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Ambiente

Il paradosso dell'ermellino: mascotte di Milano Cortina 2026 vittima dei cambiamenti climatici

L'EDITORIALE. Tina e Milo diventano le mascotte di Milano Cortina 2026. L'ermellino, emblema del presente alpino, ci invita così a programmare un’Olimpiade parsimoniosa, in linea con le variazioni climatiche in atto. Ma tra piste da bob e altre impattanti iniziative, rischia di diventare il simbolo di una manifestazione che non si interroga sul suo futuro

Di Pietro Lacasella | 12 febbraio | 06:00
Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Mai furono scelte mascotte così azzeccate per i Giochi olimpici invernali: due ermellini. Tina (Cortina) dal manto chiaro e Milo (Milano) dal manto bruno.

 

“Tina e Milo – informa il sito ufficiale di Milano Cortina 2026 – sono sorella e fratello, simili ma non identici, portatori di due energie complementari. Anche i colori sono diversi, ispirati al manto che questi animali ‘vestono’ durante il corso dell’anno: bruno d’estate e bianco d’inverno. La scelta di proporre queste due diverse cromie ha un valore simbolico. La montagna è un ambiente da proteggere, vivere e valorizzare non solo d’inverno, ma durante tutto l’anno: i due colori sono lì a ricordarcelo”.

 

Ma con la loro muta invernale, innescata dal fotoperiodo (la durata del periodo di illuminazione giornaliera), i due ermellini ci ricordano inoltre che il contesto in cui si svolgeranno i Giochi del 2026 è fortemente condizionato dai cambiamenti climatici. Quando le giornate si accorciano, la livrea degli ermellini alpini cambia colore: diventa bianca, bianchissima, per confondersi nella neve. Una misura intelligente per imbrogliare lo sguardo attento dei predatori.

 

Ma se fa caldo e non nevica? Il manto dell’ermellino si trasforma lo stesso perché, appunto, il processo non è innescato dalle temperature, ma dalle ore di luce. Così si aggira tra montagne brunastre indossando un elegantissimo abito bianco che, per contrasto, paradossalmente lo rende più visibile.

 

Uno studio del 2018 focalizzato sulla donnola Mustela nivalis (parente stretta dell’ermellino) e pubblicato dalla rivista scientifica Nature ha rilevato che la popolazione di donnole che abita la foresta di Białowieża (Polonia nordorientale) si riduce con la diminuzione del numero di giorni con copertura nevosa, perché il candido mantello dell’animale, esaltato da uno scenario privo di neve, lo trasforma in una facile preda.

 

“La plasticità della muta nella Mustela nivalis è molto limitata – prosegue lo studio – Ciò significa che il cambiamento climatico influenzerà fortemente la mortalità della Mustela nivalis a causa del prolungato disadattamento mimetico, che influenzerà direttamente l'abbondanza e la distribuzione geografica di questa sottospecie”.

 

Insomma, forse involontariamente, gli organizzatori hanno individuato l’animale giusto: il suo pelo bianco, sulle campiture brulle dei versanti alpini, ricorda le lingue di neve artificiale che si snodano su pendii brunastri. L’ermellino si fa emblema del presente alpino e ci invita a programmare un’Olimpiade parsimoniosa, in linea con le variazioni climatiche in atto. Ma tra piste da bob e altre impattanti iniziative, Tina e Milo rischiano di diventare il simbolo di una manifestazione che non si interroga sul loro futuro.

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