Fossili del Monte San Giorgio per realizzare una ricostruzione virtuale dell’esemplare.
La scoperta non è stata accidentale, gli scavi al Monte San Giorgio proseguono regolarmente: “Ogni anno dedichiamo circa un mese alle campagne sul campo, lavorando su due siti principali in livelli fossiliferi differenti. Poi, sulla base dei ritrovamenti e delle preparazioni svolte al museo, si decide come e dove concentrare le ricerche future”.

Il fossile del "nuovo" Lariosaurus è la prova tangibile di come il Monte San Giorgio continui a essere uno scrigno inesauribile di vita antica, capace di mettere alla prova la nostra immaginazione, e di restituire dettagli finissimi che permettono agli scienziati di avere uno sguardo eccezionale sulle forme di questo mondo scomparso.
Immagine in apertura: Ricostruzione 3 D di Lariosaurus valceresii - Modello 3D di S.Megahed (ArchonXR) - ©FMSG












