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Ambiente | 26 agosto 2025 | 19:00

Da inizio anno, già 83 eventi meteo estremi registrati sull’arco alpino: la regione più colpita è la Lombardia

"Il cambiamento climatico non significa smettere di frequentare la montagna, ma viverla con maggiore consapevolezza e adottare comportamenti di adattamento e rispetto", afferma Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente e presidente di Cipra Italia, mentre è in corso la Carovana dei Ghiacciai che intende monitorare lo stato di salute dei ghiacciai alpini

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
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L’arco alpino è sempre più esposto alla crisi climatica: non solo zero termico a quote sempre più alte, temperature medie in aumento, ma anche fenomeni meteorologici estremi che lasciano il segno rendendo ghiacciai e montagne progressivamente più fragili e instabili.

 

Da inizio anno a luglio, secondo l’Osservatorio Città Clima di Legambiente, sono 83 gli eventi meteo estremi registrati nelle regioni dell’arco alpino. Piogge intense e alluvioni sono i fenomeni che si ripetono con più frequenza. La Lombardia con 30 eventi meteo estremi, registrati nei primi sette mesi del 2025, risulta essere la regione più colpita, seguita da Veneto (18) e Piemonte (17).

 

Proprio in Lombardia, in Valmalenco, sul ghiacciaio Ventina (ne avevamo parlato in QUESTO ARTICOLO, riportando i dati del Servizio Glaciologico Lombardo) ha fatto tappa la Carovana dei ghiacciai, la campagna di Legambiente che monitora i ghiacciai alpini in collaborazione con Cipra Italia e con la partnership scientifica della Fondazione Glaciologica Italiana, per toccare con mano gli effetti degli eventi meteo estremi in quota e portare in primo piano il tema dell’instabilità in montagna accentuata dalla crisi climatica in atto.

 

“La montagna - dichiara Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente e presidente di Cipra Italia - resta un ambiente fragile, che richiede rispetto, esperienza e prudenza. Frane, crolli, valanghe estive e piene improvvise dei torrenti stanno diventando fenomeni sempre più frequenti e intensi anche in alta quota. Le numerose morene viste sul Ventina ci ricordano quanto la montagna stia diventando insieme ai ghiacciai più fragile e instabile. Il cambiamento climatico non significa smettere di frequentare la montagna, ma viverla con maggiore consapevolezza e adottare comportamenti di adattamento e rispetto. Per questo è fondamentale anche un approccio più consapevole e attento nei confronti dell’ambiente montano, occorre prepararsi adeguatamente, conoscere i propri limiti e informarsi bene sulle condizioni del territorio e del meteo. La scelta prudente dell’itinerario, il confronto con chi conosce la montagna e, quando possibile, l’accompagnamento da parte di esperti sono strategie essenziali per ridurre i rischi, così come è importante andare in montagna senza lasciare tracce senza abbandonare i rifiuti in quota. Un messaggio che abbiamo voluto ricordare con l’attività di Clean Up in quota con Puliamo il Mondo”.

 

Focus sul Ventina: un ghiacciaio in forte arretramento

Il ghiacciaio Ventina è stato il sorvegliato speciale della seconda tappa di Carovana dei ghiacciai, la prima in Italia dopo quella fatta in Svizzera. Il ghiacciaio è stato osservato e “visitato” lungo il sentiero glaciologico Vittorio Sella, nato nel 1992 per volontà del Servizio Glaciologico Lombardo (Sgl) e il suo monitoraggio è iniziato nel 1895 con i lavori di Marson e proseguito per 130 anni grazie al Comitato Glaciologico Italiano (CGI) e al Servizio Glaciologico Lombardo (SGL), dagli anni ’90.

