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| 25 ago 2020 | 11:38

Orsi in Trentino, “Né prevenzione né informazione, la malagestione della Provincia”. L’intervento di Paolo Scarian

Con la “gestione leghista” in poco meno di due anni si sono registrati 2 attacchi, 2 fughe dal Casteller e i danni da orso sono aumentati del 31%. Scarian: “Volevano dimostrare che gli orsi sono pericolosi, ma la ‘colpa’ non è loro è la Provincia ad aver fallito”

di Tiziano Grottolo

TRENTO. Dal 1999, anno in cui vennero introdotti in Trentino i primi esemplari del progetto Life Ursus, al 2019 si erano registrati appena tre attacchi all’uomo. Quest’anno se ne sono verificati già due, JJ4 sul monte Peller e il giovane maschio (probabilmente M57) ad Andalo. Per la prima volta nella storia del Trentino un maschio di orso si è reso responsabile di un’aggressione. Inoltre, nel primo anno di amministrazione Fugatti (la Giunta si è stata formata nel novembre 2018) i danni relativi ai plantigradi hanno fatto registrare un +31% (mentre quelli da lupo calavano grazie alle opere realizzate nella passata legislatura).

 

Basterebbero questi dati per far sorgere dei dubbi sulla “gestione leghista” dei grandi carnivori. Se da un lato il presidente della Pat chiede a Roma maggiore autonomia, finora non ha dimostrato di saperla utilizzare. In nemmeno due anni di governo la giunta Fugatti ha inanellato una serie impressionante di brutte figure. Non solo le due aggressioni e l’aumento dei danni al patrimonio zootecnico, ma anche la doppia fuga di M49-Papillon dal Casteller (ora senza radiocollare). In mezzo anche le comunicazioni sbagliate circa le dimissioni dall’ospedale del carabiniere ferito (QUI articolo). Errori gravi, tanto che alcune associazioni ambientaliste hanno addirittura suggerito di togliere la gestione dei grandi carnivori alla Pat.

 

Non è accettabile che un orso monitorato da giorni si aggiri in un paese, dove vi sono turisti in campeggio senza che gli organi preposti non facciano in modo di tenerlo a distanza”, afferma Paolo Scarian gestore del gruppo Facebook “Fiemme e Fassa il ritorno del lupo”. Scarian, appassionato di lupi, si è trovato a seguire le tracce del plantigrado più ricercato d’Italia, dopo che quest’ultimo, per ben due volte, si è rifugiato nel Lagorai. “Inaccettabile che per M49-Papillon, monitorato da giorni con il radiocollare, non sia stato usato lo stesso sistema di cattura, lasciando che predasse bovini e capre”. In seguito alle predazioni alcuni malgari, in segno di protesta, hanno riportato gli animali a valle (QUI articolo).

 

Questa non è gestione, questa è malagestione – punta il dito Scarian – si corre ai ripari solo dopo gli eventi. Inutile esultare per l’operazione riuscita. La Provincia ha sbagliato di nuovo, non si fa né prevenzione né informazione, in nessun ambito. Volevano dimostrare che gli orsi sono pericolosi, ma la ‘colpa’ non è loro è la Pat ad aver fallito”.

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