In Europa i lupi sono circa 21.500 (+58% rispetto al 2012). L'aumento giustifica la proposta di "declassare" lo status di protezione?

Domani la Commissione europea voterà la proposta di declassare lo status di protezione del lupo da "strettamente protetto" a "protetto". C'è chi si dice soddisfatto e chi considera questa modifica "una fregatura". Vediamo insieme in cosa consiste questa riforma, attraverso le voci dei politici e degli studiosi

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
“Giovedì 8 maggio voteremo la proposta della Commissione europea sul declassamento dello status di tutela del lupo”.
Dopo il voto a favore del Parlamento europeo per accelerare il progetto di modifica, secondo l’europarlamentare Forza Italia-Ppe Flavio Tosi “è quasi certo che entro l'estate sarà concluso l'iter per modificare la Direttiva Habitat, concedendo a Stati e Regioni più poteri per l'efficace contenimento del lupo”.
Dallo schieramento opposto, Cristina Guarda, dei Verdi, sostiene che il declassamento sia “una fregatura”, poché “disperde risorse essenziali e scarica il peso delle conseguenze su chi già oggi fatica a convivere con le sfide della presenza del lupo, a causa di scelte politiche miopi e strumentalizzate”. L’eurodeputata fa riferimento in particolare ai fondi LIFE, volti alla promozione della biodiversità e della convivenza tra lupo e attività umane.
La discussione sullo status del lupo è un tema che coinvolge e invita alla riflessione addetti ai lavori e non, dando luogo, come spesso capita in questi casi, a una polarizzazione del discorso fortemente divisiva. L’incalzare della procedura può essere allora l’occasione per approfondire il discorso con più attenzione; provando, per quanto possibile, a ragionare in termini scientifici piuttosto che ideologici.
La riforma sarebbe rivolta al regime di conservazione della fauna selvatica nell’Unione Europea, sancito dalla Convenzione di Berna, firmata il 19 settembre 1979 e ratificata in Italia nel 1981, ed eseguita dalla Direttiva Habitat dell’UE, del 1992. La proposta è quella di “declassare” lo status di protezione del lupo da “strettamente protetto” a “protetto”.
A voler essere fedeli alla carta, tale modifica andrebbe a sottrarre alla specie soltanto il diritto alla creazione di apposite Aree Speciali di Conservazione (SAC), conservando però ugualmente la protezione contro cattura, uccisione e disturbo. Questo però, come faceva notare in un’intervista rilasciata a Adnkronos lo zoologo Luigi Boitani, “non è esatto, il Consiglio ha approvato che si chieda alla Convenzione di Berna di abbassare il grado di protezione”.
Se la riforma venisse applicata nella Direttiva Habitat, garantirebbe una maggiore flessibilità nella gestione del lupo tra gli stati membri. Di fatto, seppur raccontato con accenti diversi, renderebbe più agevole la deroga dalla tutela rigorosa dell’animale, facilitandone dunque l’abbattimento.
Contro la tendenza globale che registra una progressiva riduzione della biodiversità e dei grandi carnivori, in Europa questi ultimi hanno visto una crescita esponenziale nell’ultimo decennio. Secondo uno studio coordinato dallo stesso professor Boitani e diretto da Cecilia di Bernardi, della Swedish University of Agricoltural Sciences, la popolazione della specie canis lupus è aumentata del 58% rispetto al 2012, fino ad arrivare ai 21.500 esemplari registrati nel 2022. È proprio sulla base di questi dati, insieme a quelli sui danni economici che conseguono alla proliferazione, che è stata avanzata la proposta di revisione in Commissione europea. Secondo la stessa ricerca, infatti, ogni anno i lupi uccidono circa 56.000 animali da allevamento nel territorio dell’UE, causando una spesa 17 milioni di euro di risarcimento danni.
Oltre che economica, quella del lupo è anche una questione culturale che si configura in modo diverso tra le aree che hanno avuto un contatto prolungato e stabile con la specie, sviluppando sistemi di convivenza e di adattamento, e quelle in cui la presenza del lupo è una novità, spesso dovuta proprio alla ricolonizzazione. Questa pluralità di esperienze, che in Italia separa storicamente la dorsale appenninica da quella alpina, si moltiplica se osservata sul piano europeo. Nell’Unione vi sono paesi in cui il numero di esemplari supera le mille unità, come Italia, Bulgaria, Grecia, Germania, Polonia, Spagna e Romania; così come paesi in cui il numero di lupi non arriva a cento, come Austria, Belgio, Danimarca, Ungheria, Norvegia e Olanda.
Questa situazione determina un dibattito estremamente acceso, sia a livello politico che di opinione pubblica. Attualmente, l’Unione Europea sembrerebbe tendere verso l’approvazione della proposta, che però, anche qualora domani venisse approvata in Commissione, dovrebbe passare poi l’esame in Parlamento.













