Abbattimento lupi in Alto Adige, tra pecore 'difese' da border collie e predazioni fuori dai recinti: il via libera di Ispra (l'analisi del documento) è un premio all'impegno?
Nel documento di risposta alla richiesta dell'Alto Adige di rimuovere due lupi, Ispra si mostra molto disponibile tra il recupero dei dati e il cambio di analisi per valutare i danni. Ecco come si è arrivati al parere (tecnico) positivo

BOLZANO. Non siamo in presenza di un cosiddetto hotspot da danno grave e cronico, i cani per proteggere il gregge sono due border collie, i proprietari tanti e la frammentazione è un problema di gestione, il pastore è da solo ma il recinto è stato continuamente spostato (anche se le predazioni sono avvenute tutte all'esterno della recinzione). Ma il parere è stato positivo a procedere (Qui articolo). Una luce verde alla rimozione dei due lupi in Alto Adige che appare un premio all'impegno.
Il via libera alla rimozione è, preme ribadire, un parere tecnico, una richiesta che è obbligatoria ma non vincolante. Si corre verso il declassamento dello status del lupo, una maggiore flessibilità e più responsabilità demandate a Regioni e Province autonome ma questa procedura non subirà alcuna modifica. La responsabilità di intervento è, già ora, strettamente politica, anche in caso di un "No" di Ispra, si potrebbe scegliere e decidere di procedere comunque con l'abbattimento di un lupo (oppure di un orso).
La novità, forse, che emerge dal documento di Ispra è la presenza di un cambio di approccio nella gestione del lupo. Nelle puntate precedenti è sempre arrivato un parere negativo per la sostanziale assenza a priori di prevenzione e protezione del bestiame. I danni non sono mai stati negati a livello ministeriale, così come però che le predazioni erano avvenute nel 100% dei casi senza recinti o contromisure. Insomma, mani legate e Provincia "stangata" con una serie di Alt. Il contraltare, per esempio, in quel periodo fu il "Sì" al Trentino per il caso di malga Boldera: compiti svolti e ok a procedere (prevenzione, protezione, metodi alternativi di dissuasione - poi il decreto non è stato eseguito perché i lupi si sono spostati e il Consiglio di Stato aveva sospeso la procedura post ricorsi - qui articolo).
In quest'ultimo caso, invece, Ispra riconosce che c'è stato un tentativo di proteggere gli animali e anche un contesto non semplice di intervento tra benessere degli animali predati, composizione del gregge (proprietari diversi) e difficoltà considerate più o meno oggettive.
Nel documento tra dati non inviati dalla Provincia di Bolzano (recuperati in autonomia da Ispra) e analisi varie, emerge poi una (grande) disponibilità dell'Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale nell'andare incontro all'amministrazione provinciale sulla questione: per esempio il danno c'è ma non può essere considerato cronico e quindi si passa - come da prassi - agli episodi in 30 giorni oppure le predazioni sono avvenute fuori dalla recinzione ma ci sono stati tentativi di adattarsi per proteggere il gregge.
A ogni modo una valutazione, per il parere positivo (o negativo), che si basa su tre criteri: esame del danno, prevenzione/protezione, rischi sulla conservazione della specie (li vediamo più avanti).
La premessa è l'analisi dell'andamento del "fenomeno delle predazioni da lupo sull'allevamento che ha interessato l'Italia negli ultimi 9 anni, che includono anche il periodo di ricolonizzazione dell'area alpina". Così sono stati individuati i numeri di eventi e di capi predati che hanno caratterizzato gli impatti più gravi avvenuti nel lasso di tempo analizzato a scala nazionale, "ritenuti valori soglia per discriminare un danno grave ai sensi della norma".
L'obiettivo della condivisione con le amministrazioni, si legge nel documento, è stato quello di chiarire i criteri di valutazione di Ispra per eventuali richieste di parere di rimozione di lupi, anche per facilitare il lavoro di Regioni e Province autonome e per mettere gli eventi nella condizioni di fornire i dati necessari per le valutazioni. Da qui si è arrivati, per esempio, a stabilire le quote "sperimentali" e iniziali di possibili rimozioni: 1-2 per l'Alto Adige, 3-5 per il Trentino (Qui articolo).
CONSERVAZIONE DELLA SPECIE
Ritorniamo sui criteri e partiamo dall'ultimo. Un po' quasi il più scontato. La rimozione di due esemplari può dispiacere più o meno a seconda della sensibilità ma "non incide sullo stato di conservazione della popolazione oggetto di gestione". I dati, prosegue la nota, circa la frequentazione da parte di individui di lupo indicano la presenza della specie dal 2024, con una femmina campionata geneticamente più volte e un maschio contattato solo una volta durante quell'anno.
"Recenti contatti con fototrappola lasciano supporre la presenza nell'area di una coppia. Nell'ipotesi plausibile che siano questi due individui i responsabili dei danni attuali presso la malga, si raccomanda il più possibile di raccogliere dati circa la frequentazione dell'area, per ottenere conferme riguardo la composizione del nucleo e il territorio di questi occupato e di limitare gli interventi volti alla rimozione a tale area".
ESAME DEL DANNO
Balziamo indietro al primo criterio, cioè i danni.
In riferimento ai danni registrati alla malga a Malles Val Venosta nel corrente anno "sono avvenuti complessivamente 10 eventi da parte di lupo: 12, 13, 15 e 28 maggio; 21 e 24 giugno; 6, 7, 14 luglio con la perdita di 31 ovicaprini appartenenti a 16 proprietari".
C'è un danno grave sulla base della norma provinciale 10/2023 e che il caso è avvenuto in un'area pascoliva protetta, si legge, un'area in cui a priori si stabilisce che non è realizzabile alcuna misura di prevenzione contro i danni da lupo.
"A tale scopo sono stati utilizzati i dati relativi alle predazioni su domestici nel 2023-24 nel comune di Malles e in quelli confinanti, per verificare se almeno uno di questi potesse essere caratterizzato come hotspot di danno cronico".

