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| 12 nov 2022 | 13:39

Scontro Trento-Belluno: la skiarea ''concorrente'' o l'Rsa costruita 5 anni fa e mai aperta, il sindaco del Primiero sul Fondo dei Comuni confinanti

Il sindaco di Primiero San Martino di Castrozza, Daniele Depaoli: "L'Autonomia del Veneto? Con il gettito e la forza economica che ha il Veneto sarà forse il Trentino a dover chiedere l'attivazione del Fondo dei Comuni confinanti"

PRIMIERO SAN MARTINO DI CASTROZZA. "Il Fondo dei Comuni confinanti può essere utile però bisogna almeno prevedere una supervisione sull'utilizzo di queste risorse". A dirlo Daniele Depaoli, sindaco di Primiero San Martino di Castrozza. "Una ciclabile da Quero a Montebelluna per collegare il basso feltrino al trevigiano è sicuramente funzionale per il Veneto ma non apporta benefici al Trentino".

 

Il Primiero vive quotidianamente la dimensione sovraterritoriale. I rapporti sono costanti e c'è un "interscambio" sui servizi, l'ospedale di riferimento è quello di Feltre per vicinanza, raggiungibilità e comodità. "Il Fondo dei Comuni confinanti - prosegue Depaoli - è stata un'intuizione importante ma non sempre gli interventi rispecchiano quello spirito per cui sono stati istituzionalizzati. Non c'è un controllo sull'utilizzo omogeneo di queste risorse, non devono esserci ingerenze ma almeno la possibilità di confrontarsi e canalizzare i soldi per una pianificazione che possa portare effettivi benefici a entrambe le aree, altrimenti si tradisce il patto ideato una decina di anni fa".

 

Qualche esempio? "Bene la realizzazione della galleria Pala Rossa sullo Schener (opera da 25 milioni tra Pat e Veneto Strade con 8 milioni dal Fondo, determinanti per concludere l'infrastruttura) che è utile anche per il Primiero - evidenzia Depaoli - questo è un modo che reputiamo corretto di investire i soldi. La costruzione ex novo, però, della Rsa a Sovramonte mai entrata in funzione da 5 anni perché non ci sono le risorse per la gestione rappresenta una stortura perché vengono utilizzati quasi come un contributo a fondo perduto e così si perde il senso di questo Fondo". 

 

Si avverte la necessità di una cabina di regia per migliorare un raccordo sulle opere, anche a livello di tempi. "Ci sarebbe la possibilità sul fronte feltrino di mettere a terra una ciclabile fino al Trentino e questo è interessante ma noi oggi non avremmo la forza di realizzare la nostra parte perché il progetto è più complesso con un tracciato a sbalzato sul lago: ci vorrebbero una decina di milioni che non ci sono ma ci si potrebbe raccordare per arrivare a pianificare in modo ottimale un intervento di questo tipo". 

 

C'è poi quella che è considerata a volte una contraddizione sull'utilizzo di queste risorse, distribuite per supportare gli investimenti dei vicini con un volano anche sul fronte del Trentino e dell'Alto Adige. "Comprendiamo le esigenze interne di ogni territorio ma così si perde lo spirito per cui è stato creato il Fondo. Un altro esempio - dice Depaoli - è la nuova skiarea 'LeMelette' nel comprensorio sciistico di Asiago: una concorrenza sviluppata con soldi regionali, una progettualità di confine ma che avrebbe meritato una maggiore condivisione e più partecipazione da tutte le realtà geografiche mentre qui abbiamo impianti datati".

 

Negli scorsi giorni il Trentino ha messo in discussione le risorse che ogni anno vengono assegnati a 48 Comuni di confine tra BellunoBresciaVicenza Sondrio. Un tesoretto da 80 milioni (equamente ripartito tra Trento e Bolzano) con l'obiettivo di stimolare gli investimenti infrastrutturali e ridurre il gap tra i territori a Statuto speciale e ordinario. 

 

"Non è mancanza di solidarietà quanto il quadro finanziario è molto diverso rispetto a 10 anni fa quando il bilancio era ai massimi storici: i tempi sono cambiati, oggi ci si trova nella contraddizione che i territori di confine possono avere a disposizione risorse maggiori rispetto ai nostri Comuni. Anche questa può essere considerata un po' una stortura, ora anche qui c'è necessità di risorse", ha spiegato a Il Dolomiti l'assessore Mattia Gottardi (Qui articolo). 

 

A incamerare la cifra maggiore è il Bellunese con il 48,60% (più di 26 milioni), poi la Provincia di Brescia e quella di Vicenza con il 14,81% e il 14,60% rispettivamente (circa 8 milioni). A seguire Sondrio al 12,79% e 7 milioni e Verona al 9,2% e 5 milioni.

 

E subito c'è stata una levata di scudi. "Questi sono gli effetti della differenza tra chi ha l’autonomia e chi invece la reclama", il commento di Roberto Padrinpresidente della Provincia di Belluno. "Il Fondo è strategico: ci ha permesso di ridurre il gap con Trento e Bolzano, ma anche di realizzare o progettare opere in grado di dare risposte e servizi alle comunità locali". A intervenire anche Andrea Bona, presidente del Movimento Bard - Belluno Autonoma Regione Dolomiti: "Vanno aumentati. Ci scontriamo ogni giorno con l’autonomia dei nostri vicini'' (Qui articolo).

 

"Se ci fosse un maggior raccordo e una possibilità di valutare i progetti in via preliminare e non a giochi ormai fatti si potrebbe rilanciare e perfino rafforzare il Fondo, come nei 120 milioni stanziati per lavori eseguiti da Veneto Strade. In quel caso il 75% di quelle risorse è stato messo a disposizione dal Trentino per interventi prevalentemente nel feltrino ma è stata migliorata e adeguata la viabilità con un reciproco beneficio". 

 

Ma il Fondo dei Comuni confinanti è l'occasione per rilanciare ulteriormente le istanze autonomistiche di Veneto e di Lombardia. "Il discorso di autonomia differenziata delle Regioni è una chiave, anche per risolvere i problemi con una visione inter e intraregionale", ha spiegato il presidente Fausto Manzana (Qui articolo).

 

"A quel punto cambia tutto, un'altra storia. Con il gettito e la forza economica che ha il Veneto sarà forse il Trentino a dover chiedere l'attivazione del Fondo dei Comuni confinanti", conclude Depaoli.

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