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Ambiente | 12 agosto 2025 | 13:00

Avvistata, in compagnia di un piccolo, una femmina di stambecco che mancava all'appello dal 2020: l'iniziativa "Becca lo stambecco" ha già dato i primi frutti

All’inizio della stagione estiva, le Aree Protette Alpi Marittime avevano lanciato l'invito a unirsi alla campagna di osservazione degli stambecchi: "Tu escursionista puoi aiutarci: se avvisti un esemplare dotato di orecchini o “collana” colorata, avvisaci". L'iniziativa è finalizzata alla ricerca scientifica e alla conservazione della specie 

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

All’inizio della stagione estiva, le Aree Protette Alpi Marittime avevano lanciato agli escursionisti più attenti l'invito a unirsi alla campagna di osservazione degli stambecchi: "Tu escursionista puoi aiutarci: se avvisti un esemplare dotato di orecchini o “collana” colorata, avvisaci".

 

L'iniziativa "Becca lo stambecco" - finalizzata alla ricerca scientifica e alla conservazione della specie - ha già dato i primi frutti: dopo ben cinque anni durante i quali non se ne avevano più notizie, è stata avvistata una femmina di stambecco che mancava all'appello dal 2020.

 

Quelli dotati di appositi segni di riconoscimento sono  esemplari che, negli anni, "sono stati catturati e liberati dopo l’applicazione di marche auricolari e, in alcuni casi, di collari" - spiegano dall'area protetta -. "Le marcature sono univoche; in questo modo guardiaparco e tecnici faunistici possono riconoscere i singoli individui, seguirne gli spostamenti e studiarne così abitudini, biologia ed etologia".

 

L'estensione del territorio delle Aree Protette Alpi Marittime e la sua complessa morfologia rendono difficili le osservazioni dirette da parte degli operatori e, in alcuni casi, anche la trasmissione dei segnali gps, per i collari dotati di questa tecnologia. Ecco perché anche il contributo dei "non addetti ai lavori" può rivelarsi prezioso. 

 

E così è stato: “È stata avvistata la nostra Betta!”, comunicano le Aree Protette Alpi Marittime, annunciando il risultato appena ottenuto.

 

Si tratta di un esemplare femminile nato nel 2013, individuato nel 2018 nei pressi del rifugio Remondino, nell'ambito del progetto Alcotra Lemed-Ibex. (2017-2020). Battezzata “Betta”, era stata dotata di collari visuali e vistose marche auricolari, che rendono possibile il riconoscimento dell'animale. Dopo quell’occasione è stata avvistata sporadicamente e solo fino al 2020. Poi se ne sono perse le tracce.

 

“Cosa poteva esserle successo per sparire per questi cinque anni? - si chiedono dall’area protetta -. Non lo sapremo mai, ma il suo avvistamento è importante, soprattutto perché... Non era sola! Con lei un capretto, presumibilmente nato a inizio estate, simbolo di una riproduzione avvenuta con successo, un elemento ovviamente positivo per la conservazione della specie”.

 

La segnalazione della presenza della capra selvatica - Capra ibex - con il piccolo al seguito, rappresenta un fatto positivo per chi si occupa di monitorare e proteggere la fauna alpina. "Come quella di Betta, tante sono le storie, ancora segrete e in attesa di essere svelate, delle decine di animali marcati (non solo stambecchi!) che vivono nelle Aree Protette Alpi Marittime - commenta l'ente -. Animali che, in ambiente alpino, sono difficili da seguire per la morfologia accidentata e per l'ambiente non sempre semplice; inoltre, gli spostamenti di questi animali, che non sono dotati di collare Gps, sono seguiti solo attraverso le osservazioni dirette, per cui è fondamentale ricevere le segnalazioni da chiunque frequenti la montagna".

 

L'area protetta rinnova quindi l'invito, aperto a tutti, ad aderire alla campagna di osservazione (come riportato in QUESTO ARTICOLO).

 

Le fotografie, divulgate dalle Aree Protette Alpi Marittime, sono di F. Tessitore

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