Ma non è il caso. "Si rileva che il comune di Malles e quelli confinanti risultano fuori dall'aree hotspot per il biennio 2023-04 e pertanto il caso presentato non risponde ai criteri individuati da Ispra per definire un caso di danno cronico grave".
Allora si prova a cambiare valutazione, cioè ci sono le condizioni per individuare dei casi di danno grave a breve termine? Un iter che scatta se una singola azienda o un singolo proprietario hanno subito almeno due diversi eventi di predazione entro un periodo massimo di 30 giorni. "Nella nota interlocutoria, si era ipotizzato di considerare come unità colpita la malga al posto dell'azienda; tuttavia l'ipotesi è stata esclusa perché la Provincia non ha fornito i dati necessari all'analisi. Inoltre sono assenti le informazioni relative ai codici aziendali dei proprietari colpiti da danno, mentre era presente il codice identificativo (marca auricolare) di ogni capo predato".

In questo caso Ispra si è messa pure in proprio. "L'informazione relativa ai proprietari è stata reperita successivamente tramite database pubblico sul sito dell'assessorato. E' emerso che 5 dei 16 proprietari hanno subito almeno due eventi in meno di 30 giorni". Allora ok. "Questo Istituto ritiene che il caso presentato risponda al primo requisito per ricorrere alla rimozione del lupo".
STRUMENNTI E COMPORTAMENTI ADOTTATI ALLA MALGA PER LA PROTEZIONE DEL LUPO
L'anno scorso il parere è stato negativo perché le misure preventive erano state ritenuti insufficienti in quanto "privi delle caratteristiche minime per renderli efficaci". I tecnici avevano trovato un recinto "composto solo da due fili con il primo molto distante da terra e la presenza del pastore limitata a due eventi di controllo giornalieri". Nel 2025 sono stati profusi sforzi maggiori ma è in questa parte che si evidenzia la criticità legata alla struttura di gestione delle malghe in Alto Adige.
"In linea generale, una problematica legata alle forme tradizionali di gestione del bestiame in Alto Adige è che la monticazione estiva spesso vede la presenza presso malghe condivise di animali appartenenti a proprietari diversi, che non sono abituati a restare insieme e quindi tendono a distribuirsi su tutta l'area diventando particolarmente vulnerabili alla predazione".
Per l'adozione di misure efficaci "sarebbe necessario modificare in parte le pratiche per facilitare l'aggregazione degli animali". Questo permetterebbe una sorveglianza più efficace de pastore, un raduno notturno e il contenimento in un recinto elettrico. Inoltre questo metodo rende difficile il ricorso ai cani da guardiania che "per svolgere un ruolo efficace di difesa dovrebbero crescere con il gregge o andrebbero introdotti gradualmente con gli animali che devono proteggere per stabilire un legame".
Alla malga in questione i proprietari sono 16 e gli animali vengono condotti da un unico pastore, "costantemente presente, dotato di due cani border collie". A ogni modo però il comportamento degli animali rende tutto difficile per le motivazioni sopra.
Ci sono, quest'anno, anche le reti elettrificate mobili e "c'è stato un continuo adattamento della strategia di protezione, aspetto positivo, che ha determinato un significativo miglioramento rispetto alla passata stagione".
La prima predazione è comunque avvenuta "in assenza di metodi preventivi". Allora gli animali sono stati messi all'interno di un recinto (colore turchese nella mappa). "Questo intervento è risultato parzialmente efficace sempre per la tendenza dei capi a dividersi in piccoli gruppi, con la conseguenza che alcuni sono rimasti fuori". E il 12 maggio c'è un'altra predazione ("Non è chiaro se quelli all'interno o all'esterno del recinto").

E' stato quindi costruito un recinto più ampio (verde nella mappa). "Il pascolo tuttavia si è esaurito rapidamente". Le pecore sono spostate più in quota con la modifica della recinzione (colore viola) - "A maglia metallica non interrata e senza strutture anti-salto. In alcuni tratti è assente e quindi è stata integrata" - e il 28 maggio c'è stata una predazione, all'esterno dell'area.
Tuttavia, "come anche testimoniato dal veterinario", le pecore hanno iniziato a mostrare sintomi di sofferenza tra caldo e progressivo esaurimento del pascolo. Gli animali sono stati portati fuori dal recinto e si sono ripresi ma ci sono stati altri eventi di predazione. Insomma, la prevenzione funziona, sforzi e impegno nonostante le difficoltà varie e "questo istituto ritiene che il caso in esame rispetti anche la seconda condizione".
Tre "Sì" e parere positivo. Ecco spiegato come si è arrivati all'ok e alla rimozione, già avvenuta di un esemplare (per il quale si attendono le analisi del Dna per confermare che fosse quello responsabile delle predazioni) e si cerca il secondo lupo (Qui articolo).












