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Coronavirus, Fugatti cerca di spiegare (ancora) perché non comunica i positivi da antigenici che però usa per istituire le ''zone rosse''

Il paradosso trentino è che quei dati vengono conteggiati per prendere i provvedimenti (altrimenti Piné e Bedollo oggi sarebbero ancora ''aperti'' visto che da dati Pat sono all'1,8% di positivi da molecolare per abitante ma sopra il 3% con anche gli antigenici) ma i cittadini non possono sapere cosa sta succedendo davvero nel loro comune. A Trento i positivi sono 2.200 mentre i cittadini dovrebbero sapere che sono solo 650, ma Fugatti ripete che non è per questo che il Trentino è zona gialla e nessuno sta barando: ci mancherebbe pure questo, ma perché non informare la sua comunità?

Di Luca Pianesi - 16 novembre 2020 - 19:02

TRENTO. ''Non è un problema solo del Trentino ma è un problema di tutte le regioni italiane. Dunque quando il ministero ci dirà come fare a comunicare questi dati noi lo faremo''. E' da giorni che il presidente Fugatti ripete la stessa cosa rispetto alla richiesta che arriva ormai da ogni dove di comunicare i dati completi sulla pandemia in Trentino sia con i positivi da tampone molecolare che quelli da antigenici (che sono circa il triplo in più in crescita continua). A fronte, infatti, di un continuo aumento di contagiati trovati con i secondi (anche perché questi ormai vengono fatti in sempre più farmacie e quindi il numero che ne viene eseguito è sempre più alto) i primi servono sempre di più a trovare anche i negativi e infatti anche oggi, come in altre tre occasioni nell'ultima settimana, in Trentino i positivi sono stati meno dei guariti nei dati resi pubblici dalla Pat.

 

Numeri unici nel panorama nazionale come dimostrano i rapporti tra positivi e ricoverati, morti e terapie intensive, che viaggiano a velocità tripla rispetto a Veneto, Alto Adige, Lombardia e al dato medio nazionale (QUI APPROFONDIMENTO). Proprio questo è stato chiesto al presidente Fugatti durante la conferenza stampa dal capo ufficio stampa Pedrotti: ''E' vero che il rapporto tra positivi e ricoveri in Trentino è più alto che altrove?'' e il presidente, come spesso accade in queste conferenze, ha risposto andando per conto suo: ''Se per tasso di ricoveri si intende il tasso dei ricoverati delle terapie intensive oggi siamo al 30%. Invece sul tasso delle ospedalizzazioni noi abbiamo 600 posti e l'azienda sanitaria lavora di giorno in giorno per trovare nuovi posti. Abbiamo, però, più di 400 ricoveri e questo è un dato che ci pone in una situazione di criticità rispetto a quanto stabilito il ministero. Da questo punto di vista siamo al 40% di ricoveri ospedalieri rispetto ai posti disponibili ed è un livello critico perché il dato previsto dal ministero è sul 30%. Però, va detto, è un dato che cambia e anche se per ora è il dato più critico dei 21 parametri che abbiamo prima eravamo al 59% e siamo riusciti ad abbassarlo''.

 

Fugatti, in precedenza, ha mostrato un video del direttore generale della prevenzione del ministero della salute Giovanni Rezza che avrebbe dovuto aiutarlo a spiegare ai cittadini come mai lui non comunica ai trentini quanti sono i positivi ai tamponi antigenici. In realtà più che una conferma che il Trentino resta in zona gialla grazie a dati migliori degli altri e una ''resilienza'' del sistema (che non era in discussione visto che da decenni il Trentino è ai vertici nazionali per il suo sistema sanitario quindi in una pandemia che riguarda la salute sicuramente non facciamo la corsa ad essere tra gli ultimi) altro non è arrivato. Rezza ha spiegato che a livello nazionale si cerca di fare il tampone molecolare di controllo agli antigenici cosa che, come sappiamo, non viene fatta più in Trentino se non, come ha spiegato lo stesso Fugatti ieri, 10-14 giorni dopo, dunque per verificare se la persona in questione è tornata negativa.

 

''Avete capito? - ha detto Fugatti -. Non è un problema solo del Trentino ma è un problema di tutte le regioni italiane. Dunque quando il ministero ci dirà come fare a comunicare questi dati noi lo faremo. E Rezza poi ha spiegato che passando alla comunicazione degli antigenici ci sarebbe il rischio che qualche regione smetta di fare i tamponi e questi non siamo sicuramente noi che siamo quelli che ne fanno di più. Il Trentino ha indicatori che dimostrano una buona resilienza e questi indicatori sono quelli che ci fanno restare in zona gialla. Questo smentisce chi fa circolare certe notizie, come se il Trentino fosse giallo perché ha barato sui dati. E questo è scorretto soprattutto nei confronti del sistema sanitario trentino che sta lavorando con competenza e attenzione con disagio inferiore rispetto ad altre realtà, ma anche qui con delle difficoltà. Quindi non è il presidente Fugatti ma il dottor Rezza a spiegare che il Trentino si è comportato correttamente rispetto a quello che il ministro ha chiesto''.

 

Una lunga excusatio non petita rispetto a un problema di trasparenza verso i cittadini che resta per un territorio che trova tanti, tantissimi positivi, con i tamponi antigenici (a Ledro, per esempio, sono sei volte di più) ha dati molto alti sui ricoveri e sui decessi ma che da dati ufficiali tra un po' farà segnare più guariti che positivi. Che il ministero non li chieda lo abbiamo capito (come abbiamo capito che se si facessero i molecolari subito alle centinaia di positivi da antigenici i dati schizzerebbero in un attimo sui 500/600 al giorno) ma abbiamo anche capito che i cittadini, invece, chiedono di sapere anche perché, poi, è proprio Fugatti a usare quel dato per istituire le zone rosse visto che se ci fossimo affidati ai soli tamponi molecolari Baselga di Piné e Bedollo sarebbe ancora ''aperte''. Sarebbero comuni non a rischio con un rapporto di positivi da molecolare per abitante stabile all'1,8% ben lontano dal 3% che è soglia di ''blindamento''.

 

E che per mettere in campo questi provvedimenti si usino anche gli antigenici lo ha confermato anche Fugatti quando ha annunciato l'ultima ordinanza. Il fatto che a Trento ci siano 2.200 positivi trovati (tra antigenici e molecolari) contro i 650 comunicati dalla Pat varrà qualcosa in termini di prevenzione (e lo stesso più o meno vale per gli altri comuni QUI ARTICOLO) visto che questa pandemia si combatte con i comportamenti dei cittadini e i cittadini non sono informati, ad oggi, sulla reale portata del contagio in Trentino? I sindaci dal canto loro stanno facendo quello che Fugatti non riesce a fare: informare i cittadini su quel che accade a casa loro. L'autonomia per Fugatti e la Giunta la si usa per catturare due orsi ma non per informare la propria comunità. Eppure non si chiede di violare nessuna legge in questo caso (mentre per esempio per non far lavorare i centri commerciali e i supermercati trentini le domeniche nell'unica finestra possibile di quest'anno, cioè d'estate, tra la prima e la seconda ondata il presidente ha fatto di tutto andando contro Roma e le norme costituzionali ed europee) semplicemente di essere trasparenti in casa propria.   

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