"Non basta far fatica: in montagna bisogna osservare il percorso che si fa". Storia di Bruno Detassis, custode del Brenta

L’8 maggio 2008 ci lasciava l'alpinista Bruno Detassis. L'anniversario ci permettere di ricordare alcuni tasselli del mosaico che va a comporre la sua biografia: dalle vie sulle Dolomiti, alla prima traversata sciistica delle Alpi; dalla conduzione del Rifugio Brentei, alla spedizione trentina al Cerro Torre

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
L’8 maggio 2008 ci lasciava l'alpinista Bruno Detassis. Fu particolarmente attivo nel Gruppo di Brenta frequentato fin dagli esordi (a soli 18 anni salì il Campanil Basso) e tra le cui rocce disegnò linee eleganti. Possiamo sinteticamente citare quella sulla parete Nord-Est della Brenta Alta, tracciata nel 1934 assieme a Ulisse Battistata e a Enrico Giordani; oppure quella sulla Nord-Est del Crozzon di Brenta, scalata nel 1935, sempre in compagnia di Giordani (la famosa “via delle Guide”); ma anche quella del 1937 sul pilastro della parete Est della Cima Tosa, questa volta accompagnato da Giorgio Graffer.
Così parlava del Gruppo di Brenta in una bella intervista, rilasciata a Planetmountain:
“Il Brenta attira l’alpinista, e quando sei passato fra queste montagne è difficile non ritornarci. Forse perché è unico, anche fra le Dolomiti, e il suo cuore è contornato da pareti (…) Il Brenta è interessante in qualunque angolo. Al rifugio XII Apostoli, per esempio, la roccia è molto diversa dalla zona centrale, lì si vede ancora qualcos’altro. Si può scegliere, perché è grande il Brenta. Pensate: Vedretta dei Camosci, Tosa, Crozzon sono di dolomia principale mentre i Fracingli, i tre campanili, sono di calcare. Non so il perché… Quello che so è che non basta far fatica: in montagna bisogna osservare il percorso che si fa, e bisognerebbe saperlo raccontare una volta tornati indietro. E anche saper allungare un po’ la via, se ci si rende conto che un passaggio è pericoloso”.
Nella stessa intervista affermava anche che “la montagna è uguale per tutti, e dà eguali soddisfazioni a un arrampicatore come a un escursionista”
Detassis aprì diverse vie anche sulle Pale di San Martino (furono oltre 200 le vie da lui aperte sulle Dolomiti). Nel 1934, ad esempio, salì lo spigolo Sud del Sass Maor assieme a Ettore Castiglioni.
L’amicizia con Castiglioni superava la semplice passione per l’arrampicata: i due condividevano gli stessi ideali, rifiutando le maglie troppo strette dei regimi totalitari. Castiglioni morì da partigiano, mentre Detassis venne deportato dai tedeschi nel lager di Oerbke.
“In montagna si va per essere liberi. Se togli la libertà, l’alpinismo, quello vero, non esiste più” dirà Detassis, per spiegare la vocazione antifascista dell’amico Ettore Castiglioni.

Nel 1949 gli venne affidata la conduzione del Rifugio Brentei: lo gestí per molti anni, con entusiasmo e serietà.
Nel 1956 Detassis è stato protagonista della prima traversata sciistica delle Alpi. Ne parla Carlo Crovella sul GognaBlog:
“Il progetto specifico del dopoguerra deriva da un’iniziativa del milanese Alberto Righini che, nel 1955 a Madonna di Campiglio, ne parlò con Bruno e Catullo Detassis ed anche con Walter Bonatti, che in tale periodo si stava preparando, proprio in quella località, per gli esami da maestro di sci.
Come è noto, negli sviluppi successivi l’iniziativa sfuggì di mano ai vari personaggi e si creò una sensibile competizione fra il terzetto Bruno-Catullo-Righini da un lato e la compagine di Bonatti con altri compagni dall’altro.
Bonatti partì da Tarvisio qualche giorno dopo gli altri e rincorse a lungo la squadra di Detassis. Causa maltempo le due compagini si incontrarono al rifugio Maria Luisa in Val Formazza (Ossola) e decisero di accordarsi (con tanto di testo dattiloscritto e firmati da tutti i partecipanti) per proseguire insieme, pur con indipendenza organizzativa, fino al Col di Nava”.
Il suo spessore morale e il senso di responsabilità nei confronti delle vite altrui lo portarono, nel 1957, a sospendere la spedizione trentina al Cerro Torre, di cui era a capo, con la seguente motivazione: "Il Torre è una montagna impossibile, ed io non voglio mettere a repentaglio la vita di nessuno. Pertanto, nella mia qualità di capo spedizione, vi proibisco di attaccare il Torre".
Detassis, come scrivevo, ci ha lasciati l’8 maggio 2008, a 98 anni. Ma la barba lunga, sfumata di ocra dalla pipa, i capelli pettinati verso la nuca, e gli occhi vispi da rapace, custodiranno per sempre la dolomia di Brenta.













