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Scuola dell'infanzia, i genitori della val di Fassa: ''Metà bimbi esclusi e discriminati. E non si tiene conto del calendario scolastico turistico''

La Pat sembra essersi dimenticata una parte dell'organizzazione, quella che riguarda la modulazione del calendario in base alle esigenze del territorio a vocazione turistica. I genitori del Comitato di gestione della scuola dell'infanzia Maria Assunta di Moena: "Sono necessarie risposte veloci in quanto la stagione estiva è alla porte, ma soprattutto in linea generale servono risposte concrete e di spessore per investire sul futuro del Trentino"

Di Luca Andreazza - 28 giugno 2020 - 06:01

MOENA. "In base alle linee guida provinciali, la scuola dell'infanzia Maria Assunta di Moena ha stilato una graduatoria con l'ammissione di 30 bambini e l'esclusione di altri 22 piccoli". Così i genitori del Comitato di gestione, che aggiungono: "I figli vengono discriminati nei diritti fondamentali e vengono utilizzati criteri molto discriminatori che considerano solo la professione svolta dai genitori. Una situazione che riguarda tutte le strutture della val di Fassa".  

 

Sono molte le criticità emerse per quanto riguarda il riavvio di asili nido scuole dell'infanzia sul territorio provinciale, senza dimenticare anche il fronte che riguarda la ripresa delle scuole lato servizi ai ragazzi con bisogni educativi speciali (Qui articolo). Ora emerge un'altra problematica, quella che subiscono in particolare le aree a vocazione turistica. La Pat sembra essersi dimenticata una parte dell'organizzazione, quella che riguarda la modulazione del calendario in base alle esigenze del territorio.

 

La Provincia a seguito della chiusura delle scuole dell'infanzia per l'emergenza coronavirus ha previsto la riapertura in base a linee guida che inevitabilmente a diminuiscono la capienza dei bambini accolti. Ma se in tutto il Trentino l’apertura da metà giugno a fine luglio è stata un’eccezionalità, che tra l’altro non ha trovato piena adesione di tutti i bambini coinvolti, in val di Fassa l’apertura nei mesi di luglio e agosto è sempre stata una regolarità in quanto queste strutture seguono il calendario scolastico turistico che prevede la chiusura nei mesi di giugno e  settembre e l’apertura in luglio e agosto. Questo per far fronte alle esigenze delle famiglie fortemente impegnante nel settore turistico.

 

"E riteniamo inaccettabile - proseguono i genitori - che si decida di riaprire per qualcuno, mentre altri rimangono esclusi. Crediamo che sia doveroso come adulti responsabili delle nuove generazioni a tutti i livelli, dimostrare a tutti i bambini, fortemente provati da mesi di paure e incertezze, assenze e privazioni, che gli sforzi e la grande pazienza messa in campo permette anche a loro, seppur con le dovute cautele, una ripartenza come è avvenuto per il resto delle attività".

 

I genitori chiedono di prevedere un piano in grado di garantire la ripresa a pieno regime per tutti i bambini. "Oltre la retorica - aggiungono i genitori del Comitato di gestione - chiediamo di essere messi a conoscenza di quali sono le idee e le proposte per interpretare scuola e famiglia insieme. In che modalità e con quali mezzi verrà garantita la continuità educativa, la parità di attività volte all’ottimizzazione dello sviluppo psicofisico e il contatto umano per i bambini non frequentanti. E' necessario un confronto".

 

Il Comitato di gestione ha così inviato una lettera ai vertici delle amministrazioni comunali e provinciali per cercare di risolvere questa situazione, penalizzante per molte famiglie, soprattutto in quelle zone sperano di accogliere turisti in questa stagione atipica ai tempi del coronavirus. 

 

"Purtroppo - continuano - le nostre richieste inviate tramite due lettere sono state ascoltate solo dal consigliere provinciale Luca Guglielmi, che vogliamo ringraziare per la sua sensibilità e la sua prontezza a trovare una soluzione alla questione, il quale farà discutere una mozione in piazza Dante. Rispetto agli altri fronti locali e provinciali, non abbiamo invece ricevuto nessuna risposta ma siamo pronti a fare tutto quanto in nostro potere per far rispettare i diritti, riconosciuti dalla nostra Costituzione e dalla Convenzione dei diritti dell’infanzia e dell’adolescenza".

 

Le richieste sono quelle di valutare l'ammissione di tutti gli iscritti alla scuola dell'infanzia per garantire pari dignità ai bambini e un adeguato sostegno alle famiglie. "In assenza di alternative - evidenziano i genitori del Comitato di gestione - un'ipotesi potrebbe essere quella di offrire meno giornate a tutti. In questo modo si amplia l'offerta: invece di 30 piccoli per 5 giorni, si potrebbe diminuire il tempo di frequentazione a 2/3 giorni a settimana".

 

Un'altra proposta è quella di rivedere le linee guida per renderle più aderenti alle esigenze dei bimbi, magari attraverso l'assunzione di nuovo personale per garantire il servizio a tutte le famiglie. "Se non fosse possibile nell'immediato - dicono - si potrebbero coinvolgere i genitori disponibili a svolgere un'attività di sorveglianza in modo da effettuare in sicurezza le attività proposte senza escludere nessuno".

 

C'è preoccupazione poi per la riapertura di ottobre e per garantire una formazione paritaria a tutti. "Sono necessarie risposte veloci in quanto la stagione estiva è alla porte, ma soprattutto in linea generale servono risposte concrete e di spessore per investire sul futuro del Trentino", concludono i genitori.

 

Sono diverse le lettere indirizzate ai vertici di piazza Dante, l'ultima è quella del Comitato di gestione dei genitori della scuola dell'infanzia di Pergine e di Roncogno (Qui articolo), quindi quella  una mamma di San Giovanni di Fassa che ha interessato le massime autorità provinciale per chiedere di smetterla con questa discriminazione che colpisce i bambini fino a ieri iscritti e oggi non ammessi per la professione che fanno i loro genitori (Qui articolo) e regole che sembrano venire applicate in modo diverso in quanto mancherebbe un coordinamento tra le varie strutture (Qui articolo).

 

Nel frattempo si è risolta positivamente una vicenda simile a quella segnalata dalla mamma che si è vista escludere il piccolo, ma solo dopo un atto formale, quello dell'avvocato Daniele Spena, che vista respinta la sua richiesta di far rientrare suo figlio alla scuola dell'infanzia Chimelli di Pergine aveva inviato una pec all'istituto per chiedere di ''annullare in autotutela - così si leggeva nel testo - per vizi di costituzionalità, il vostro provvedimento di data 10.6.2020, con il quale comunicavate agli odierni istanti il non accoglimento della richiesta del minore (...) di frequentazione delle ultime settimane dell'anno educativo 2019-2020 presso la scuola dell'infanzia Gb Chimelli'' (Qui articolo).

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