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Sgarbi e coronavirus, Valduga: ''Il Comune appoggia Cda del Mart''. Ianeselli: ''Dispiace che rappresenti qualcosa di Trentino''. Degasperi: ''Il problema è chi l'ha portato''

Dopo il video sul coronavirus, anche Francesco Valduga (sindaco di Rovereto), Franco Ianeselli (candidato sindaco a Trento per centrosinistra, Patt e Italia Viva) e il consigliere provinciale Filippo Degasperi (candidato sindaco al capoluogo per Onda civica) intervengono nella querelle sulla presidenza del Mart

Di Luca Andreazza - 15 marzo 2020 - 20:24

TRENTO. "La posizione del Comune di Rovereto è ben rappresentata dalle dichiarazioni del Cda e in particolare dalla consigliera Dalia Macii, nominata dalla Provincia d'intesa con l'amministrazione", queste le parole del sindaco Francesco Valduga sulla querelle che si è innescata intorno a Vittorio Sgarbi e la presidenza del Mart dopo le esternazioni diffuse in rete dal critico d'arte sull'epidemia di coronavirus.

 

Da lì a cascata sono arrivate le prese di distanza del vice presidente dell'ente museale, Silvio Cattani, e della consigliera Dalia Macii hanno scaricato il  critico d'arte (Qui articolo), così come i dipendenti che si sono schierati compatti per chiedere un intervento della Provincia per assumere i provvedimenti del caso (Qui articolo).

 

"In questo momento - prosegue Valduga - siamo concentrati e impegnati sull'emergenza ma quello del Mart è un tema da affrontare in modo profondo e ampio. Il museo merita un approfondimento complesso e circostanziato, non si può ridurre solo all'uscita di Sgarbi nei giorni scorsi, che evidentemente non è adeguata. E' necessario un ragionamento articolato, che tenga anche in considerazione le diverse criticità alla base dei rapporti tra l'ente, il territorio e le istituzioni. Tempo al tempo". 

 

Una vicenda che si è arricchita di due petizioni contrapposte:  c'è quella per dire "No ad un Presidente volgare al Museo Mart di Rovereto" che è decollata in modo rapidissimo per superare le 15 mila sottoscrizioni (Qui link petizione). E poi c'è quella lanciata da poche ore da Vittorio Sgarbi stesso con Carlo Vulpio, Salvo NugnesNino Ippolito e Sauro Moretti: "Difendiamo la libertà di pensiero di Vittorio Sgarbi" (Qui link petizione). 

 

Nel frattempo Sgarbi ha interessato i tre ministri Lamorgese, Boccia e Franceschini (Qui articolo) dopo che il consigliere provinciale Alex Marini si è detto in fase di ultimazione di una mozione per chiedere la rimozione del critico d'arte dalla presidenza del Mart (Qui articolo), mentre l'assessore Mirko Bisesti ha stigmatizzato le parole del critico d'arte e sono arrivate numerose richieste di dimissioni di Sgarbi o un intervento della Pat da Futura (Qui articolo) e Patt (Qui articolo), Movimento 5 stelle, Verdi Partito democratico (Qui articolo).

 

Anche il candidato sindaco a Trento per il centrosinistra, Patt e Italia Viva è intervenuto nel dibattito: "Non sono preoccupato per gli effetti delle sue parole - commenta Franco Ianesellimi dispiace solo che ancora rappresenti qualcosa di Trentino, ma mi auguro sia solo questione di giorni. Sono sicuro che l’ennesima sceneggiata di Sgarbi resterà isolata, la triste piazzata di un guerriero da salotto in cerca di visibilità", mentre il consigliere provinciale Filippo Degasperi, candidato sindaco per Onda civica, aggiunge: "Non discuto ovviamente le competenze ma l'intemperanza. E' stato nominato attraverso una forzatura, un personaggio fuori scala per il territorio".

 

Insomma, il pacchetto era chiaro fin da subito. "Qualcuno si dovrebbe assumere le responsabilità della scelta - conclude Degasperi - il problema è chi l'ha portato qui per farsi un po' pubblicità e qualche selfie. L'atteggiamento di Sgarbi non è sicuramente una sorpresa, mentre il direttore va via e i dipendenti hanno trovato il coraggio e hanno il merito di aver preso una posizione. Il Mart sembra fermo, le promesse sono rimaste tali e non si è visto nulla di innovativo e costruttivo. Anzi, si vedono spaccature nel Cda del museo stesso e litigi a distanza con il Muse. Come prevedibile, si è visto il personaggio ma pochi atti concreti".

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