Si credeva fossero pietre del fulmine, cadute dal cielo: venivano così sepolte sotto i focolari domestici, pensando che una saetta non potesse colpire due volte lo stesso punto

Le ricerche archeologiche hanno dimostrato che molte asce in pietra verde rinvenute in Europa provengono dalle Alpi italiane, in particolare dalle aree del Monviso e del Monte Beigua: un viaggio tra simboli di potere e viaggi neolitici

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
In un precedente articolo abbiamo raccontato il Beigua come monte sacro dei Liguri, luogo di culti antichi, di divinità legate alle vette e ai fulmini, di incisioni rupestri e di rocce verdi considerate speciali. Quella stessa pietra, però, non rimase confinata al massiccio del Beigua: nel Neolitico divenne materia prima per la realizzazione di oggetti simbolici, destinati a circolare in gran parte dell’Europa.
Si tratta delle asce e delle accette in pietra verde, manufatti che l’uomo neolitico europeo produsse utilizzando materiali come eclogite e omfacite, provenienti anche dal Monte Beigua e dalle Alpi italiane.
Uno degli aspetti più significativi di queste asce è che raramente mostrano segni di utilizzo. Sono spesso perfettamente levigate, lucide, realizzate con estrema cura, ma non consumate dal lavoro. Questo elemento ha portato gli archeologi a riconsiderarne la funzione: non erano strumenti destinati all’uso quotidiano, bensì oggetti dotati di un forte valore simbolico.
Nel Neolitico europeo, asce e accette in pietra verde compaiono frequentemente nei corredi funerari maschili, associate a individui di rango elevato. Più il defunto era importante, più l’oggetto risultava grande, rifinito e privo di tracce d’uso. L’ascia diventa così simbolo di potenza, prestigio e ruolo sociale.
Con il passare dei millenni e l’introduzione dei metalli, la tecnologia della pietra venne progressivamente dimenticata. In epoca preromana e romana, queste asce venivano talvolta ritrovate casualmente durante l’aratura o gli scavi. Non comprendendone più l’origine, gli uomini cercarono di spiegarsi la loro presenza attribuendola alle forze naturali più potenti: il fulmine e il fuoco.
Nacque così la credenza che fossero pietre del fulmine, cadute dal cielo. Convinti che un fulmine non potesse colpire due volte lo stesso punto, in molte zone d’Europa queste asce vennero sepolte sotto i focolari domestici, con funzione protettiva.

Le ricerche archeologiche hanno dimostrato che molte asce in pietra verde rinvenute in Europa provengono dalle Alpi italiane, in particolare dalle aree del Monviso e del Monte Beigua. Un contributo decisivo è arrivato anche dagli studi del National Museum of Scotland, che attraverso analisi mineralogiche ha identificato l’origine alpina di diversi esemplari rinvenuti in Scozia, ricostruendo rotte di circolazione che collegavano l’Italia settentrionale alla Francia, alla Bretagna e alle isole britanniche.
Non tutte le asce sono state rinvenute in tombe. Molti esemplari sono stati trovati in depositi intenzionali, spesso in luoghi particolari del paesaggio: vicino a fiumi, sorgenti e corsi d’acqua. Queste modalità di deposizione indicano un culto legato agli oggetti stessi e ai luoghi, probabilmente connesso alle acque, alla fertilità e all’abbondanza.
Alla luce di questi dati, il Beigua si inserisce pienamente nella grande rete culturale del Neolitico europeo. Le sue rocce verdi non erano solo una risorsa locale, ma materia prima di oggetti simbolici che viaggiarono lontano, portando con sé il valore della montagna da cui provenivano.
Le fotografie ritraggono due teste d'ascia di pietra verde del Beigua trovate in Scozia e le foto sono tratte dal sito www.nms.ac.uk












