"La Sardegna è tra le regioni più boscate d'Italia, ma non ha una legge sul contrasto agli incendi boschivi": ma una proposta c’è

Inizia l'estate e il tema incendi torna ad essere drammaticamente d'attualità. Dalla Sardegna è partito un interessante dibattito sulla necessità di una legge regionale specifica, che affronti in modo innovativo questo argomento. Gli incendi attuali, infatti, sono oggi differenti da quelli del passato. Il combinato disposto di crisi climatica e abbandono delle aree rurali dovrebbe spingerci sempre più a investire sulla prevenzione

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
“La Sardegna è tra le regioni più boscate d'Italia, eppure non ha una legge regionale per il contrasto degli incendi boschivi”. “La Sardegna, come ogni anno, riprende a bruciare con preoccupante anticipo, qua e là, a caso, in una specie di roulette russa dove ogni sera, e per i prossimi mesi, sapremo a chi è toccato e chi è stato risparmiato. Come fosse una condanna atavica, come fosse destino. E ad ogni incendio la sua contabilità: quanti ettari, quanti aziende, quanti animali, quanti canadair, quanti uomini a terra. A volte quanti morti”.
Questi sono alcuni brevi passaggi di un recente post di Lucia Chessa, candidata Presidente outsider alle scorse elezioni regionali nella lista Sardigna R-esiste e Segretaria regionale dei Rossomori de Sardigna, un movimento politico locale che un anno fa ha elaborato una proposta di legge proprio su questo tema.
La Sardegna non è solo una delle regioni più boscate, ma anche uno tra i territori più storicamente colpiti dagli incendi boschivi. Ma oggi gli incendi sono diversi, più intensi e violenti a causa del combinato disposto di crisi climatica e abbandono dei territori rurali. Per questo, secondo molti, sarebbero urgenti azioni politiche e normative al passo con i tempi.
Per approfondire l’esigenza di una norma sul tema degli incendi boschivi sull’Isola e per scoprire, in concreto, la proposta in essere, abbiamo contattato Giuseppe Mariano Delogu, che già la scorsa estate aveva dialogato con L’AltraMontagna sul tema della prevenzione. Delogu, oltre ad essere uno degli estensori della proposta e candidato consigliere al fianco di Chessa alle scorse elezioni regionali, è uno dei più grandi esperti di incendi boschivi in Italia, argomento che ha imparato a conoscere da molto vicino. Già Comandante del Corpo Forestale e di Vigilanza Ambientale della sua regione e autore di libri e articoli dedicati al tema, oggi fa parte del Gruppo incendi della Società Italiana di Selvicoltura ed Ecologia Forestale - SISEF.
È normale che in una regione tra le più colpite dagli incendi boschivi non ci sia una legge specifica su questo tema? Cosa comporta questa assenza normativa?
La storia normativa della Sardegna in materia di incendi trova primo inquadramento nella Legge 47/75 dello Stato, con cui si organizzò un sistema regionale adeguato al tempo, con anche la realizzazione di attività forestali e infrastrutture idonee ad affrontare gli incendi dell'epoca.
Con il passaggio nel 2000 alla Legge 353 non si ritenne di adeguarla alla specificità regionale (lo Statuto speciale di autonomia) e si optò per un’applicazione del dispositivo soprattutto potenziando il piano regionale e le prescrizioni antincendio.
L’unica legge regionale sul tema (Legge 8/2016 detta "Legge forestale") tratta l’antincendio come un argomento separato, semplicemente rimandando al piano e ad alcune sanzioni oggi superate da un’altra Legge, la 155/21. Soprattutto, non si è colta l'opportunità di associare un’organica pianificazione forestale con la pianificazione strutturale della prevenzione, riprendendo le filosofie della vecchia Legge 47/75.
La proposta di legge di cui si sta discutendo in questi giorni sui social è stata presentata da oltre un anno. Quali sono i suoi temi cardine?
I temi cardine sono quelli di integrare la pianificazione forestale di distretto e specifica con quella della prevenzione strutturale. Vale a dire, come ad esempio viene fatto in Regione Toscana, di prevedere dei piani di gestione dei combustibili a scala di paesaggio, in specifici bacini idrogeologici, e realizzare opere concrete, con un piano di lavori pluriennale che dia anche occupazione.
La nostra proposta prevede di responsabilizzare gli enti locali nelle decisioni in modo che essi indichino, previo adeguato studio, i siti e punti critici. Inoltre, si punta a dare un ruolo attivo all'economia rurale, sul modello dei “Ramats de foc” e “Vi fumat” catalani, aziende agropastorali a cui viene riconosciuta una specie di “DOP della prevenzione”.
Un altro pilastro della norma proposta vede l'adozione di protocolli e linguaggi comuni per migliorare le relazioni operative tra istituzioni diverse (in Sardegna sono 5 quelle che si incontrano sul campo, spesso con linguaggi e procedure diverse). Non ultimo, il rinnovo del personale del Corpo Forestale e dell’Agenzia Forestas, le due principali strutture di lotta oggi invecchiate e ridotte nei numeri.
Secondo lei, perché c'è così tanta reticenza nell'affrontare questo tema dal punto di vista politico?
La politica in generale vede entro l'orizzonte delle prossime elezioni, non è in grado di traguardare una visione strategica a più lungo termine; e questo, con i cambiamenti in atto - non solo il cambiamento climatico, ma anche quelli legati abbandono del territorio, all’invecchiamento/spopolamento delle aree interne, alle attività rurali in crisi a fronte dell'espansione del mito turistico - rende difficile anche solo affrontare solo l'argomento. Si preferisce agire per piccoli passi, specialmente nelle emergenze, contando i numeri dei mezzi aerei e degli uomini a terra.
È una vecchia storia, ma non bisogna demordere. Contiamo nelle prossime settimane e mesi di coinvolgere la politica istituzionale con diverse iniziative.













