100 abitanti abbandonano il loro paese, gli effetti della crisi climatica si fanno sentire anche in Himalaya: i ghiacciai spariscono e non c'è più acqua

Samjung, un piccolo paesino a quasi 4.000 metri di altitudine nella zona del Mustang, per lungo, lunghissimo tempo ha dato riparo e rifugio a pastori e agricoltori della zona, generazioni cresciute in simbiosi (o se preferite in rispettosa e silenziosa battaglia quotidiana) con la natura. Allevando yak, coltivando orzo su piccoli terrazzamenti. Uno stile di vita che improvvisamente però è stato prima minacciato e poi travolto dalla crisi climatica

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
SAMJUNG. I ghiacciai che si ritirano fino a sparire, le nevicate che diventano sempre più sporadiche, le montagne bianche che imbruniscono anno dopo anno fino a diventare secche e terrose.
Uno scenario che suona inquietantemente familiare sul “nostro” arco alpino, e che si è invece giù trasformato in drammatica realtà in vari luoghi del mondo: a Samjung, un piccolo paesino dell’Himalaya, la crisi climatica è una presenza talmente ingombrante e concreta da aver completamente stravolto la vita dei suoi abitanti. Fino a convincerli che l’unica soluzione fosse abbandonare il luogo che per secoli hanno chiamato “casa” e spostarsi altrove.
Samjung si trova nella zona del Mustang, una delle mete preferite dai turisti che vogliono vivere l’emozione e la bellezza di un trekking tra le montagne più alte del mondo ma lontano, per quanto possibile, dalla “ressa” dei luoghi più inflazionati dai viaggianti intercontinentali. Samjung è a quasi 4.000 metri di altitudine, un piccolo gioiello incastonato tra le vette e meta di passaggio per chi ama la cultura tibetana.
Un insediamento che per lungo, lunghissimo tempo ha dato riparo e rifugio a pastori e agricoltori della zona, generazioni cresciute in simbiosi (o se preferite in rispettosa e silenziosa battaglia quotidiana) con la natura. Allevando yak, coltivando orzo su piccoli terrazzamenti. Uno stile di vita che improvvisamente però è stato prima minacciato e poi travolto dalla crisi climatica.
GLOBAL WARMING
Che il riscaldamento globale stia avendo un impatto devastante sulle regioni montane dell'Himalaya, non lo scopriamo certo oggi. Ma fa comunque impressione trovarsi di fronte a danni non più riparabili: secondo il Centro Internazionale per lo Sviluppo Integrato delle Regioni Montane (ICIMOD) i ghiacciai di queste montagne, che forniscono acqua a qualcosa come 240 milioni di persone, si stanno ritirando a un ritmo allarmante.
Un fenomeno aggravato dall'aumento delle temperature e da quei rimpalli di “cause ed effetti” che stanno alterando irrimediabilmente i delicati ecosistemi montani.
Tornando a Samjung, gli effetti sono una lista che può suonare familiare anche a noi “dolomitici”: le piogge sono diventate irregolari, la neve fonde più rapidamente e i fiumi che un tempo garantivano un afflusso (se non costante, più costante) di acqua potabile si sono ridotti a rigagnoli. Non è successo in un giorno, ma è successo. Il risultato? Siccità prolungate, inondazioni improvvise e una crescente scarsità di risorse che hanno costretto gli abitanti a rivalutare il loro futuro nella regione. Niente acqua da bere, niente acqua per i campi.
Finché non hanno più avuto scelta.
CHIUSO PER SICCITÀ
I 100 abitanti di Samjung se ne sono andati, e del piccolo paesino oggi non restano che case di fango fatiscenti arse dal sole, strade in acciottolato polverose e piccoli santuari ormai in rovina.
Da quelle parti, racconta l’Associated Press, non nevica almeno da 3 anni, ma gli eventi “estremi” si sono intensificati con alluvioni e disastri che hanno spazzato via i muri delle case e colpito duramente una popolazione già ridotta allo stremo delle forze e delle speranze.
Chi ha potuto si è spostato di qualche chilometro verso il confine col Tibet, altri si sono rivolti alle autorità internazionali (e allo stesso ICIMOD) per cercarsi una nuova casa, trovando nel turismo una preziosa risorsa alternativa (e più redditizia) della secolare traduzione dell’allevamento e dell’agricoltura.
Andarsene e cambiare vita è il destino dei migranti climatici. A Samjung sono un centinaio. Nel mondo, secondo le stime, circa 120 milioni. Una crisi che non conosce confini.