 

Un ghiacciaio in forte arretramento e che esprime bene la forte correlazione - causa ed effetto - tra variazione di temperature, precipitazioni nevose e spostamento della fronte del ghiacciaio, anche in positivo come nel caso dell’avanzamento evidenziato per gli anni 1973-1988 dalle campagne glaciologiche Cgi e Sgl. In particolare, per quanto riguarda i ritiri frontali del ghiacciaio, si segnalano poco meno di 700 metri dal 1990 al 2015 (R. Scotti, Sgl), e 400 metri dal 2015 ad oggi (M. Gussoni, Sgl). Dal punto di vista areale, la superficie del ghiacciaio è passata dai 2,10 km2 del 1957 (Catasto CGI) ai 1,87 km2 del Nuovo Catasto dei Ghiacciai Italiani (C. Smiraglia e G. Diolaiuti, 2015), a 1,38 km2 del 2022 (S. Perona, CGI).

 

Le osservazioni effettuate durante da tappa sul ghiacciaio Ventina indicano che nell’area è in atto una forte deglaciazione cui si sovrappongono altri fenomeni di instabilità naturale, quali frane e colate detritico-torrentizie. Queste ultime appaiono legate alle forti precipitazioni piovose che sempre più frequentemente si verificano in alta quota, fenomeni in grado di fluidificare le coltri detritiche e le stesse morene. Preoccupano anche i lembi di ghiaccio morto che rendono instabile la morena laterale destra e rendono pericolosa l’area frontale del ghiacciaio.
 

“Il ghiacciaio della Ventina - commentano Marco Giardino, vicepresidente Fondazione Glaciologica Italiana e docente Università di Torino e Mattia Gussoni del Servizio Glaciologico Lombardo e meteorologo di Ilmeteo.it - ha avuto un arretramento di 400 metri negli ultimi dieci anni, un tasso di regresso così importante che non ha precedenti dal 1895 ad oggi. Ciò conferma l’importanza di questo ghiacciaio come indicatore della trasformazione dell’ambiente alpino glacializzato. Il suo monitoraggio offrirà importanti indicazioni per gestire i problemi connessi alla deglaciazione. Questo regresso accelerato rende impossibile l’applicazione dei metodi tradizionali per la misura dei ghiacciai, e quindi richiede nuove metodologie tecnologiche come la fotogrammetria da drone, aereo, satellite”.

 

Clean up in quota


La tappa di Carovana dei ghiacciai sulla Ventina è stata anche l’occasione per trattare il tema dei rifiuti abbandonati in quota, con un’attività di Clean Up insieme a Puliamo il Mondo (campagna di volontariato ambientale di Legambiente) lungo il sentiero che porta al ghiacciaio e dove sono stati raccolti diversi rifiuti: plastica, tappi, mozziconi di sigaretta, ma soprattutto tanti fazzoletti di carta e persino un catetere, un tubetto di crema solare e dei calzini.

 

Dall’attività di Clean Up è emerso che la distribuzione dei rifiuti, raccolti dal team di Carovana dei ghiacciai, è legata ai luoghi di stanziamento ma anche all’effetto “punto panoramico” e “toilette all’aria aperta”. All’iniziativa hanno partecipato diversi volontari, il regionale Legambiente Lombardia e la Fondazione Glaciologica Italiana, rappresentata dal vicepresidente Marco Giardino.

 

La Carovana dei ghiacciai 2025 prosegue

Dopo la tappa in Lombardia, Carovana dei ghiacciai 2025 sta proseguendo il suo viaggio lungo l’arco alpino: le tappe previste sono in Alto Adige sul ghiacciaio Ortles – Cevedale (dal 23 al 26 agosto), in Germania sul ghiaccio Zugspitze (dal 26 al 29 agosto), e infine in Piemonte sui ghiacciai della Bessanese e della Ciamarella (dal 30 agosto al 2 settembre). 

 

Obiettivo della campagna è il monitoraggio dello stato di salute dei ghiacciai alpini, in Italia e anche oltre confine, portando in primo piano diversi temi: dagli effetti della crisi climatica in quota e a valle, agli eventi meteo estremi che stanno ridisegnando il profilo della montagna, dall’overtourism alla tutela della biodiversità, dalle politiche di adattamento ai cambiamenti climatici alle buone pratiche di sviluppo sostenibile. 

 

Legambiente con Carovana dei ghiacciai 2025 invita tutti a firmare la petizione on line “Una firma per i ghiacciai” per chiedere al Governo azioni concrete partendo dall’attuazione di 7 interventi indicati nel Manifesto per una governance dei Ghiacciai.

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